Nel riascoltare dopo molti anni questo pezzo una cosa mi ha riempito di meraviglia: l’accompagnamento di Nat «King» Cole al tema e poi all’assolo di Lester Young: mi riferisco tanto alla disinvoltura delle scelte armoniche (siamo nel 1942) quanto alla sottigliezza e alla varietà dell’interazione con il solista.
I Can’t Get Started(Gershwin-Duke) da «The Complete Aladdin Recordings of Lester Young», Blue Note CDP 7243 32787 2 5. Lester Young, sax tenore; Nat «King» Cole, piano; Red Callender, contrabbasso. Registrato il 15 luglio 1942.
Lester Young suona nel 1947 il consunto standard, uno passato di moda, fra l’altro; se ne rimugina la melodia nella mente e a noi la fa sì e no intravedere, dopo avervi accennato con gesto vago nelle prime due battute.
La sonorità del sax tenore di Lester è, da sola, una delle invenzioni più sorprendenti e caratteristiche del jazz ed è anche, secondo me, la più importante innovazione estetica che il jazz abbia conosciuto, quella con le conseguenze più feconde. Quel suono che Hugues Panassié assomigliò a un clacson d’automobile si manifestò già con Basie in assoli lontanissimi dall’accanimento feroce nello sviscerare ogni accordo, accanimento tipico di Hawkins e dei suoi seguaci (cioè, alla metà degli anni Trenta e per dieci anni ancora, di tutti i sax tenori), e comunica un senso di libertà e distacco che si ritrova, certo, nei tenori lesteriani del dopoguerra, del bop e del cool, ma anche più schiettamente in Wayne Shorter: riflettevo così su Jazz nel pomeriggio dieci anni fa nell’ascoltare uno dei primi assoli registrati di Shorter, in un disco di Wynton Kelly del 1959: «La sonorità è corpulenta e nebbiosa e la condotta melodica (che insiste su un frammento di scala a toni interi) e ritmica è curiosamente indipendente dalle armonie di base. È immaginabile o inevitabile che Shorter avesse ascoltato quanto Ornette andava facendo in quel torno di tempo, ma è certo, e quest’assolo lo dimostra, che avesse assorbito e fatto sua la lezione di Lester Young».
On The Sunny Side Of The Street (Fields-McHugh), da «The Complete Aladdin Recordings Of Lester Young», Blue Note. Lester Young, sax tenore; Argonne Thornton (Sadik Hakim), piano; Fred Lacey, chitarra; Rodney Richardson, contrabbasso; Lyndell Marshall, batteria. Registrato il 18 febbraio 1947.
Crazy Over J-Z(Young), da «Pres. The Complete Savoy Recordings», Savoy. Jesse Drakes, tromba; Jerry Eliot, trombone; Lester Young, sax tenore; Junior Mance, piano; Leroy Jackson, contrabbasso; Roy Haynes, batteria. Registrato il 28 giugno 1949.
La cosa interessante da notare qui non è tanto la diversità delle due take e l’ovvia superiorità della prima, che infatti fu quella originariamente pubblicata, quanto la diversità della «chimica» fra i componenti del quintetto e soprattutto fra Lester Young e Count Basie.
Nella prima take il pianista, più che laconico, suona attonito, come chi assista a un miracolo, cosa che in effetti l’assolo di Lester è quasi.
(I Don't Stand) A Ghost Of A Chance TAKE 1(Young-Washington-Crosby), da «Pres: The Complete Savoy Sessions», Savoy SJL 2202. Lester Young, sax tenore; Count Basie, piano; Freddie Green, chitarra; Rodney Richardson, contrabbasso; Shadow Wilson, batteria. Registrato il primo maggio 1944.
The Man I Love (G. & I. Gershwin), da «The Lester Young Story Vol. 4», Columbia 34843. Billie Holiday con Buck Clayton, Harry Edison, tromba; Earle Warren, Jack Washington, sax alto; Lester Young, sax tenore; Joe Sullivan, piano; Freddy Greene, chitarra; Walter Page, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato il 13 dicembre 1939.
Prima di tutto, non c’è due senza tre e una cosa di cui «Jazz nel pomeriggio» ha osservanza sono i luoghi comuni, le ovvietà tramandate, i proverbi.
In secondo luogo, di Lester Young non solo non se ne sentirà mai abbastanza, ma su «Jazz nel pomeriggio», in quasi sei anni, se n’è sentito dolorosamente poco. In conclusione, se ti sarà ragione di querela l’aver trovato su «Jazz nel pomeriggio» Lester Young tre giorni di seguito, è indizio che: I - «Jazz nel pomeriggio» non fa per te, II - tu non mi hai mai capito, non mi vuoi bene, e III - forse non me ne hai mai davvero voluto.
(Mi è stato domandato di ricordare Paul Bley; l’ho fatto oggi, con questo post).
I Didn’t Know What Time It Was (Rodgers-Hart), da «Le dernier message de Lester Young», Gitanes Jazz Productions 589 557-2. Lester Young, sax tenore; René Urtreger, piano; Jimmy Gourley, chitarra; Jamil Nasser, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria.
