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lunedì 25 ottobre 2021

Bass Mood – Turmoil (Pete Rugolo & Art Pepper)

 Questa seduta del 1947 mi risulta la prima registrazione di Art Pepper fuori dalla big band di Kenton, nella quale era entrato nemmeno diciottenne nel 1943. 

 Siamo sempre in quell’alveo, perché compongono il settetto tutti musicisti di quell’orchestra; al pianoforte siede Pete Rugolo, il compositore e arrangiatore di molte delle cose migliori di Kenton negli anni Quaranta (fra le altre, Eager Beaver, Concerto to End Alll Concertos, Artistry in Rhythm, Opus in Pastels), che qui mostra l’abilità di far suonare il settetto come una formazione più ampia, con un’insolita profondità di piani sonori. Nei quattro pezzi registrati ha sempre un rilievo particolare il contrabbasso del leader nominale Eddie Safranski.

 Bass Mood, come sentirai subito, è Sophisticated Lady travisata e si svolge sopra una sorta di assolo continuo di Safranski.

 Nell’assolo di Turmoil, composizione in tipica vena rugoliana, Pepper suona come una piacevole convergenza di Benny Carter e Charlie Parker; la somiglianza con Lee Konitz, all’epoca più novizio di Pepper, la direi casuale.

 Bass Mood (Safranski-Rugolo), da «Complete 1947 Small Groups Recordings», Definitive DRCD11217. Ray Wetzel, tromba; Eddie Bert, trombone; Art Pepper, sax alto; Bob Cooper, sax tenore; Pete Rugolo, piano e arrangiamenti; Eddie Safranski, contrabbasso; Shelly Manne, batteria. Registrato il 20 dicembre 1947.

 Turmoil (Rugolo), id.

giovedì 15 aprile 2021

Gone With The Wind (Dolo Coker)

  «California Hard» è inteso qui come un ossimoro, perché lo stile hard (bop) è associato di norma alla costa Est e il jazz «californiano» è tutt’altra cosa. Qui di californiani troviamo Pepper, Vinnegar e Butler e se l’atmosfera non è quella un po’ sfibrata di tanto jazz West Coast, è tuttavia abbastanza lontana anche dall’essere hard: del resto, l’unico hard bopper comprovato della brigata è l’ex silveriano Blue Mitchell, un trombettista che sento sempre con piacere, come anche il titolare della seduta Dolo Coker.   

 Gone With the Wind (Magidson-Wrubel), da «California Hard», Xanadu XCD 1229. Blue Mitchell, tromba; Art Pepper, sax alto; Dolo Coker, piano; Leroy Vinnegar, contrabbasso; Frank Butler, batteria. Registrato il 27 dicembre 1976

domenica 24 gennaio 2016

Tears Inside (Art Pepper)

 Ornette Coleman elaborò e mise in atto i suoi concetti musicali e poetici in California nella seconda metà degli anni Cinquanta; qui una sua famosa composizione si trova interpretata da musicisti californiani, e intendo proprio i Californiani, quei bianchi là (non Butler, a vero dire; Bond, non so) del West Coast Jazz, che forse nel 1960 non sapevano bene che cosa fare.

 I cinque, fra i quali il sommo Art Pepper titolare della seduta, decidono di suonarla come un qualsiasi blues in 12  battute e via così; il più relativamente disinvolto con l’armonia e la forma, o quello che almeno sembra provarci, è curiosamente Pete Jolly.

 Ornette Coleman aveva registato Tears Inside l’anno prima, in «Tomorrow Is The Question».

 Tears Inside (Coleman), da «Smack Up», Contemporary. Jack Sheldon, tromba; Art Pepper, sax alto; Pete Jolly, piano; Jimmy Bond, contrabbasso; Frank Butler, batteria. Registrato nell’ottobre 1960

sabato 9 gennaio 2016

Sweet Love Of Mine – Here Is that Rainy Day (Art Pepper)

 Oggi sono contento di dedicare due pezzi di Art Pepper a un mio amico jazzofilo (e tante altre cose) di Brisbane, Australia, il caro ed estroso Harry McCullagh, che in questo periodo sta ascoltando molto Pepper degli anni Settanta.

 Buon anno, Harry! 

