Jazz nel pomeriggio

mercoledì 7 dicembre 2011

Guest Post #9: Gennaro Fucile & Moondog

  Gennaro qui ha superato se stesso. C’è chi pensa che dovrei cedergli chiavi in mano la gestione di questo blog…

Ecco un tipo strano, eccentrico, incredibile. Un artista di strada: Louis Thomas Hardin, nato nel 1916 a Maryville, nel Kansas, ribattezzatosi Moondog perché il cane che lo aiutava a muoversi era solito abbaiare alla luna. Lui aveva perso la vista da giovane, per via dell’inesperienza e di un’esplosione fuori programma. Era l’Indipendence Day del 1932, un festeggiamento finito male.

  Negli anni Quaranta se ne andò a New York, viveva per strada, in particolare all’angolo tra la Cinquantatreesima e la 6th Avenue a Manhattan. Lì suonava le sue bizzarre composizioni senza confini, nelle quali artigianalmente cuciva insieme l’exotica, la tradizione contrappuntistica e la lingua del nuovo jazz e per eseguirle utilizzava anche strumenti auto-costruiti. Si appassionò alla saga nordica dell’Edda, prese ad andarsene in giro con un elmo da vichingo e da bravo homeless si confezionava anche abiti consoni alla tradizione di quegli antichi navigatori. Anni dopo, trasferitosi in Germania, sfoggiò una lunga barba bianca, degna di Gandalf. D’altra parte, nell’America che iniziava ad avvistare ovunque oggetti volanti non identificati, si libravano ad altezze variabili un discreto numero di personaggi tanto geniali quanto poco terrestri, da Sun Ra che veniva da Saturno a tale Lucia Pamela che se ne andava sulla Luna a registrare le sue canzoncine stralunate. Uno così, non poteva non piacere a giovani esordienti in freakerie, come Janis Joplin e la sua band, «Big Brother and the Holding Comapany», che nell’album d’esordio interpretarono un suo pezzo: All Is Lonelinness. Era il 1967 e la California brulicava di gente in viaggio a bordo di allucinogeni.

  Tornando sulla terra, Moondog incontrò per strada anche Charlie Parker. Si intesero subito, irregolari per natura, profondi conoscitori delle regole in musica. Volevano fare un disco insieme, poi Bird cambiò pianeta e Moondog gli dedicò Bird’s Lament, in pratica, una ciaccona. I solisti sono Buckland e Rebbeck.

  Bird’s Lament (Hardin) da «Sax Pax for a Sax», Kopf KD 94 33 33. Rob Buckland, Simon Haram, sax alto; John Rebbeck, Tim Redpath, sax baritono; Andy Scott, Gareth Brady, sax tenore; Will Gregory, sax basso; Liam Noble, piano; Danny Thompson, contrabbasso; Luis Hardin, grancassa. Registrato a Bath (Michael Tippett Centre - Newton Park College) nel 1994.



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4 commenti:

Paolo Lancianese ha detto...

Che personaggio straordinario (nel vero senso della parola) il Vichingo! (Oltretutto musicista niente affatto banale). A Gennaro Fucile un doppio grazie: per questo post e per quello che ha scritto su coloro che a volte ritornano e cantano - da condividere fino all'ultima virgola (e lo dice uno che, amando De Andrè da quasi cinquant'anni, il disco se l'è comprato comunque).

lillo ha detto...

avevo sentito parlare del personaggio ma non lo avevo mai ascoltato. il pezzo è splendido!!

Jazz nel pomeriggio ha detto...

Solo su Jnp

Alberto ha detto...

Questa mi è piaciuta moltissimo.