Non so se ho reso un buon servizio a Dicky Wells presentandolo nel suo autunno, qualche giorno fa. Agganciandomi allora anche alla presenza in questa seduta di Lester Young, collega basiano di Wells sentito appena ieri, e contravvenendo all’elementare critierio della varietà che regge il blog, riecco qui Wells. Il suo assolo in questa versione modificata di I Got Rhythm è molto espressivo delle qualità, in particolare del suo famoso umorismo, che lo resero celebre.
Tuttavia qui non senti solo un uso accorto delle potenzialità «comiche» del trombone: Wells sembra volerne testare i limiti tecnici ed espressivi, percorrendone l’estensione e la la varietà timbrica. Dal secondo 1:50 l’assolo assume una forma antifonale in cui Wells, forzando verso l’acuto, sembra duettare con se stesso.
I Got Rhythm (Gershwin-Gershwin), da «Kansas City Swing», Definitive DRCD11118. Bill Coleman, tromba; Dicky Wells, trombone; Lester Young, sax tenore. Ellis Larkins, piano; Freddie Green, chitarra; Al Hall, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato il 21 dicembre 1943.
La Befana ti porta Lester Young sullo scorcio finale del 1946, in un contesto prettamente bebop.
Lui suona come più o meno aveva sempre fatto e appare a suo agio. I suoi compagni sono qui piuttosto oscuri, il meno tale essendo Argonne Thornton aka Sadik Hakim, che in quel torno di tempo registrò con nomi anche illustri, compose (così si dice) Eronel poi attribuita a Monk per infine più o meno scomparire in Canada e ricomparire poco prima della morte, avvenuta nel 1983.
Sunday (Miller-Kruger-Conn-Styne), da «The Complete Aladdin Recordings», Blue Note CDP 7243 8 32787 2 5. Shorty McConnell, tromba; Lester Young, sax tenore; Argonne Thornton (Sadik Hakim), piano; Fred Lacy, chitarra; Rodney Richardson, contrabbasso; Lyndell Marshall, batteria. Registrato nell’ottobre 1946.
Lester Young comincia il suo assolo in maniera circospetta, poi si distende, anche se non del tutto. Riesce comunque a swingare potentemente, in quella maniera sua autunnale e quasi esausta, essenzialissima, degli ultimi anni.
Sunday (Coots-Grey), da «Going for Myself», [Verve] Poll Winners Records 27294. Harry «Sweets» Edison, tromba; Lester Young, sax tenore; Lou Stein, piano; Herb Ellis, chitarra; Ray Brown, contrabbasso; Mickey Sheen, batteria. Registrato il 7 febbraio 1958.
L’abbandono languido e quasi rassegnato degli ultimi anni di Lester Young, anni prodighi comunque di cose belle quando l’uomo era in forma, ed è questo il caso, si accompagnava benissimo alla maniera sempre impeccabile, meticolosa, anche un po’ prim di Teddy Wilson.
Our Love Is Here To Stay (Gershwin-Gershwin), da «Pres And Teddy», Verve. Lester Young, sax tenore; Teddy Wilson, piano; Gene Ramey, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato il 13 gennaio 1956.
Da un breve set trovato a galleggiare da qualche parte sul Web, Lester Young al Birdland nel 1953, occasionalmente con Horace Silver. I Can’t è preso a tempo quasi brusco, suppongo per influsso di Silver, a cui le ballad piacevano prosciugate così.
I Can’t Get Started (I. Gershwin-Vernon Duke). Jesse Drakes, tromba; Lester Young, sax tenore; Horace Silver, piano; Gene Ramey, contrabbasso; Connie Kay, batteria. Registrato il 4 luglio 1953.
Quanto deve il jazz a Lester Young, in quasi ogni suo aspetto? E non dico solo musicalmente - lì il debito è immenso ed evidente – , ma nel suo outlook generale, nelle sue espressioni di gergo (fu lui il primo a usare l’aggettivo e il concetto di cool)? È in fondo proprio con Lester, passata da poco la metà degli anni Trenta e proprio in seno alla Swing Era, che nasce il jazz moderno. In sua compagnia, anche gli altri erano indotti quasi loro malgrado a suonare «moderno».
Afternoon Of A Basie-ite (Young), da «Kansas City Swing», Definitive CRCD11118. Lester Young, sax tenore; Johnny Guarnieri, piano; Slam Stewart, contrabbasso; Sidney Catlett, batteria. Registrato il 28 dicembre 1943.
«Ci sono momenti in quest’album – scriveva Jack Fuller nelle note di copertina originali di «Going for Myself» – in cui Lester è l'impeccabile Presidente il cui genio creativo ha illuminato la strada a tutta una generazione di saxofonisti. Ci sono altri momenti in cui non non lo è». Non c’era molto altro da dire e non si sarebbe potuto dirlo diversamente.
In Our Love Is Here To Stay Lester comincia esitando: sulle prime note, il poco fiato non basta nemmeno a impegnare l’ancia e quel soffio è un suono che stringe il cuore. Poi un poco si rinfranca.
Alla fine ci resta il senso di aver ascoltato, in un modo o in un altro, qualcosa di inconfondibilmente lesteriano.
