Jazz nel pomeriggio

martedì 19 gennaio 2016

Somnifacient (Dewey Redman)

 Dewey Redman ha avuto le associazioni più famose con Ornette e con Jarrett. Era un artista molto puro, scevro da intellettualismi e di un’espressione poco gravata da progettualità: essenzialmente una voce individuale, inconfondibile, un po’ una vox clamantis in deserto ma sempre qui e ora. In questo senso, un jazzman della più bell’acqua e nella tradizione più genuina.

 Nel 1974, il free jazz che Redman suona, più che assomigliare al coevo spiritual jazz con il quale condivide alcune sonorità ma poco altro, sembra piuttosto una continuazione in sogno di quello del decennio precedente. Prova a pensarlo così, prima di commentare che non ti piace, e che è una brodaglia, e che palle etc. La musica richiede pure che ci mettiamo un po’ del nostro, insomma, che ci mettiamo anche noi qualcosa; non viene mica via gratis.

 O no?

 Somnifacient (Redman), da «Coincide», Impulse! ASD-9300. Ted Daniel, tromba; Dewey Redman, clarinetto; Leroy Jenkins, violino; Sirone, contrabbasso; Eddie Moore, batteria e percussioni. Registrato nel settembre 1974.

2 commenti:

loopdimare ha detto...

Prova a pensarlo così, prima di commentare che non ti piace, e che è una brodaglia, e che palle etc.
Ma ce l'hai come?
A parte che del mio credo di aver dato abbastanza nel secolo scorso, trovo troppo invadende Leroy Jenkins. Il clarinetto è sempre affascinante quando scende la scala e si sente il vibrare del legno.
ma è una suggestione breve.

Marco Bertoli ha detto...

Ma ce l'hai come?

SI'

credo di aver dato abbastanza nel secolo scorso

È anno giubilare, sono rimessi così i debiti come i crediti (Levitico, 25).