Jazz nel pomeriggio

domenica 27 febbraio 2011

How Long Has This Been Going On? (Ben Webster)

  Ecco due interpretazioni di uno dei grandi melodisti del jazz, Ben Webster. Non è difficile cogliere la sua affinità con Johnny Hodges, di Ben quasi coetaneo, per breve tempo suo fratello in Duke e altro interprete supremo di ballad (nonché, come Webster, di qualunque materiale a cui si applicasse): fatta salva la differenza di peso sonoro dei rispettivi strumenti e il suono individuale, che nei vecchi jazzisti era unico e caratteristico come le impronte digitali, ascolta, in How Long, l’intro ad libitum e le note lunghe nell’esposizione: il vibrato è lo stesso, lo stesso il «metallo» della sonorità, in Ben satinato dall’inconfondibile soffio.

  How Long Has This Been Going On? (G. e I. Gershwin), da «Ben and “Sweets”», Columbia Jazz Masterpieces. Ben Webster, sax tenore; Hank Jones, piano; George Duvivier, contrabbasso; Clarence Johnston, batteria. Registrato il 7 giugno 1962.



  My Romance (Rodgers-Hart), c.s. più Harry «Sweets» Edison, tromba. Registrato il 6 giugno 1962.

2 commenti:

Paolo Lancianese ha detto...

Di Ben Webster ho letto da qualche parte (non ricordo dove) una cosa che fa molto riflettere sul rapporto fra musica e parole. Una volta si interruppe nel bel mezzo di un brano e, dopo un attimo di smarrimento, si rivolse agli spettatori dicendo: “Scusate, ho dimenticato le parole”. Il che vuol dire che nella versione strumentale di una canzone le parole non sono abolite ma solo sottintese.

Marco Bertoli ha detto...

Lo stesso dicevano molti altri di quelli che ho chiamato "i vecchi". Quando sento certi musicisti di oggi, soprattutto italiani, suonare gli standard, ho netta l'impressione che non solo non conoscano le parole, ma non conoscano nemmeno la melodia: solo gli accordi, sui quali (v. quanto scrivevo su Monk, poco sotto) "è divertente" improvvisare.