martedì 12 maggio 2015

Dicty Blues – Old Black Joe’s Blues (Fletcher Henderson)

 Nell’estate del 1923 Fletcher Henderson aprì a New York la casa editrice musicale «Down South Music Publishing Company», che poco tempo dopo sarebbe stata rilevata da Irving Mills e chiamata «Majestic Music Inc.».

 Dal catalogo della Down South vengono queste due registrazioni, appunto del 1923. Il suono delle orchestre e dei piccoli complessi di Fletcher Henderson degli anni Venti suona alle nostre orecchie irrimediabilmente arcaico se paragonato a quello che nel decennio facevano Duke Ellington e Jelly Roll Morton ma anche «solo» Bennie Moten o i McKinney Cotton Pickers. L’interesse, qui, risiede nell’accuratezza delle esecuzioni e degli arrangiamenti per le piccole formazioni più che negli assoli, anche se è interessante sentire Coleman Hawkins nemmeno ventenne alle prese con quello che era ancora uno strumento novelty come il sax tenore, suonato secondo il goffo stile slaptongue di cui in seguito si sarebbe molto vergognato.

 Dicty Blues (Henderson-Lyons), da «The Chronological Fletcher Henderson And His Orchestra 1923», Classics 697. Elmer Chambers, cornetta; Teddy Nixon, trombone; Don Redman, clarinetto e sax alto; Coleman Hawkins, sax tenore e sax basso; Fletcher Henderson, piano; Charlie Dixon, banjo. Registrato il 9 agosto 1923.

 Old Black Joe’s Blues (Henderson), ib. C.s. più Billy Fowler, sax basso; Kaiser Marshall, batteria. Registrato il 27 ottobre 1923.

sabato 9 maggio 2015

The Empty Foxhole – Sound Gravitation (Ornette Coleman)

 È un indizio in più della grandezza della Blue Note di Alfred Lion e Francis Wolff la decisione, nel 1966, di registrare e pubblicare un disco come «The Empty Foxhole»,  difforme da quanto ci si potesse aspettare all’epoca sia dal fronte più avanzato della Blue Note (Sam Rivers, Eric Dolphy, Tony Williams) sia da Coleman stesso; disco che coglie la tromba e il violino pentecostali di Ornette Coleman e il drumming, rozzo perfino per uno di dieci anni, di suo figlio Denardo. Non si potrebbe tuttavia immaginarne uno più adatto alla circostanza, perché Ornette non ha lasciato mai nulla al caso.

 The Empty Foxhole ritrae al vivo quell’umore funebre di cui ti dicevo ieri, qui nel colore strumentale dei taps, il silenzio delle caserme.

 The Empty Foxhole (Coleman), da «The Empty Foxhole», [Blue Note] EMI 8289822.  Ornette Coleman, tromba; Charlie Haden, contrabbasso; Denardo Coleman, batteria. Registrato il 9 settembre 1966.

 Sound Gravitation (Coleman), ib. ma Coleman suona il violino.

venerdì 8 maggio 2015

Lonely Woman (2) – Lonely Woman (3) – The Blessing (Marcin Oleś)

 Opperbacco. Il contrabbassista Marcin Oleś (polacco, 1973) suona tutto solo nove composizioni molto note di Ornette Coleman, Lonely Woman in tre versioni di cui qui stai per ascoltare la seconda e la terza.

 L’impresa è meno capziosa di quel che sembri, se pensi alla rilevanza del contrabbasso nella musica di Coleman, particolarmente suonato da Charlie Haden nei classici quartetti degli anni Sessanta. Oleś è un virtuoso ma anche un musicista sensibile ai valori melodici di questi pezzi, di cui coglie l’aspetto struggente e anche un lato funebre, di dirge, ben adatto all’indole ctonia dello strumento.

 Conclude la mia scelta The Blessing, una delle prime composizioni registrate di Coleman e delle più belle. Marcin Oleś ne offre una versione in scorcio, armonicamente rimodellata.

 Lonely Woman (2) (Coleman), da «Ornette On Bass», Not Two Records MW 747-2. Marcin Oleś, contrabbasso. Registrato nel 2003.

 Lonely Woman (3), id.

