Django Bates, che dovrebbe suonare di più il pianoforte perché lo fa benissimo, suona Giant Steps su un basso obbligato rendendola una specie di ciaccona. Segue un monologo che raggiunge momenti di grande intensità e anche densità senza mai superare la dinamica del mezzoforte.
Giant Steps (Coltrane) da «Autumn Fires (And Green Shots)», Winter & Winter, 919 069 2. Django Bates, piano. Registrato il 15 febbraio 1994.
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Calm Farm (For Paddy) (Bates), id.
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venerdì 30 gennaio 2015
domenica 11 maggio 2014
Freely – Grinding to the Miller Men (Django Bates)
Capriccio domenicale, whimsical nella composizione e nelle sonorità, di un giovane Django Bates. Bates compositore ha la dote, che qualche giorno fa osservavo in Red Allen improvvisatore, di far apparire immediate e spontanee invenzioni complesse e a volte lunatiche. Lui e Steve Argüelles nel secondo pezzo sono raggiunti da Dudu Pukwana, che fu brevemente caporchestra di Bates.
Freely (Bates), da «Human Chain», AH-UM 002. Django Bates, sintetizzatore, piano; Steve Argüelles, batteria, percussioni. Registrato nella primavera del 1986.
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Grinding to the Miller Men (Emmett), ib. Bates, piano, tromba e flicorno tenore; Dudu Pukwana, sax alto; Argüelles.
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Freely (Bates), da «Human Chain», AH-UM 002. Django Bates, sintetizzatore, piano; Steve Argüelles, batteria, percussioni. Registrato nella primavera del 1986.
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Grinding to the Miller Men (Emmett), ib. Bates, piano, tromba e flicorno tenore; Dudu Pukwana, sax alto; Argüelles.
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sabato 11 febbraio 2012
Over the Rainbow (Milt Jackson & John Lewis) (Django Bates) (Keith Jarrett)
Tre versioni di Over the Rainbow: una naufraga nella squisitezza del sentimento, una naufraga in una riscrittura armonica e timbrica inconsulta, una è semplicemente magnifica. Ma non sono in quest’ordine.
Over the Rainbow (Arlen-Harburg), da «Fontessa», WEA 75435. Milt Jackson, vibrafono; John Lewis, piano. Registrato il 22 gennaio 1956.
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Over the Rainbow, da «Quiet Nights», Screwgun screwu 70007. Iain Ballamy, sax tenore; Django Bates, tastiere; Michael Mondesir, basso elettrico; Martin France, batteria; Josefine Crønholm, canto. Registrato nel 1998.
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Over the Rainbow, da «La Scala», ECM 1640. Keith Jarrett, piano. Registrato il 3 febbraio 1995.
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Over the Rainbow (Arlen-Harburg), da «Fontessa», WEA 75435. Milt Jackson, vibrafono; John Lewis, piano. Registrato il 22 gennaio 1956.
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Over the Rainbow, da «Quiet Nights», Screwgun screwu 70007. Iain Ballamy, sax tenore; Django Bates, tastiere; Michael Mondesir, basso elettrico; Martin France, batteria; Josefine Crønholm, canto. Registrato nel 1998.
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Over the Rainbow, da «La Scala», ECM 1640. Keith Jarrett, piano. Registrato il 3 febbraio 1995.
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martedì 21 dicembre 2010
Quiet Nights (Django Bates)
Quiet Nights, cioè Corcovado di Antonio Carlos Jobim, in una laboriosa ricostruzione di Django Bates.
Quiet Nights [Corcovado] (Jobim), da «Quiet Nights», Screwgun screwu 70007. Iain Ballamy, sax tenore; Django Bates, tastiere; Michael Mondesir, basso elettrico; Martin France, batteria; Josefine Crønholm, canto. Registrato nel 1998.
