Jazz nel pomeriggio

giovedì 24 luglio 2014

[Guest Post #49] Riccardo Facchi & Ornette Coleman

 Torna Riccardo Facchi per raccontarci di Ornette Coleman. Di «Science Fiction» abbiamo già parlato qualche anno fa.

 Con il termine «free jazz» si è spesso intesa (o fraintesa?), specie da chi non ne ha mai apprezzato la svolta, una musica astrusa, fatta solo di sterili iconoclastie, di polverizzazione delle forme precedentemente adottate nel jazz, di improvvisazione fine a se stessa senza una reale meta da raggiungere. Una musica spesso giustificata solo da motivazioni di tipo sociale o politico.

 Certo, può essere che qualcuno ci abbia ciurlato nel manico, ma risultati come quelli raggiunti da Ornette Coleman e soci nel brano che vi propongo, sono in realtà a un livello di controllo musicale, di energia e di espressività, pur nella innovazione che producono, che nulla hanno da invidiare alle più riuscite precedenti imprese jazzistiche «ortodosse», tali da scuotere profondamente l’animo di chi ascolta anche sul piano puramente emozionale.

 In realtà il brano, pur nella concezione libera che propone, ha un suo controllo formale assoluto senza però condizionare in alcun modo la libertà espressiva nei solisti.

 Certo, il livello di affiatamento dialogico raggiunto dal mitico quartetto ha pochi eguali nella storia del jazz e sicuramente ha aiutato molto a raggiungere certi vertici musicali, ma il brano in questione, Civilization Day del 1971, è davvero un capolavoro del genere. Spicca in particolar modo l’assolo di Ornette che è a dir poco da autentico visionario e ancora oggi suona molto avanzato e parliamo di musica di più di 40 anni fa…

 Civilization Day (Coleman), da «The Complete Science Fiction Sessions», Columbia/Legacy 63569 2CD. Don Cherry, tromba; Ornette Coleman, sax alto; Charlie Haden, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato il 9 settembre 1971.



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2 commenti:

sergio pasquandrea ha detto...

uno dei dischi di Ornette che conosco di meno. grazie mille a Riccardo e a Marco.

Marco Bertoli ha detto...

È un gran bel disco.