Jazz nel pomeriggio

lunedì 18 aprile 2016

Misterioso – Duke Ellington’s Sound Of Love (Paul Motian)

 Sì, tutto sommato questi tre sono plausibili monkiani – mi riferisco a una conversazione che va avanti da anni su questi schermi, in particolare fra me e il Lancianese, su quanti, fra i molti che suonano le composizioni di Thelonious Monk, lo facciano con buona cognizione di causa. Direi che in particolare Bill Frisell abbia lo stigma del monkiano, senti come la sua improvvisazione stia sempre accosta al tema. Su Joe Lovano non metterei la mano sul fuoco temendo di bruciarmela, anche se naturalmente suona molto bene.

 Paul Motian, questa è una cosa che molti non sanno, sul finire degli anni Cinquanta fu davvero monkiano, per una breve scrittura: e con lui c’era Scott LaFaro, insomma la ritmica del trio più celebrato di Bill Evans. Monk, a cui non piaceva quasi nessun batterista e, categoricamente, nessun bassista, fu entusiasta dei due giovanotti bianchi, e avrebbe voluto tenerseli e registrare con loro. Ma la Riverside, che aveva sotto contratto in quel momento e Monk e Bill Evans (appunto), aveva per LaFaro e Motian altri programmi, come si vide. Monk se ne ebbe molto a male.

 Duke Ellington’s etc è naturalmente la notissima composizione di Mingus che cita Lush Life (dovrebbe più precisamente intitolarsi Billy Strayhorn’s Sound Of Love).

Può darsi che per qualche misteriosa ragione i due file non si eseguano in streaming; ti invito in quel caso a farne il download, se vorrai sentirli.

 Misterioso (Monk),  da «Sound of Love», Winter & Winter 910 008-2. Joe Lovano, sax tenore; Bill Frisell, chitarra; Paul Motian, batteria. Registrato dal 3 al 10 giugno 1995.

 Duke Ellington’s Sound of Love (Mingus), id.

2 commenti:

Paolo il Lancianese ha detto...

"Ho imparato di più sul ritmo quando ho suonato con Monk [...] una grande esperienza. Con Monk il ritmo è proprio lì, sempre", disse LaFaro. E Motian: Monk "mi aiutò a sentire meglio il tempo, il modo in cui lo sentivo, ad accordare il mio tempo alla mia pulsazione. Mi aiutò a sviluppare il mio modo di battere il tempo, a cercare di pensare a tutte le note, tutte le note che suono sul piatto, e alla qualità delle note". Non le ricordo a te, ovviamente, queste parole citate da Kelley. Il quale aggiunge che "A Monk piaceva il modo in cui LaFaro sapeva spezzare il tempo e reinventare le armonie, senza mai perdere il senso dello swing". E', secondo me, quello che dovrebbe saper fare chiunque suoni Monk.

Alberto Forino ha detto...

Certo che sarebbe stato bello sentirlo un trio del genere!