 The Blessing (Coleman), id.

giovedì 7 maggio 2015

Ogling Ogre – You Stepped Out Of A Dream (Jimmy Knepper)

 Ecco un disco che, senza essere un classico, a quasi sessant’anni di età conserva uno smalto vivissimo; il merito, oltre che al leader Jimmy Knepper, ne va anche all’intensità di Gene Quill al sax alto.

 Ogling Ogre (Knepper), da «A Swinging Introduction to Jimmy Knepper», Betlehem VICJ-61473. Jimmy Knepper, trombone; Gene Quill, sax alto; Bill Evans, piano; Teddy Kotick, contrabbasso; Dannie Richmond, batteria. Registrato nel settembre 1957.

 You Stepped Out Of A Dream (Broan-Kahn), id.

mercoledì 6 maggio 2015

Everybody Loves My baby – Nice Work If You Can Get it (Vic Dickenson)

 Ripubblico oggi e domani i due post dell’undici e dodici marzo, in origine comparsi muti perché li pubblicai prima di accorgermi che il server delle musiche se n’era andato in cìmbali.
Le modalità d’uso del blog sono cambiate: ora, per ascoltare i pezzi, occorre fare clic sul loro titolo.

Registrate a circa un anno di distanza, ecco due sedute che raccolgono alcuni classici musicisti dello Swing e che, uscite per l’etichetta Vanguard, segnarono di fatto l’inizio del mainstream jazz, o sia di quel jazz che aveva trovato l’espressione più evoluta all’apogeo della Swing Era, quando la scena era stata improvvisamente (non tanto improvvisamente, in realtà) rivoluzionata dal bebop. Di «mainstream» si parla ancora oggi, ma il senso ne è stato aggiornato, arrivando a comprendere il linguaggio del jazz moderno fino ai primi anni Sessanta grosso modo.

 Di questi dischi fu promotore John Hammond, che mal tollerava di vedere musicisti ancora nel pieno delle forze come Vic Dickenson e Edmond Hall cavarsela alla meno peggio, spesso in compagna dei musicisti per lo più mediocri, spesso dilettanti del Dixieland revival.

 Questa fu anche la prima occasione discografica di Ruby Braff, che era della generazione dei modernisti (nato nel 1927) ma che aveva scelto, né mai cambiò idea, di esprimersi nell’idioma della generazione precedente. Per fortuna, direi io, non cambiò idea, perché in quella lingua musicale si espresse con proprietà e nello stesso tempo con una personalità inconfondibile.

 Vic Dickenson, per finire, è tutto quanto si possa desiderare dal trombone, e non è affatto poco.

 Everybody Loves My Baby (Palmer-Williams), da «Vic Dickenson Septet», Vanguard VRS 8520/1. Ruby Braff, cornetta; Vic Dickenson, trombone; Edmond Hall, clarinetto; Sir Charles Thompson, piano; Steve Jordan, chitarra; Walter Page, contrabbasso; Les Erskine, batteria. Registrato il 29 dicembre 1953.

 Nice Work If You Can Get It (Gershwin-Gershwin), ib. ma Lester «Shad» Collins, tromba, sostituisce Braff; Jo Jones, batteria, sostituisce Erskine. Registrato il 29 novembre 1954.

martedì 5 maggio 2015

The Mysticism Of My Sound (Don Cherry)

 Molti amici di Jazz nel pomeriggio, più di quanti mi aspettassi, si sono rammaricati del dissesto del blog e mi hanno esortato affinché riprenda in qualche modo la programmazione. Anche per sentimento di gratitudine verso costoro, oggi ricomincio a pubblicare, ma non sono ancora persuaso. 
 Come si vedrà subito, ho dovuto cambiare server dopo la cattiva, anzi pessima prova che di sé ha dato DivShare. Ho provato diversi servizi e direi che il solo che si sia mostrato vagamente pari al compito sia FileFactory, il quale offre gratuitamente un servizio simile in apparenza, ma in realtà più limitato, meno perspicuo e più laborioso nell’uso di quello di DivShare. Tanto per cominciare, lo streaming del file musicale non avviene sulla pagine del blog, ma richiede, tramite il link che fornisco, di andare a casa di FileFactory. Il procedimento di pubblicazione, da moderatamente complesso qual era con DivShare, è diventato macchinoso. Resta poi il fatto per me spiacevole che le musiche che ho pubblicato dal maggio del 2010 fino all’11 marzo scorso siano e siano destinate a rimanere mute, annichilatesi con tutto quanto malaccortamente confidato a DivShare «nella misteriosa nullità del potenziale di terra» (Gadda).
 Insomma, questa è una soluzione molto provvisoria e un po’ arronzata, una mezza baracca a cui ricorro più per horror vacui e per non perdere i contatti con il mondo che per altro. Quello che finirò per fare sarà di aprire un sito nuovo e chiudere questo una volta per tutte, ma ci voglio pensare bene e senza fretta.
 Intanto, eccoti as it was l’ultimo post preparato quasi due mesi fa, appena prima del rovinoso crash. Ti chiedo di segnalarmi i malfunzionamenti.

