Jazz nel pomeriggio

sabato 17 dicembre 2011

Spring Can Really Hang You Up The Most - My Favorite Things (Betty Carter)

  Betty Carter! Per alcuni si tratta della maggiore cantante jazz della generazione successiva a quella di Sarah Vaughan. In realtà le due appartenevano alla medesima generazione, essendo Betty del 1929 (morta nel 1998), ma la seconda non ebbe mai l’appeal che la voce effettivamente prodigiosa di Sarah esercitava sul pubblico. Come la bianca Sheila Jordan, in modo diverso, anche Betty Carter era una musicians’ singer, apprezzata prima dai colleghi che dal pubblico. La sua voce non era bella né estesa e in questo senso la natura non era stata proprio generosa con lei: ma l’intelligenza e il gusto erano quelle di un bopper di classe, e forse come mai nessun’altra cantante, prima e dopo, Betty fu devota all’improvvisazione, che praticava con arte consumata, così come lo scat e il vocalese. Nei suoi gruppi scritturò sempre musicisti giovani e destinati a carriera brillante e tenne sempre a esibirsi nel circuito dei college, per trovare sempre nuovo pubblico al jazz.

  Qui la ascolti prima in una ballad, che elabora e deforma in una sua maniera caratteristica, che qualcuno trova respingente, e poi in una My Favorite Things a rotta di collo.

  Spring Can Really Hang You Up The Most (Landesman-Wolf), da «The Audience With Betty Carter», Polygram 835 684-2. Betty Carter con John Hicks, piano; Curtis Lundy, contrabbasso; Kenny Washingon, batteria. Registrato dal 6 all’8 dicembre 1979.



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  My Favorite Things (Rodgers-Hammerstein III), id.



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