Jazz nel pomeriggio

domenica 20 gennaio 2013

Tiny Capers (Bill Carrothers)

 Pensando ancora all’affermazione di Bill Evans, che preferiva suonare senza pubblico, mi è venuto in mente a contrario Bill Carrothers. Carrothers è un musicista i cui assoli sono una sopresa continua sotto ogni aspetto, melodico, armonico e ritmico (li percepiscono così anche i suoi accompagnatori, mi sa), e che costruisce l’esecuzione come un succedersi di episodi nel segno della varietà, della sorpresa, appunto: un po’ alla Tatum, insomma.

 Ricordo infatti di aver letto in un’intervista che lui, a suonare quando nessuno lo ascolta, non si diverte affatto.

 Tiny Capers (Clifford Brown), da «A Night at the Village Vanguard», Pirouet PIT3056. Bill Carrothers, piano; Nicolas Thys, contrabbasso; Dré Pallemaerts, batteria. Registrato il 18 luglio 2009.



 Download

3 commenti:

sergio pasquandrea ha detto...

io lo vidi dal vivo, qualche anno fa, in trio (non ricordo la formazione, ma erano sicuramente tutti americani).
iniziò con un'introduzione in piano solo di quasi cinque minuti. non potrò mai dimenticare le facce costernate dei suoi due accompagnatori, che non capivano che cosa stesse succedendo, se e come dovessero entrare.

sergio pasquandrea ha detto...

comunque, il tipo è bizzarro, parecchio.
pare che abbia vissuto per un po'a New York, ma poi si sia scocciato e se ne sia tornato ad abitare nella Upper Peninsula, ossia quel lembo di terra fra i laghi Superiore, Michigan e Huron, caratterizzata da una delle densità abitative più basse d'America e da inverni che durano da settembre ad aprile, con una media di 3-4 metri di neve.
da' un'occhiata al suo sito, e vedrai...

Marco Bertoli ha detto...

on potrò mai dimenticare le facce costernate dei suoi due accompagnatori, che non capivano che cosa stesse succedendo, se e come dovessero entrare.

Ah! Ci hai fatto caso anche tu, allora! Io l'ho visto qui a Milano giusto un anno fa con Drew Gress e Bill Stewart - mica due pellegrini - e ho assistito all'identica scena che hai descritto tu. Francamente trovo confortante che nel jazz ci siano ancora figure come Carrothers.