 Today’s songs I’ve expressly selected for my whimsical friend, jazz fan, film-maker and what have you, Mr Harry McCullagh from Brisbane, Australia. Harry is on a 70s Pepper binge these days.

 Happy new year, dear Harry!

 Sweet Love Of Mine (Wody Shaw), da «The Trip», Contemporary VDJ-1583. Art Pepper, sax alto; George Cables, piano; David Williams, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato nel settembre 1976.

 Here Is that Rainy Day (Burke-Van Heusen), da «Living Legend», Fantasy OJCCD 408-2. Art Pepper, sax alto; Hampton Hawes, piano; Charlie Haden, contrabbasso; Shelly Manne, batteria. Registrato il 9 agosto 1975.

lunedì 1 giugno 2015

[Guest post #55] Riccardo Facchi & Art Pepper

 Questo, provveduto da Riccardo Facchi, è il primo guest post del nuovo corso di Jazz nel pomeriggio: vorrei che ne seguissero molti altri. 
 Facchi ha ragione e il feeling è irrinunciabile nel jazz come nelle altre musiche. Ricordo anche un’intervista in cui Claudio Arrau (mi pare), parlando di pianisti più o meno espressivi e poetici, sottolineava come esista una poesia, dunque un feeling, che trascende l’espressione immediata, ed è la poesia delle forme.

 Che importanza ha il feeling nel jazz?

 Ultimamente sembrerebbe relativamente poca. In generale si preferisce parlare di valori musicalmente «oggettivi», di forme e strutture complesse, di timbriche, di «sound» e si tende a mettere in subordine certe componenti espressive, che invece sono ancora importanti, se non indispensabili in tale ambito.

 Art Pepper è stato, specie dopo il lungo periodo passato in carcere, un campione di espressività col suo sax alto, capace di comunicare emozioni forti nelle sue esibizioni sia discografiche che concertistiche, in particolare nell’affrontare certe note ballate dell’American Songbook. Questa versione di Ballad Of the Sad Young Men incisa in «No Limit» nel 1977 colpisce decisamente nel segno e tocca livelli espressivi quasi strazianti, dove l’artista si mette emozionalmente a nudo, forse anche sin troppo, ma certamente non può lasciare in alcun modo indifferenti.

 Ballad Of The Sad Young Men (Landesman-Wolf), da «No Limit», [Contemporary] OJCCD 411-2. Art Pepper, sax alto; George Cables, piano; Tony Dumas, contrabbasso; Carl Burnett, batteria. Registrato il 26 maggio 1977.

venerdì 31 ottobre 2014

Suzy The Poodle – Tickle Toe (Art Pepper)

 Suzy era la barboncina di Art Pepper, il quale nell’autobiografia «Straight Life» ne parla con affetto commovente. Se il fonoritratto è somigliante, Suzy doveva essere un simpatico demonietto, come sono sovente i barboncini.

 Questi due pezzi del 1952 vengono da una delle prime sedute di registrazione di Pepper a proprio nome.

 Suzy The Poodle (Pepper), da «Complete Discovery-Savoy Master Takes», Definitive Classics. Art Pepper, sax alto; Russ Freeman, piano; Bob Whitlock, contrabbasso; Bobby White, batteria. Registrato l’8 ottobre 1952.



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 Tickle Toe (Lester Young), id.



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domenica 23 febbraio 2014

Darn That Dream (Art Pepper)

 Ecco Art Pepper registrato l’anno della morte, che l’avrebbe colto tre mesi dopo. Questa esecuzione, virtuosistica e commovente come di rado capita di sentire insieme, viene da un disco di cui Art fu titolare con Joe Farrell.

 George Cables era il pianista regolare di Pepper nell’ultimo periodo di attività e di vita. Il saxofonista aveva per lui un’ammirazione grandissima: lo chiamava «mister Beauty».

 Darn That Dream (DeLange-Van Heusen), da «Darn That Dream», Drive Archive. Art Pepper, sax alto; George Cables, piano; Tony Dumas, contrabbasso; John Dentz, batteria. Registrato il 23 marzo 1982.



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venerdì 3 maggio 2013

Straight Life (Art Pepper)

 Il disco, però, è a nome di Joe Morello, il batterista di Brubeck. Vi si distingue anche l’elegante pianista Wiggins (Straight Life è Indiana contraffatta).

