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martedì 15 novembre 2016

Dancing In The Dark – Stallion (The Jazz Modes) RELOADED

Reload dal 5 novembre 2012. 

 Scrisse Bill Simon nelle note di copertina originali di questo disco (1956): «Grazie alla sua padronanza del corno, Julius Watkins può ben sostenere di aver aggiunto una voce nuova al jazz moderno».

 Non andò proprio così. Il corno avrebbe bensì trovato posto come strumento di sezione nelle compagini più estese. Gil Evans aveva cominciato ad adoperarlo già negli anni Quaranta per l’orchestra di Claude Thornhill, e non avrebbe mai smesso d’impiegarlo in seguito; lo si ritrova spesso nelle partiture di Quincy Jones e altri arrangiatori dagli anni Cinquanta in poi. È un colore essenziale, fra l’altro, dell’orchestra arrangiata da Eric Dolphy per «Africa/Brass» di Coltrane.

 Ma il corno era troppo ingrato per affermarsi veramente come strumento solista, anche nelle mani talentuose di un Julius Watkins (senz’altro il cornista numero uno nel jazz) o, oggi, di un Tom Varner: il suono, alonato e distante e per ciò tanto amato dai compositori del Romanticismo, manca del punch richiesto dalla maggior parte del jazz moderno, l’intonazione è per meccanica dello strumento difettiva e le agilità, per queste due ragioni, restano problematiche.

 Ciò non toglie che Watkins (1921-1977) fosse un fior di musicista, impiegato in un paio di occasioni discografiche da Monk e una volta anche da Hampton Hawes. Il principale progetto musicale a suo nome è il quintetto dei Jazz Modes, co-diretto per pochi anni e con scarsa fortuna con Charlie Rouse. La mezza dozzina di dischi che il complesso ha lasciato è interessante anche se non memorabile (di memorabili ci sono tutti gli assoli di Watkins e molti di Rouse); si tratta di musica elegante, quando non cede al lezioso, ed eseguita benissimo, ma che a tratti richiama il jazz californiano di pochi anni prima senza averne il relax. È comunque bello il brio di una Dancing in the Dark più veloce del consueto e in cui il timbro diffuso e indistinto del corno è messo a ottimo profitto contro quello astringente del tenore di Rouse.

 Fra i meriti di questi dischi c’è anche quello di proporre Gildo Mahones, uno degli ultimi pianisti di Lester Young, qui sopra già sentito con Bennie Green e con Charlie Rouse, che contribuisce anche con alcune elaborate composizioni.

 Dancing in the Dark (Schwartz-Dietz), da «The Complete Jazz Modes Sessions», Solar Records 456991. Julius Watkins, corno; Charlie Rouse, sax tenore; Gildo Mahones, piano; Paul West, contrabbasso; Art Taylor, batteria. Registrato nel giugno 1956.

 Stallion (Mahones), ib. Watkins, Rouse, Mahones; Paul Chambers, contrabbasso; Ron Jefferson, batteria. Registrato il 12 giugno 1956.

venerdì 24 ottobre 2014

Knittin’ – Glad That I Found You (The Jazz Modes)

 Il bello della musica, o forse il bello di noi quando l’ascoltiamo, è che ritornandovi in momenti diversi si sentono cose diverse; delle volte sentiamo di più, delle altre di meno.

 Nell’ultimo paio d’anni ho pubblicato qui quattro pezzi del complesso dei Jazz Modes, diretto fra la metà e la fine degli anni Cinquanta da Julius Watkins e da Charlie Rouse, ma rileggendo quanto ne scrissi nell’occasione e riascoltandone oggi i dischi, mi pare di essere stato stitico nel giudizio. Il jazz dei JM è meno futile di quanto quelle mie parole non parrebbero voler intendere; soprattutto, è più serio di quanto non mi fosse sembrato allora l’impegno compositivo di Watkins, che usava con efficacia lo stratagemma di sovrapporre livelli melodici a tempi diversi.

 I Jazz Modes erano un organico a formazione variabile, ora quintetto, ora sestetto, i cui componenti fissi erano Watkins, Rouse e il prezioso pianista Gildo Mahones. Il percussionista Chino Pozo era (forse) il cugino di Chano.

 Knittin’ (Rouse), da «The Complete Jazz Modes Sessions», Solar Records 456991. Julius Watkins, corno; Charlie Rouse, sax tenore; Gildo Mahones, piano; Martin Rivera, contrabbasso; Ron Jefferson, batteria; Chino Pozo, congas, bongos. Registrato il 28 ottobre 1959.



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 Glad That I Found You (Watkins), ib. C.s. più Eileen Gilbert, soprano.



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venerdì 8 febbraio 2013

Hoo Tai - Mood In Scarlet (The Jazz Modes)

 Ancora quel singolare gruppo degli anni Cinquanta, i Jazz Modes, che furono la vetrina migliore di un musicista di talento altrimenti semidimenticato come il cornista – e qui, soprattutto, compositore – Julius Watkins.

 Di Watkins sono infatti questi suggestivi due pezzi che impiegano come uno strumento la voce del soprano Eileen Gilbert. Nello scriverli, Watkins aveva certo in mente quanto Duke Ellington aveva fatto con Kay Davis, più famosamente in On A Turquoise Cloud. Hoo Tai ha anche un lieve sospetto di Kitsch, una coloritura exotica, ma entro limiti molto musicali; e un assolo effervescente di Gildo Mahones.

 Hoo Tai (Watkins), da «The Complete Jazz Modes Sessions», Solar Records 456991. Eileen Gilbert, soprano; Julius Watkins, corno; Charlie Rouse, sax tenore; Gildo Mahones, piano; Martin Rivera, contrabbasso; Ron Jefferson, batteria. Registrato il 4 dicembre 1956.



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Mood In Scarlet (Watkins), id.



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