Quiet Nights [Corcovado] (Jobim), da «Quiet Nights», Screwgun screwu 70007. Iain Ballamy, sax tenore; Django Bates, tastiere; Michael Mondesir, basso elettrico; Martin France, batteria; Josefine Crønholm, canto. Registrato nel 1998.
giovedì 14 ottobre 2010
Autumn Leaves (Django Bates)
L’autunno è veramente cominciato a Milano, anche se le foglie sono ancora in buona parte verdi. Qui il classico di Vladimir Kozma è nelle mani del simpatico mentecatto inglese Django Bates, in a Tatumesque mood.
Autumn Leaves (Prevert-Kozma), da «Autumn Fires (And Green Shots)», Winter & Winter 919 069-2. Django Bates, piano. Registrato il 15 febbraio 1994.
Autumn Leaves (Prevert-Kozma), da «Autumn Fires (And Green Shots)», Winter & Winter 919 069-2. Django Bates, piano. Registrato il 15 febbraio 1994.
giovedì 5 agosto 2010
Sweet Williams, Open Letter to Dudu Pukwana (Loose Tubes)
Dischi dei Loose Tubes non si trovano, pare, ma ancora più strano è che di loro si trovi così scarsa traccia sul web, addirittura una sola foto e piccolissima: eppure, dal 1984 al 1989 circa sono stati la formazione più nota del jazz britannico, la più premiata, oggetto di molte attenzioni e perfino nel fuoco di una polemica di soggetto «razziale» con l’altra formazione inglese, ma tutta nera, dei Jazz Warriors. Della loro buona reputazione presso i musicisti come presso il pubblico faccia fede il fatto che questo disco «Open Letter», credo il loro ultimo, venisse prodotto da Teo Macero of Miles Davis fame.
Orchestra cooperativa, priva di un leader e direttore (anche in pedana il suo schierameno era insolito, a «V»), i Loose Tubes originavano da un’iniziativa di Graham Collier e furono la prima palestra di Django Bates come compositore e arrangiatore; dai suoi ampi ranghi sono venuti personaggi importanti del jazz inglese come Steve Berry, che divideva con Bates i compiti di scrittura, i fratelli Julian e Steve Argüelles, Iain Bellamy, Chris Batchelor, Tim Whitehead. Non erano innovativi: le composizioni non presentavano ambizioni di novità, spesso articolate sulla giustapposizione di episodi eterogenei in contrasto, ma le tante voci dell’organico erano usate con fantasia e spregiudicatezza stilistica ed era sempre evidente le lezione dei jazzisti sudafricani, con cui alcuni dei Loose Tubes, primo Bates stesso, avevano lavorato: è significativa la dedica del secondo pezzo che ti presento a Dudu Pukwana.
Sweet Williams (Django Bates), da «Open Letter», Editions EG EEGCD 55. Dave DeFries, Chris Batchelor, Lance Kelly, John Eacott, tromba, flicorno, percussioni; Richard Pywell, John Harborne, Steve Day, Ashley Slater, Dave Powell, trombone tenore, trombone alto, trombone basso, flugelbone, euphonium, tuba; Eddie Parker, flauti, Dai Pritchard, Iain Ballamy, Steve Buckley, Mark Lockheart, Tim Whitehead, Julian Argüelles, ance; Django Bates, piano, tastiere, corno tenore; John Parricelli, chitarra; Steve Berry, contrabbasso; Steve Argüelles, batteria, percussioni; Thebe Lipere, percussioni. Registrato nel 1988.
Open Letter to Dudu Pukwana (Dave DeFries), ib.
venerdì 4 giugno 2010
Solitude (Django Bates)
Il maverick inglese Django Bates, insolitamente nelle vesti di solista di pianoforte, interpreta una versione per la verità alquanto funerea ma suggestiva della celeberrima canzone di Duke Ellington.
Solitude (Ellington-Mills), da «Autumn Fires (And Green Shots)», Winter & Winter, 919 069 2. Django Bates, piano. Registrato il 15 febbraio 1994.
giovedì 27 maggio 2010
My Girl (Django Bates)
Oggi, cari lettori, vi voglio allegri e ballanti ma solo per poco più di due minuti; Django Bates alle tastiere e Steve Argüelles alle percussioni eseguono My Girl, hit dei Temptations del 1965, quasi as it is. Dal disco del 1985 «Human Chain» (AH-UM 002).
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