Jazz nel pomeriggio

venerdì 22 agosto 2014

Sun in Aquarius (Pharoah Sanders)

 Pharoah Sanders ieri ha riscosso un buon esito, superiore, devo dirlo, al previsto – con un’eccezione. Insomma, scusandomi con l’attore dell’eccezione, oggi torno a colpire il ferro. Qui Pharoah, tre anni dopo «Tauhid» e l’anno stesso di «Karma», s’era radunato intorno una bella formazione e duttile, dato che a momenti ora l’uno, ora l’altro, ora più d’uno insieme danno di piglio alle percussioni più diverse.

 Dopo un inizio tranquillo e un intervento inquieto, con uso di tecniche estese, di Lonnie Liston Smith, il lungo pezzo intraprende una climax abbastanza ripida verso un momento di parossismo estatico, così free e così Pharoah Sanders, prima di ripiegare serenamente nel seno di due accordi e di una ritmica cantilena vigorosa ma dolce, in cui s’incastona un duetto di contrabbassi che in qualche maniera ricorda quello di Ascension, di cui Sun in Aquarius è a modo suo una versione parodica (non nel senso di «caricaturale»). Torna Sanders fuori di sé, cioè pienamente se stesso, torna Smith a piene mani, poi sulla cantilena di prima l’esecuzione si conclude.

 Del valore della formazione ho detto; sottolineo la presenza inaspettata di Idris Muhammad, principe dei batteristi funky e come tale sentito su Jnp (nonché con Ahmad Jamal); di due contrabbassisti, eccelsi entrambi; e del cantante Leon Thomas, che aggiunge al piccolo tema mediano e finale il suo caratteristico jodel.

 Che si fosse nel 1969 rende testimonianza anche il titolo del pezzo e quello, bellissimo, del disco.

 Sun in Aquarius (Sanders), da «Jewels of Thought», Impulse! AS 9190. Pharoah Sanders, flauto di canna, sax tenore, thumb piano, campane tubolari; Lonnie Liston Smith, piano, percussioni; Cecil McBee, Richard Davis, contrabbasso, percussioni; Idris Muhammad, batteria, percussioni; Leon Thomas. Registrato il 20 ottobre 1969.



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1 commento:

Paolo Lancianese ha detto...

E' stata dura... Con questo caldo, poi, con quest'afa opprimente... Ma ce l'abbiamo fatta ad arrivare sino in fondo. E, in fondo, ne valeva la pena. (La giapponeseria di ieri, invece, mi lascia piuttosto indifferente).