Jazz nel pomeriggio

mercoledì 16 gennaio 2013

Secondo concerto sacro: Praise God - Supreme Being - Meditation (Duke Ellington)

 Rock and roll and rap are about adolescent sentiments, which are completely foreign to jazz. In jazz, the focus is on adult experiences, and the skills required to express them are far more sophisticated than in rock, because they are of greater emotional complexity. It’s good for young people to test themselves in the arena of jazz, because it forces them to confront the fact that there are some things out there which are more profound than what they’re dealing with.


 Rock e rap toccano sentimenti adolescenziali, a cui il jazz è del tutto estraneo. Il jazz è rivolto a esperienze di vita adulta; e le capacità richieste a esprimerle, per la loro maggiore complessità emotiva, sono assai più sofisticate di quelle che richiede il rock. Per i giovani è salutare cimentarsi nel campo del jazz; in questo modo, si trovano messi dinanzi al fatto che, nella vita, esistono cose più profonde di quelle a cui sono abituati.
(Stanley Crouch a Robert Boynton, The New Yorker, 6 novembre 1995).

 Praise God (Ellington), da «Second Sacred Concert», Prestige 00025218544528. Cat Anderson, Cootie Williams, Mercer Ellington, Herbie Jones, Money Johnson, tromba; Lawrence Brown, Buster Cooper, Benny Green, trombone; Chuck Connors, trombone basso; Johnny Hodges, Russell Procope, sax alto; Paul Gonsalves, sax tenore; Jimmy Hamilton, sax tenore e clarinetto; Harry Carney, sax baritono; Duke Ellington, piano; Jeff Castleman, contrabbasso; Sam Woodyard o Steve Little, batteria.  Registrato il 22 gennaio o il 19 febbraio 1968.



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 Supreme Being (Ellington), id., più Alice Babs, Devonne Gardner, Trish Turner, Roscoe Gill, cantanti; The A.M.E. Mother Zion Church Choir diretto da Solomon Herriott jr.; Choirs of St. Hilda’s and St. Hugh’s School diretti da William Tools; Central Connecticut State College Singers diretti da Robert Soule; The Frank Parker Singers.



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 Meditation (Ellington), ib. Duke Ellington, piano; Jeff Castleman, contrabbasso.



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11 commenti:

lillo ha detto...

è sempre un piacere, fisico quanto dell'intelletto, ascoltare duke. però trovo il giudizio sul rock (il rap non lo ascolto per cui non mi esprimo) eccessivamente severo, soprattutto quando poi prendo in considerazione artisti rock che considero "adulti" come bob dylan, leonard cohen, lou reed, tom waits, frank zappa, joni mitchell, ma questi sono solo i primi nomi che mi vengono in mente.

Marco Bertoli ha detto...

Stanley Crouch, che è molto intelligente ma anche un po' un bullo, come hai capito generalizzava per un suo scopo dialettico. Comunque gli artisti che ricordi tu e che apprezzo anch'io (tranne Tom Waits, che conosco poco, Lou Reed, che non conosco affatto, e Frank Zappa, che conosco poco ma abbastanza per non entusiasmarmi) sono rocker borderline.

Ma forse sono io che ho una vistione ristretta del rock. A me, paradossalmente, piace abbastanza proprio certo rock adolescenziale, non so, gli Who, in cui non cerco altro che quello che possono dare: canzoni brevi e divertenti.

La citazione di Crouch comunque mi serviva come piedestallo alla vastità d'ispirazione di Duke Ellington.

lillo ha detto...

duke is good
duke is god

Anonimo ha detto...

Crouch ha qui sparato una cazzata cosmica. Mi riesce difficile capire perché molti critici ed appassionati jazz vogliano così voluttuosamente infilarsi in vicoli senza via d'uscita, mah.
M.G.

Marco Bertoli ha detto...

O bella. Tolta una certa misura di generalizzazione polemica, come ho detto, perché anche nel rock c'è qualcosa che esula dal childrens’ corner, trovo le parole di Crouch perfettamente sottoscrivibili ed esatte.

E non mi sembra nemmeno, come forse era nell’intenzione di Crouch, spregiative nei confronti del rock: anche i sentimenti adolescenziali, con tutti i loro limiti, hanno diritto di cittadinanza nella musica.

Anonimo ha detto...

Mi trovo in totale disaccordo. Più tardi torno.
M.G

Anonimo ha detto...

