Jazz nel pomeriggio

martedì 1 giugno 2010

Purple Heart (Charles Mingus)

  La carriera musicale di Charles Mingus presenta qualche somigliaza esterna con quella di Sun Ra, che era di qualche anno più vecchio: entrambi furono collaterali alla rivoluzione del bebop (Sun Ra, anzi, la saltò proprio a pié pari), cominciando a suonare nell’era dello Swing e mai dimenticandone certe prassi, per approdare presto a una musica d’avanguardia personalissima.

  Ma se Sun Ra sembra fare un salto solo da Fletcher Henderson al free, Mingus ha attraversato un periodo modernistico (in cui peso hanno avuto i suoi pur irregolari e frammentari studi classici) in cui la sua musica somigliava, più che a quella di Charlie Parker, a quella della scuola cool di Lennie Tristano. Mi riferisco soprattutto ai gruppi che per un brevissimo periodo, a metà degli anni Cinquanta, incisero sotto l’egida Jazz Composers Workshop: musica astratta, intellettualistica, in cui la scrittura prevaleva sull’improvvisazione ed era fatto uso di procedimenti nel jazz dell’epoca insoliti come la politonalità e il contrappunto libero. Musica a modo suo datata, poco «mingusiana» secondo la vulgata di questo immenso musicista, ma sempre affascinante dopo tanti anni.

  Purple Heart (C. Mingus), da «Charles Mingus and his Jazz Composers Workshop», Fresh Sound FSR CD-391. John LaPorta, clarinetto; Teo Macero, sax tenore; George Barrow, sax baritono; Mal Waldron, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Rudy Nichols, batteria. Registrato il 31 ottobre 1954.


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