Jazz nel pomeriggio

sabato 4 maggio 2013

[Guest post #35] Gennaro Fucile & Ferrante and Teicher

Il futuro è già cominciato con Gennaro Fucile!
 Attenti a questi due, coppia di bonaccioni dall’aria innocua, quasi un doppio raddoppiato di Gianni e Pinotto, se non fosse per certi occhiali che neanche Clark Kent oserebbe sfoggiare.

 Sono Arthur Ferrante e Louis Teicher, pianisti da classifica a partire da fine anni Cinquanta, quando in Usa si avvistavano un bel po’ di Ufo in cielo e parecchi marziani in terra, gente come Moondog, Lucia Pamela e altri eroi di generi vari, dall’exotica a quella che decenni dopo si sarebbe chiamata spage-age music. Un pazzo, pazzo, pazzo pazzo mondo dove c’erano anche Ferrante & Teicher. Non ci si lasci ingannare dalle apparenze, i due non erano degli sprovveduti, la tecnica non mancava, le idee neppure. Si avventuravano in zone impervie mascherati da entertainer, come facevano in molti nella terra dell’easy listening. Si pensi a Juan Garcia Esquivel, uno sperimentatore di rango nascosto dietro coretti tipo «du bi du bi du ba-ba».

 Tornando ai due tizi, loro si davano da fare come John Cage dall’altro lato della galassia musica ad allestire dei pianoforti ben preparati; però andavano in televisione, invece che restare in giri ristretti, avantgarde, per pochi eletti. Dentro ai loro Steinway, tra le corde ci ficcavano ogni bendidìo: cunei di gomma, feltro, rotoli di carta, carta vetrata, puntine, pezzetti di legno, barrette di metallo, martelletti, picconcini, ecc. Anche nel repertorio ci finiva di tutto, di più, compreso un po’ di jazz.

 Qui si danno da fare con uno straclassico di Fats Waller, Ain’t Misbehavin’, mandandolo a spasso sulla ruota del Prater, poi in un piano bar e infine sulle montagne russe di qualche luna park di periferia.

 Ain’t Misbehavin’ (Waller-Harry Brooks-Razaf), da «Blast Off!», Varese Sarabande VSD-5791. Arthur Ferrante e Louis Teicher, pianoforti preparati. Registrato nel 1958.



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3 commenti:

Alberto Forino ha detto...

Orpo, che suono magnifico!!
Il famoso futuro del 1958 ;)
La parte più riuscita mi sembra quella iniziale dove il timbro fa da padrone poi sembra che la tensione vada un po' scemando per tornare ad una più rassicurante normalità.

Grazie al padrone qui e all'ospite per il post

(Possibile che io non abbia mai sentito nominare nessuno dei due?)

Paolo Lancianese ha detto...

Che vuol dire essere vecchi! Significa, ad esempio, ricordare "Exodus" suonata da loro due (ne esisteva anche una versione cantata, in italiano, da Nico Fidenco), oltre a un sacco di altre musiche da film. E Debussy: che forse era come studiare "I Promessi Sposi" sul Bignami, ma per ragazzini analfabeti come me era sempre meglio di un calcio in culo. (Gennaro Fucile - Dio gliene renda merito - oggi ha rivalutato un pezzo della mia fanciullezza!)

Marco Bertoli ha detto...

@Alberto: avrai notato che ultimamente sono arrivati molti guest post. Io ho notato che, dei lettori di lunga navigazione, tu sei l'unico che non me ne abbia ancora fatto uno. Insomma, vedi un po' te…

@Lancianese: GF ne sarà contento, le sue passioni musicali sono tutte un tentativo di richiamare la sua e l'altrui fanciullezza! :-)