 Qualche settimana fa abbiamo ascoltato un lungo assolo di Roscoe Mitchell, che impersona uno dei vertici di astrazione raggiunti dalla musica afroamericana.

 Oggi qui c’è un altro esempio di jazz informale, di qualche anno prima e di segno espressivo opposto, tutto volto alla comunicazione e all’immediatezza. Da questa seduta abbiamo già sentito tempo fa.

The Mysticism Of My Sound (Cherry), da «Mu - Second Part», [Actuel] Spot 544. Don Cherry, piano; Ed Blackwell, batteria, percussioni. Registrato il 22 agosto 1969.

martedì 7 aprile 2015

“Not with a bang, but with a whimper”

 Non con uno schianto, ma con un lamento finisce dopo poco meno di cinque anni Jazz nel pomeriggio. La spiegazione si trova nei commenti al post che precede questo, ma, in breve, il serve DivShare ha perso tutti i file che ospitava e non è in grado di ripristinarli. Non si capisce nemmeno se il servizio tornerà mai attivo, ma quello che è certo è che le migliaia di pezzi pubblicati da Jnp non esistono più, il sito è diventato un repertorio muto e inutile di titoli, date e formazioni.

 Le disgrazie nella vita sono altre, si capisce, ma restando in questo piccolo ambito la cosa mi è dispiaciuta e al momento mi trovo troppo scoraggiato per pensare di ripetere un’impresa simile.

 Grazie dell’attenzione affettuosa che non mi hai mai fatto mancare!

sabato 28 marzo 2015

[Comunicazione di servizio]

 Dopo quattro email da parte mia in stile via via più colorito (varrà pur qualcosa essere stato sposato per anni a un’Americana), Divshare si è ieri degnata di comunicarmi che, forse, il servizio tornerà fruibile… fra qualche giorno.

 Ma io sono amareggiato e non ci credo molto. Ti chiedo la pazienza e la bontà di tenere d’occhio questa pagina ancora per la settimana ventura; dopo, potrai darla pure per morta. Finché è durato, come si suol dire, è stato bello.

martedì 24 marzo 2015

[Comunicazione di servizio]

 Or sono quasi due settimane, s’interrompeva la bella regolarità quotidiana di Jazz nel pomeriggio, non per mia colpa: l’11 marzo Divshare, il servizio – a pagamento, faccio notare – che uso per pubblicare le musiche, ha smesso di funzionare.

 Poi per qualche giorno ho smesso di funzionare io come blogger, perché ho fatto un trasloco e mi sono poi trovato «disconnesso» per alcuni giorni. Oggi finalmente ero pronto a ricominciare, e invece quello schifo di Divshare, per il cui disservizio, voglio rilevare, io pago, ancora è fuori uso. Non si sente più niente, non uno delle migliaia di pezzi che ho pubblicato in cinque anni.

 Mi dispiace, e più per me che per te. Vedremo il da farsi…

martedì 10 marzo 2015

Marc V (JR Monterose)

 Due veri individualisti, l’adenoideo JR Monterose e Ira Sullivan, dei quali t’invito a cercare il non molto altro che qui ho pubblicato, in classica atmosfera e con classica ritmica Blue Note (per niente classico Blue Note è invece il fatto di una front line bianca con ritmica nera).

 Marc V è il modello di sax tenore della Selmer che Monterose suonava.