La generalizzazione di Crouch è così grossolana da non risultare nemmeno provocatoria. Appare il frutto infelice di una mancanza di conoscenza. Sostenere che il jazz afferisce ad esperienze di vita adulta, mentre rock e rap possono solo gironzolare nel cortile dei sussulti adolescenziali, beh, è una boiata che espone Crouch ad un fuoco critico micidiale. "Blue" ed "Hejira" di Joni MitchellMagic and loss" di John Cale e Lou Reed,, "New York Tendaberry", "Christmas and beads of sweat", "Gonna take a miracle" di Laura Nyro, "Tago mago" dei Can, "Highway 61 revisited", "Blonde on blonde", "Blood on the tracks" del sommo Bob, "Veedon fleece" e "Saint Domenic's preview" di Van Morrison, " On the beach", "Rust never sleeps, "Tonight's the night" di Neil Young e sceglietene voi altri 500, sarebbero solo scherzetti per ragazzini in fregola? Stiamo scherzando? Il rock è molto più variegato, stratificato, complesso di quanto molti critici jazz, che come Crouch parlano senza cognizione di causa, pensino.
M.G.

Anonimo ha detto...

Il deragliamento critico più delirante contenuto nelle parole di Crouch è però annidato dopo la sparata-boiata su rap e rock. Quando dice "il jazz è rivolto ad esperienze di vita adulte e le capacità richieste a esprimerle, PER LA LORO MAGGIORE COMPLESSITA' EMOTIVA, sono assai più sofisticate di quelle che richiede il rock", Crouch è molto più pernicioso. Fatemi capire: i jazzisti si elevano sul resto del mondo (e già su questo desiderio di aristocrazia ci sarebbe da discutere) non per le conoscenze sull'armonia ecc.ecc., ma perché hanno una sensibilità e una complessità emotiva maggiori rispetto agli altri tapini che suonacchiano altre musiche? Qui siamo al delirio. Stando a questa chiave interpretativa tutti i ragazzi che escono festanti dai seminari di Siena jazz e gridano al mondo di essere jazzisti, di sentirsi jazzisti possiedono una "struttura emotiva" più consolidata e profonda, una maturità, una capacità espressiva più forti di quelle che ritroviamo nei dischi Leonard Cohen o Bob Dylan o dei Living Colours?
Aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh...
M.G.

Marco Bertoli ha detto...

"Tago Mago" dei Can

I saw mushroom head,
Well, I saw mushroom head,
Well, I saw mushroom head,
I was born and I was dead,
I was born and I was dead,
Well, I saw mushroom head,
Well, I saw mushroom head,
Well, I saw mushroom head,
I was born and I was dead,
I was born and I was dead.

I’m gonna give my despair,
I’m gonna give my despair,
I’m gonna give my despair,
Aha, aha, aha, aha, aha, aha, aha, aha,
Aha, aha, aha.

Well, I saw skies are red,
Well, I saw skies are red,
Well, I saw skies are red,
I was born and I was,
I was born and I was dead,
I was born and I was dead,
I was born and I was dead,
I was born and I was dead,
I was born and I was dead,
I was born and I was dead.
Well, I saw mushroom head,
Well, I saw mushroom head,
Well, I saw mushroom head,
Well, I saw mushroom head,
I was born and I was dead,
I was born and I was dead.
I’m gonna give my despair,
I’m gonna give my despair,
I’m gonna give my despair,
I’m gonna give my despair.

Well, I saw mushroom head,
Well, I saw mushroom head,
Well, I saw mushroom head,
I was born and I was dead,
I was born and I was dead,
I was born and I was dead,
Dead,
Dead, dead, dead, dead, dead, dead,
Dead, dead, dead, dead, dead, dead,
Dead, dead, dead, dead, dead, dead,
Dead, dead, dead, dead,
Dead, dead, dead, dead,
Dead, dead, dead, dead,
Dead, dead, dead, dead.

--

«Stratificato e complesso». Peccato solo che la musica non sia all'altezza dei versi!

espone Crouch ad un fuoco critico micidiale.

Questa salva, in particolare, mi è sembrata meno che letale.

MJ ha detto...

Crouch ha sempre avuto poche idee ma confuse, checché ne pensi Ethan Iverson, e a metà degli anni Novanta (con Marsalis ancora saldamente in vetta) riusciva ancora a farsi prendere sul serio. Anni fa David Murray – di cui Crouch si era fatto primo campione e che si era ritrovato come sciagurato batterista almeno su un paio di dischi – mi disse testualmente: "Ah, sai, Stanley è più bravo come batterista che come critico."

Marco Bertoli ha detto...

Eppure, malgrado la sua confusione e il suo scarso dominio dei paradiddle, Crouch non è affatto uno stupido (io devo anche essere l'unico a cui non è dispiaciuto nemmeno il suo bustrofedico romanzo del 2000). La frase che ho riportato, se si riesca ad astrarre dall'emittente, continua a sembrarmi piena di una verità cristallina come acqua di fonte.