Our Love Is Here To Stay (G. & I. Gershwin), da «Going for Myself», [Verve] Poll Winners Records 27294. Harry «Sweets» Edison, tromba; Lester Young, sax tenore; Oscar Peterson, piano; Herb Ellis, chitarra; Ray Brown, contrabbasso; Louie Bellson, batteria. Registrato il 31 luglio 1957.
Gli ultimi anni di Lester Young furono poco lieti, anche musicalmente. In una scrittura all’Olivia’s Patio Lounge di Washington, nel 1956, Lester fu tuttavia fortunato, perché ebbe una buona sezione ritmica di giovani che lo veneravano e che seppero fornirgli un accompagnamento competente e discreto in un repertorio di suoi classicissimi. Anche l’ambiente dovette riuscire di suo genio.
Il pianista Bill Potts, noto poi soprattutto come arrangiatore per varie orchestre e come insegnante, registrò quelle serate che la Pablo diede alla luce in alcuni dischi molti anni dopo la morte di Lester, avvenuta nel 1959.
Just You, Just Me (Greer-Klages), da «Lester Young in Washington D.C., 1956, Vol. Three», Pablo/OJC 00025218690126. Lester Young, sax tenore; Bill Potts, piano; Norman Williams, contrabbasso; Jim Lucht, batteria. Registrato nel dicembre 1956.
Questo sestetto del 1938, estratto dall’orchestra di Count Basie, trova Lester Young al clarinetto. Era uno strumento di metallo che gli aveva regalato Benny Goodman, in un impeto di generosità per lui insolito. Lester lo suona così da far molto rimpiangere che non vi si sia dedicato più assiduamente. Il sestetto ha un organico strano: niente piano, ma due chitarre, una elettrica (Eddie Durham, il vero pioniere dello strumento, di mestiere trombonista e arrangiatore con Basie) e una acustica, quella di Freddie Green.
I Want A Little Girl (Moll-Mencher), da «Kansas City Swing - The Complete Commodore/Signature/Keynote Sessions», Definitive Records DRCD11118. Buck Clayton, tromba; Lester Young, clarinetto; Eddie Durham, chitarra elettrica; Freddie Green, chitarra ritmica; Walter Page, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato il 27 settembre 1938.
Sometimes I’m Happy, di cinque anni dopo, con un quartetto all star, contiene uno degli assoli più belli di Prez, stavolta al sax tenore, e il consueto assolo di Stewart in cui suona con l’arco e doppia le frasi all’ottava superiore con la voce. Nota la frase con la quale Lester rientra, dopo l'assolo di piano (al minuto 02:47): si tratta precisamente delle prime tre battute di Jeru, notissima composizione di Gerry Mulligan di diversi anni dopo.
Sometimes I’m Happy (Youmans-Caesar), ib. Lester Young, sax tenore; Johnny Guarnieri, piano; Slam Stewart, contrabbasso; Sidney Catlett, batteria. Registrato il 28 dicembre 1943.
(It Takes) Two to Tango (Hoffman-Manning), da «The President with the Oscar Peterson Trio», Lone Hill Jazz 10326. Lester Young, sax tenore; Oscar Peterson, piano; Barney Kessel, chitarra; Ray Brown, contrabbasso; J. C. Heard, batteria. Registrato il 4 agosto 1952.
Dopo aver pubblicato Picassodi Coleman Hawkins, ho cercato una versione di Prisoner of Love, la canzone su cui l’improvvisazione di Hawkins è basata, e ho trovato questa di Lester Young con Teddy Wilson. La nonchalance di Lester, in questi suoi ultimi anni con un che di straziante e desolato, si unisce benissimo all’eleganza precisa, meticolosa, di Wilson.
Prisoner of Love (Columbo), da «Verve Jazz Masters 30». Lester Young, sax tenore; Teddy Wilson, piano; Gene Ramey, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato nel 1956.
Questa mattina mi è andato di ascoltare questo superclassico di Count Basie, con Lester Young, Dickie Wells, brevi interventi di Buddy Tate e naturalmente il piano del leader.
Taxi War Dance (Basie-Young), da «Count Basie Vol. 2 - Kansas City and Beyond 1936-1958», Bellaphon 625-50-010. Buck Clayton, Ed Lewis, Harry «Sweets» Edison, Shad Collins, tromba: Dickie Wells, Benny Morton, Dan Minor, trombone: Earl Warren, sax alto; Buddy Tate, Lester Young, sax tenore; Jack Washington, sax baritono; Count Basie, piano; Freddie Green, chitarra; Walter Page, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato il 19 marzo 1939.
Testimonianza di un raro incontro di Lester Young con Nat King Cole, che prima di diventare una grande pop star come cantante fu uno splendido e influente pianista, di stile molto moderno. Qui i due suonano senza batteria, accompagnati dal solo contrabbasso di Red Callender.
Tea for Two (Youmans-Caesar), da «The Complete Aladdin Recordings of Lester Young», Blue Note CDP 7243 32787 2 5. Lester Young, sax tenore; Nat King Cole, piano; Red Callender, contrabbasso. Registrato il 15 luglio 1942.