Jazz nel pomeriggio

giovedì 11 dicembre 2014

Soft Shoe – Dance Griot (Anthony Braxton & Max Roach)

 Fantastici questi due insieme. Ecco un disco che all’epoca (sono vecchio) avevo consumato.

 Al minuto 1:58 di Soft Shoe, Braxton cita Straight, No Chaser.

 Soft Shoe (Braxton-Roach), da «Birth and Rebirth», Black Saint 120024-2. Anthony Braxton, sax sopranino; Max Roach, batteria. Registrato nel settembre 1978.



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 Dance Griot (Braxton-Roach), ib. Braxton suona il sax alto.



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7 commenti:

loopdimare ha detto...

Max sembra rinvigorire Braxton oltre l'immaginabile. ma la sonorità della sua pipa non è entusiasmante...

Marco Bertoli ha detto...

Dici sull'alto o sul sopranino? Sul sopranino è colpa dello strumento stesso, che è una specie di oggetto 'novelty', petulante e perfino più stonato di un soprano.

negrodeath ha detto...

Niente da dire su Roach, ma Braxton fa cagarissimo. Forse più del solito.

Marco Bertoli ha detto...

Con tutto l'affetto e il rispetto che sono certo tu sai che ti porto, e quindi con molta sorpresa, ti confesso che trovo questa tua osservazione, almeno nel modo in cui è espressa, davvero sciocca. :-).

Ciò detto, i gusti son gusti, e Braxton non ha swing, e l'Africa e la BAM e l'Ecm merda, ok ok ok.

negrodeath ha detto...

Per me è uno dei musicisti più pallosi dei sette mari, dei cinque continenti e di Ponte a Moriano (LU). Proprio non riesco a capire come mai ci si sdilinquisca tanto per lui (dei dischi anni '70 mi piacciono pure, specifico).

riccardo ha detto...

beh però, Marco, tirare in ballo l'Africa la BAM e l'ECM non è che sia provocazione molto differente. E' solo un po' più "educata" diciamo. Non mi pare c'entrino molto con Braxton.

Gianni Morelenbaum Gualberto ha detto...

Forse non è chic criticare l'ECM, magari a ragion veduta, e magari non è chic affrontare Braxton con strumenti di analisi un po' meno proni e rozzi (o diciamo impropri, per carità di patria) di come lo fa certa presunta musicologia nostrana (una sorta di Affektenlehre pro domo propria). Come sempre, la critica -auspicabilmente motivata- è un uscire dal coro, dal consenso generalizzato (del quale, di norma, gli intellettuali dovrebbero diffidare per natura, ma si vede che non si porta più quest'estate, signora mia), soprattutto da una visione della cultura africano-americana angusta, provinciale, deturpata da "ismi" degni del postribolo post-ideologico che vaga per il Vecchio Continente. L'ECM, caro Marco, non è merda, per usare la perifrasi adottata, ma l'espressione di una formazione culturale che spero sia permesso criticare. D'altronde, elogiare incondizionatamente è spesso più facile ma non meno sciocco del demolire altrettanto incondizionatamente...