Jazz nel pomeriggio

lunedì 31 ottobre 2011

Anche il limite ha una pazienza (Maze 1066)

  A te, lettrice (una sola) e lettore, il Jazz nel Pomeriggio offre un’esclusiva vera, qualcosa che pochissimi hanno mai sentito e che tu sentirai solo per cortesia di uno degli interpreti che mi onora della sua amicizia.

  Direttamente da una nicchia dei vituperati anni Ottanta, ma proiettati verso un futuro ancor più vituperevole, paradossali come il titolo – preso da Totò, credo – ecco i Maze 1066 nella loro seconda formazione in duo. Secondo il racconto che me ne ha fatto Alessandro Achilli, tutto si sviluppa a partire da una sua registrazione in solitario, sovraregistrata ed elaborata poi da Paolo Chang.

  Anche il limite ha una pazienza (Chang-Achilli). Paolo Chang, chitarra elettrica, voce, nastri, fischietti, applausi, percussioni; Alessandro Achilli, sax alto, voce, nastri, xilofono giocattolo, applausi. Registrazione domestica, dal 28 agosto al primo settembre 1984, su Sony Walkman Professional; il 2 e il 3 settembre 1984 agli Sturmann Studios di Ceparana, su Teac 4 piste.



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3 commenti:

andrea 403 ha detto...

Accipicchia!
(qua e là mi pare affiori un po' di Canterbury ma trattandosi di Alessandro forse sono io che ce lo voglio sentire :)

mauro ha detto...

accipicchia!
(non me li ricordavo cosi' caotici,gli anni 80)

Anonimo ha detto...

Dunque: sì, è vero, alcune parti del brano si svilupparono a partire da alcune mie registrazioni in solitario, sulle quali Paolo sovraincise. Ma a sua volta lui arrivò con alcune cose pronte – diciamo «scritte» – come per esempio la sequenza ritmica su cui è innestato il tema; e altre ne inventò sul momento (non ricordo se il tema stesso fu tra quelle).
Quanto ai riferimenti a Canterbury, sì, ce n'è qualcuno ma molto criptico: per esempio la successione di porte che si aprono o l'uso di certi di intervalli, laddove i tratti tipici della scuola di Canterbury sono invece spesso identificati con certi timbri (l'organo con distorsore prima di tutti). Poi ci sono elementi tipicamente canterburyani ma niente affatto esclusivi di quella «scuola», come il non prendersi troppo sul serio o certo gusto surreale, assurdo, beffardo...
Ciao
Alessandro