 Marc V (Monterose), da «J. R. Monterose», Blue Note 50999-2-15387-28. Ira Sullivan, tromba; JR Monterose, sax tenore; Horace Silver, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Philly Joe Jones, batteria. Registrato il 21 ottobre 1956.



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lunedì 9 marzo 2015

Under Blunder – Summertime (Randy Weston)

 Se avessi un buon pianoforte che per disdegnoso gusto volessi disintegrare, e se avessi una cerchia di conoscenze più distinta di quella che mi è toccata o che mi sono meritato, inviterei Randy Weston a suonarlo per tutto un pomeriggio; dopo averlo così ben frollato, il giorno dopo chiamerei Cecil Taylor, sentito ieri, per il colpo di grazia.

 Due pianisti le cui mani, come il grande caratterista Mario Brega diceva in un vecchio film di Verdone, «ponno esse piuma o ponno esse fèro», e di preferenza sono state fèro.

 Under Blunder (Weston), da «Get Happy», [Riverside] OJCCD-1870-2. Randy Weston, piano; Sam Gill, contrabbasso; Wilbert Hogan, batteria. Registrato nell’agosto 1955.



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 Summertime (Gershwin-Heyward-Gershwin), id.



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domenica 8 marzo 2015

Crossing (Fourth Movement) Part One (Cecil Taylor)

 Più Cecil Taylor di così si muore. Coraggio e fiducia, che ne vale la pena.

 Crossing (Fourth Movement) Part One (Taylor), da «Silent Tongues», (Arista Freedom) Black Lion 8776332. Cecil Taylor, piano. Registrato il 2 luglio 1974.



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sabato 7 marzo 2015

Linda Serene – Pockets (James Clay)

 James Clay è uno di quei jazzisti che hanno goduto di grande reputazione fra i colleghi ma sono rimasti abbastanza oscuri presso il pubblico. Io lo ascolto sempre con piacere e qui, non per la prima volta, te lo presento con questo bellissimo quintetto del 1960, una all stars con l’eccellente Gene Harris al piano, come suo solito elegante e pieno di swing, soprattutto nell’assolo a locked hands di Linda Serene.

 Linda Serene (Daniel Jackson), da «A Double Dose Of The Soul», [Riverside] OJCCD-1790-2. Nat Adderley, cornetta; James Clay, sax tenore; Gene Harris, piano; Sam Jones, contrabbasso; Louis Hayes, batteria. Registrato l’11 ottobre 1960.



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 Pockets (Adderley), id.



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venerdì 6 marzo 2015

Corinthian Melodies – Jaimi’s Birthday Song (Art Lande)

 Scaturigini dell’estetica Ecm, ammesso che una tal cosa esista, allo stato più puro. L’anno è il 1976 e la musica presenta certi caratteri traslucidi, «distanti», estatici, ancora fuori dai sospetti di maniera.

 Art Lande (1947) è un pianista americano di notevole personalità, che ha saputo esprimersi anche in temperie espressive diverse. «Rubisa Patrol» era anche il nome del quartetto, che ebbe vita breve; a parte Lande, che non è comunque un nome fra i più noti, gli altri tre – nei quali riscontriamo istanze rare di polistrumentismo genuino: trombettista/saxofonista, bassista/flautista –  sono davvero piuttosto oscuri.

 Corinthian Melodies (Lande), da «Rubisa Patrol», Ecm 1081 519 875-2. Mark Isham, tromba; Art Lande, piano; Bill Douglas, contrabbasso; Glenn Cronkhite, batteria. Registrato nel maggio 1976.



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 Jaimi’s Birthday Song (Lande), ib. Douglas, flauto; Lande, piano.



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giovedì 5 marzo 2015

Wayward Plaint – Em Prean Shore (Thad Jones & James Moody)

 Modern mainstream di alta classe, direi altissima, anche in parziale risarcimento dei rigori intellettuali di ieri. Thad Jones e James Moody, ripresi qui nel 1964, sono due musicisti che hanno sempre dato prova di una particolare delicatezza musicale, anche nei groove più roventi e anche, com’è il caso di Moody, quando si suonano tantissime note.

