Jazz nel pomeriggio

giovedì 2 febbraio 2012

Who Knows? - Reflections in D - Melancholia (Duke Ellington)

  Duke Ellington, il più grande dei musicisti di jazz, ragione in fondo di questo blog e del mio amore per il jazz, è assente da troppo tempo e te ne chiedo scusa. Sull’Ellington pianista trascrivo quanto ne ha scritto Gunther Schuller, qui nella traduzione di Marcello Piras:
  (…) non era, né ambiva essere, un Hines, un Tatum o Bud Powell. Era invece un pianista d’assieme nato, e si valeva di questa incredibile sonorità dal timbro «orchestrale» per trasmettere agli altri l’essenza, il mondo sonoro di un dato pezzo: insomma per dirigere, galvanizzare, ispirare l’inventiva, e all’occorrenza completare l’opera dal pianoforte. Forse per apprezzare tutta la pienezza e profondità di quel suono bisognava stargli accanto mentre suonava. Ho avuto spesso questo privilegio, e posso dire in tutta coscienza che con poche eccezioni (…) non ho mai incontrato un esecutore, jazz o eurocolto, capace di controllare al tempo stesso una purezza timbrica e una gamma di dinamiche e colori pari alle sue. Suonava in un modo che definirei «nel profondo dei tasti» per produrre il più chiaro e controllato impatto del martelletto sulle corde, e ottenerne la risonanza più piena e pura. Sapeva tener testa all’intero organico a tutta forza, eppure non l’ho mai udito forzare o battere, come tanti quando si avventurano nel ff. Con quel timbro e quella pronuncia, un solo accordo o poche note di riempitivo elettrizzavano l’orchestra. A questa sonorità di base sapeva poi unire effetti timbrici di ogni genere: nel suo pianoforte si sentivano trombe, sax, corni oboi e perfino archi (…).

 Gunther Schuller, Il Jazz - L’era dello Swing, EDT, Torino, 1999, p. 54 n. 3.
  Questo splendido disco del 1953 mette il pianista Ellington nella luce migliore, in alcune sue composizioni pensate per il pianoforte in cui si dimostra discendente degli impressionisti (magari, come qualcuno osservò, tramite Delius) e in versioni di alcuni classici. Nota come la bizzarra Who Knows sia interamente scritta, prevedendo anche l’obbligato del contrabbasso all’ottava con la mano destra del pianista.

  Who Knows? (Ellington), da «Piano Reflections», Capitol C2-92863. Duke Ellington, piano; Wendell Marshall, contrabbasso; Butch Ballard, batteria. Registrato il 13 aprile 1953.



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  Reflections in D (Ellington), id.



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  Melancholia (Ellington), id.



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1 commento:

Anonimo ha detto...

la cosa interessante di questa bella "Who knows?" di Ellington è che è un pezzo ricorda davvero tantissimo le spigolosità dei pezzi di Thelonious Monk. Un unicum probabilmente nella sua carriera ma viene da chiedersi se la cosa fosse voluta e cosa Ellington pensasse di Monk. Non sono mai riuscito a trovare nulla a riguardo, anche perchè quando ho letto o ascoltato suoi discorsi nonostante dicesse che rispettava l'individualismo dei musicisti jazz quando parlava delle cose che gli piacevano il bop lo saltava a piè pari. Su youtube c'è un concerto in francia nel 73, l'anno prima della morte dove gli chiedono di altri musicisti lui sciorina i soliti armstrong, coleman hawkins, bechet, qualche cantante, persino mulligan e brubeck ma quando qualcuno gli piazza lì un "charlie parker" lui fa finta di nulla.

antonio