Jazz nel pomeriggio

sabato 15 settembre 2012

In His Presence Searching (Charlie Rouse)

 Ho già presentato questo disco di Charlie Rouse del 1974 come il suo più impegnativo, al di là del risultato che per me è eccellente. Non a caso uscì per la Strata-East, l’etichetta fondata da Charles Tolliver e Stanley Cowell che registrò tanto jazz bello ed eccentrico negli anni Settanta.

 Ascolta e dimmi che te ne pare: qui Rouse, anche al clarinetto basso credo per la  prima e ultima volta, enuncia un tema orientaleggiante, lento e ossessivo come una passacaglia e che mette bene a partito l’organico insolito con il violoncello; separate da brevissimi interludi percussionistici, seguono tre variazioni, tutte scritte,  in cui Rouse sovrappone i proprî strumenti, per finire, dal minuto 4:15, con  un 4/4 molto tirato basato su un ostinato del basso, che s’inizia con un’assolvenza e in cui si succedono assoli di tenore, violoncello, chitarra e basso. Chiude il primo tema.

 In His Presence Searching (David Lee), da «Two Is One», Strata-East SES19746. Charlie Rouse, sax tenore & clarinetto basso; Paul Metzke, chitarra; Calo Scott, violoncello; Stanley Clarke, basso elettrico; David Lee, batteria; Airto Moreira, percussioni. Registrato nel 1974.



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7 commenti:

prospettive musicali ha detto...

Davvero bello (anche se la parte che inizia a 4:15 sembra montata a posteriori di seguito alla precedente). Ma il disco è tutto su quei climi?
Ciao
Alessandro

Marco Bertoli ha detto...

Sì, sempre con un’attenzione particolare alla composizione.
L’altro pezzo maggiore puoi sentirlo qui (Two Is One).

Anonimo ha detto...

Torniamo su quanto detto tra noi su Tolliver: come musicista e fondatore della Strata-East è stato uno dei personaggi più importanti e stimolanti di quel periodo.
M.G.

LC ha detto...

Lo stesso vale per Stanley Cowell, socio e complice di Tolliver nell'avventura della Strata-East e nello spettacolare quartetto del trombettista, nonché uno dei pianisti più importanti e ignorati degli anni Settanta (e oltre).

LC

Anonimo ha detto...

E' verissimo LC, Cowell è un pianista ipersottovalutato, lirico, versatile, sensibile. Uno dei pochi che riesco ad ascoltare anche quando incide "piano solo", tanto è sfaccettato e complesso (ma mai ostico ed impenetrabile) il suo suono.
M.G.

Anonimo ha detto...

sbaglio o c'è qualche influenza di musica klezmer?

Marco Bertoli ha detto...

L'ambito modale effettivamente la richiama.