Jazz nel pomeriggio

domenica 26 agosto 2012

[Extracurricolare] Armstrong sulla luna

È morto ieri Neil Armstrong. Ripubblico qui un Phantasiestuck che scrissi tre anni fa, in occasione del quarantennale della sua grande impresa.

 Quella notte di luglio famosissima  in cui Armstrong poggiò circospetto il bianco piedone sulla terra della Luna, e nel farlo pronunciò una fanfaluca compitatagli mesi prima dalle Pubbliche Relazioni della NASA, il mondo, come dicono i giornalisti in gamba, tirò un sospiro di sollievo. Per lo scrivente bambino, un’aspettativa torturante cominciò invece solo in quell’attimo: quanti minuti sarebbero trascorsi, fatta la tara all’esasperante barbosità di tutta la messinscena, prima che Armstrong si levasse il casco, rivolgesse all’universo buio, per illuminarlo, il suo sorriso invincibile e premesse le amatissime labbra a mestolo al bocchino della tromba per lasciar risuonare, ci avrei scommesso, la sublime cadenza d’apertura di West End Blues?  Oh l’idea meravigliosa e poetica: che il primo uomo sulla Luna fosse quel medesimo che quasi cinquant’anni prima più d’ogni altro aveva rivelato  al mondo, cambiandolo per sempre, il pianeta del jazz!

 Ma già vedendolo girarsi penosamente, raggiunto poi dall’oscuro collega Aldrin (che non conoscevo: c’era sì un Moz Aldrin,  clarinettista del Dixieland Revival, ma mi sapeva male che Satchmo si accompagnasse, nell’occasione, a uno strimpellatore di seconda schiera, bianco per di più), non capivo dove potesse tenere la custodia dello strumento. E il tempo passava, passavano le ore, che se ore erano qui da basso, filtrate dalla televisione fino al lago d’Orta, lassù dovevano essere settimane, almeno, mesi. Niente. Louis e quell’Aldrin si baloccarono con certe pietrazze, che ce n’era di meglio sagomate e di più vivo colore in riva alla Sesia; fecero un giretto, ciuf ciuf ciuf, su una goffa automobilina a pedali, anche poco dignitosa se vogliamo; poi risalirono la scaletta, e ciao Luna.

 Sì, certo, anch’io vidi nei giorni successivi, in televisione, sulla Gazzetta, quell’Armstrong contraffatto, con la faccia da odontoiatra o da vetrina di barbiere e quel che è peggio, bianco come me, anzi di più, e con due labbruzza invisibili che sul bocchino della tromba o della cornetta non avrebbero prodotto che un pflit! sputoso ed equivoco; e con una vocetta bianca da baco da seta. Che brutto scherzo. Che errore stupido: non il mio, ma quello di chi, potendolo fare – e sono certo che Louis, che non si era peritato di suonare perfino per i comunisti rossi dell’Unione Sovietica, non avrebbe rifiutato – , non aveva mandato sulla Luna Louis Armstrong. A suonare da là, per tutti i lunatici di lassù e di quaggiù, West End Blues, Stardust, Basin Street Blues, Lazy River

 Comunque Louis Armstrong sulla Luna c’è poi stato, forse per conto suo, non so, e ha suonato e cantato e ballato con la sua All Stars, che aveva Jack Teagarden al trombone ed Earl Hines al pianoforte. Io lo so per certo, perché  da allora l’ho sognato molte volte, e io sogno sempre solo cose vere, che sono successe veramente, dato che non ho fantasia. Una volta, con loro, c'erano anche Buster Keaton e Duke Ellington.

8 commenti:

Paolo Lancianese ha detto...

Grande Marco! Davvero. Da stampare e incorniciare.

lillo ha detto...

stupendo! a louis armstrong sarebbe piaciuto un sacco, e forse anche a neil! :D

sergio pasquandrea ha detto...

bello.

(c'è una cosa divertentissima anche in un numero di Rat-Man, una storia di fantascienza, parodia di Star Trek, in cui gli uomini del futuro sono convinti che ad andare sulla Luna sia stato effettivamente Louis Armstrong...)

Anonimo ha detto...

Bellissimo!

Valentina

LC ha detto...

"Ma secondo te ci sono davvero andati, sulla luna?"

"E che cazzo ne so"

James Crumley, "L'ultimo vero bacio"

Marco Bertoli ha detto...

"E che cazzo ne so"

Chissà che questa non l'abbia detta il bulldog alcolista del famoso incipit…

lievito ha detto...

lunatico!
(scherzo)

Marco Bertoli ha detto...

Ciao, Lievito…