 Entrambe queste composizioni sono di Dennis Sandole (1913-2000), chitarrista e insegnante di Philadelphia che ebbe studenti un gran numero di jazzisti illustri, il più famoso sicuramente Coltrane, il quale introdusse alla modalità avanzata; per questo, sia pure in via indiretta, Sandole è un personaggio chiave nello sviluppo del jazz.

 Wayward Plaint (D. Sandole), da «The Legendary 1963-64 Sessions», Lonely Hill Jazz LHJ100313. Thad Jones, tromba; James Moody, flauto; Patti Bown, piano; Reggie Workman, contrabbasso; Albert «Tootie» Heath, batteria; Registrato nell’agosto 1964.





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 Em Prean Shore (D. Sandole), id.



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mercoledì 4 marzo 2015

S II Examples (Roscoe Mitchell)

 Ti tengo sulla corda, ti pratico la doccia scozzese, vedi tu: dopo averti vellicato le orecchie e negli ultimi due giorni con soavità particolare, oggi te le impegno con oltre un quarto d’ora dell’imperturbabile Roscoe Mitchell, da solo alle prese con il sax soprano e con una scelta di note, ma non di suoni, ridottissima. Così Mitchell illustra questo pezzo: «Deriva da una serie di diteggiature alternative che ho escogitato per strumenti ad ancia; esse permettono all‘esecutore di emettere quarti e ottavi di tono, toni intermedî, la stessa nota con timbri diversi. (…). In questa registrazione ho tralasciato molte delle possibilità sonore, limitandomi a una certa area, soprattutto nel registro grave o medio (…)». Mitchell tiene poi a precisare come qui abbia adoperato un sax soprano curvo, dal registro inferiore più pieno e risonante.

 Di recente, come avrai fatto anche tu, ho ascoltato con un certo interesse (per quanto senza entusiasmo) la musica di Steve Lehman ma senza ben capire come Lehman vi avrebbe applicato i concetti dello «spettralismo», che la critica e lui stesso richiamano a proposito di quella musica. Mi pare invece che la nozione armonico-timbrica di spettro, nonché di microtono, si trovi indagata a suo modo, esplicitamente, in questo assolo del 1978.

 Rispetto alla musica di Lehman, questa può di certo qualificarsi di «jazz»solo indirettamente, se pure. È una questione alla quale io non annetto più l’importanza che solevo, o almeno che affronto con meno certezze, ma devo pur considerare che questo blog è intitolato al jazz (e di norma vi si attiene, anche piuttosto arcignamente). Tuttavia questa musica a me piace: non ha melodia cantabile, di certo non ha un ritmo coinvolgente, ma dispiega un’autentica «melodia di timbri» che è alla sua maniera incalzante.

 S II Examples (Mitchell), da «The Maze», Nessa n-14/15. Roscoe Mitchell, sax soprano curvo. Registrato il 17 agosto 1978.



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martedì 3 marzo 2015

Cue’s Blue Now – Rose Room (Billy Strayhorn & Johnny Hodges)

 La settimana comincia con una breve Strayhorn binge, che non avrà ragione di ripetersi presto. Dopo il disco di ieri, così particolare, questa riunione di star ellingtoniane del 1959 è conforme alle molte che Duke stesso registrò in quel torno di tempo; direi che ne è indistinguibile, se non per la diversa, non voglio dire minore, verve delle parti pianistiche.

 Johnny Hodges, per le solite ragioni discografico-contrattuali, compare con lo pseudonimo di Cue Porter. Accanto a lui fa bellissima figura Shorty Baker, il classico sottovalutato.

 Cue’s Blue Now (Hodges-Strayhorn), da «Cue For Saxophone», [Decca] Felsted FAJ 7004. Harold «Shorty» Baker, tromba; Quentin Jackson, trombone; «Cue Porter» (Johnny Hodges), sax alto; Russell Procope, clarinetto; Billy Strayhorn, piano; Al Hall, contrabbasso; Oliver Jackson, batteria. Registrato il 14 aprile 1959.



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 Rose Room (Williams-Hickman), id.



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domenica 1 marzo 2015

The Turnaround (Big John Patton)

 The Turnaround (Patton), da «Let ’Em Roll», Blue Note CDP 7 89795 2. Bobby Hutcherson, vibrafono; Big John Patton, organo;  Grant Green, chitarra; Otis Finch, batteria. Registrato l’11 dicembre 1966.


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