 Straight Life (Pepper), da «Collections», Intro ILP 608. Art Pepper, sax alto; Gerald Wiggins, piano; Ben Tucker, contrabbasso; Joe Morello, batteria. Registrato il 3 gennaio 1957.



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martedì 26 giugno 2012

Pepper Returns (Art Pepper)

 Si tratta in realtà di Lover, Come Back to Me di Romberg & Hammerstein II in una versione acefala e a tempo sostenuto. La ritmica è una delle più prestigiose della Los Angeles d’allora (1957) e anche Jack Sheldon, oggi dimenticato, si distingue valorosamente accanto ad Art Pepper. 

 Pepper Returns (Pepper), da «The Return of Art Pepper», Blue Note CDP 7 468632. Art Pepper, sax alto; Jack Sheldon, tromba; Russ Freeman, piano; Leroy Vinegar, contrabbasso; Shelly Manne, batteria. Registrato il 3 gennaio 1957.



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venerdì 16 marzo 2012

Tenor Blooz - Yardbird Suite (Art Pepper)

  Art Pepper nel 1957. In Tenor Blooz è al sax tenore, che maneggia con perizia e con un suono robusto e scuro. Pepper riprende l’alto, e la facondia consueta, leggermente isterica, per Yardbird Suite.

  Porgi orecchio al brillante pianista Gerald Wiggins.

  Tenor Blooz (Pepper), da «The Return of Art Pepper», Blue Note CDP 7 468632. Art Pepper, sax tenore; Red Norvo, vibrafono; Gerald Wiggins, piano; Ben Tucker, contrabbasso; Joe Morello, batteria. Registrato il 3 gennaio 1957.



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  Yardbird Suite (Parker), id. ma Pepper suona il sax alto.



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lunedì 20 giugno 2011

Lost Life (Art Pepper)

  Autoritratto di Art Pepper, nel disco che inaugurò il suo purtroppo breve ritorno.

  Lost Life (Pepper), da «Living Legend», Fantasy OJCCD 408-2. Art Pepper, sax alto; Hampton Hawes, piano; Charlie Haden, contrabbasso; Shelly Manne, batteria. Registrato il 9 agosto 1975.



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lunedì 11 aprile 2011

What Laurie Likes - Here’s That Rainy Day (Art Pepper)

  Il primo è uno di quei period piece per i quali, come avrai capito, ho un debole. Il quartetto è composto da eminentissimi a vario titolo legati alla scena jazzistica di Los Angeles, dove il pezzo è stato registrato; nota come Shelly Manne, uno dei batteristi più versatili del jazz, sappia sostenere e variare una feroce pulsazione rock che diresti lontanissima dal suo gusto.

  Here’s That Rainy Day, viceversa, è resa in mood decisamente depresso, in fondo congruente con i versi piuttosto cupi di Johnny Burke, grazie soprattutto al voicing molto denso e scuro di Hampton Hawes. La cadenza finale, dove Haden usa l’archetto, suona proprio funerea.

  What Laurie Likes (Pepper), da «Living Legend», Fantasy OJCCD 408-2. Art Pepper, sax alto; Hampton Hawes, piano elettrico; Charlie Haden, contrabbasso; Shelly Manne, batteria. Registrato il 9 agosto 1975.



  Here’s That Rainy Day (Burke-Van Heusen), ibid. ma Hawes suona il pianoforte.

lunedì 23 agosto 2010

Ophelia (Art Pepper)

  Sai, io di lavoro faccio il traduttore. Siccome mi piace il jazz (ma va’?), da anni propongo senza successo a varî editori una versione italiana dell’autobiografia di Art Pepper: non per smania di denaro, ma proprio perché è un libro bellissimo, di quelli che ogni appassionato del jazz amerebbe, se solo potesse leggerlo. Ma niente, non ci sentono.

  Io intanto ti propongo Art nell’ultima parte della sua carriera e della sua vita: lui era, come sempre, uno straccio, ma, come sempre, suonava a meraviglia.

  Ophelia (Pepper), da «Live In Japan Vol. 1», Storyville STCD 4128. Art Pepper, sax alto; Milcho Leviev, piano; Bob Magnusson, contrabbasso; Carl Burnett, batteria. Registrato nel marzo 1978.