venerdì 30 gennaio 2015

Giant Steps – Calm Farm (For Paddy) (Django Bates)

 Django Bates, che dovrebbe suonare di più il pianoforte perché lo fa benissimo, suona Giant Steps su un basso obbligato rendendola una specie di ciaccona. Segue un monologo che raggiunge momenti di grande intensità e anche densità senza mai superare la dinamica del mezzoforte.

 Giant Steps (Coltrane) da «Autumn Fires (And Green Shots)», Winter & Winter, 919 069 2. Django Bates, piano. Registrato il 15 febbraio 1994.



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 Calm Farm (For Paddy) (Bates), id.



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giovedì 29 gennaio 2015

Crystal Love – Flight (Makoto Ozone)

 Giovedì leggero leggero con i gradevoli strimpellamenti di Makoto Ozone, pianista giapponese scoperto giovanissimo da Gary Burton, che gli fu maestro alla Berklee. Qui c’è Burton e c’è Eddie Gomez, a formare un insolito trio senza batteria.

 Crystal Love (Ozone), da «Makoto Ozone», Sony BMG. Gary Burton, vibrafono; Makoto Ozone, piano; Eddie Gomez, contrabbasso. Registrato nel giugno 1981.



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 Flight (Ozone), ib. ma Ozone solo.



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mercoledì 28 gennaio 2015

Varions – Bright Passion (Stanley Cowell)

 Stanley Cowell compone e arrangia per un sestetto di strumentazione consueta, ma in modo da farlo suonare come un complesso assai più ampio. Questo si deve non solo alla scrittura per i fiati e alla sonorità individuale dei musicisti, soprattutto di Dick Griffith al trombone, ma anche al modo in cui Cowell arrangia le parti per la sezione ritmica. Fra front line e ritmica si sviluppa una terza dimensione, uno spazio in cui la musica assume un colore che aggiunge alle composizioni di Cowell, sempre misteriosamente canore.

 Disco meraviglioso. Cowell, poi,  che accompagni o che faccia assoli suona in ogni momento da quell’autentico, profondo pensatore pianistico che è. È davvero un peccato che abbia deciso negli ultimi venti o trent’anni di dedicarsi principalmente all’insegnamento.

 Varions, te ne accorgerai subito, è una contraffazione di Straight, No Chaser, il blues di Monk.

 Varions (Cowell), da «Setup», SteepleChase. Eddie Henderson, tromba; Dick Griffin, trombone; Rick Margitza, sax tenore; Stanley Cowell, piano; Peter Washington, contrabbasso; Billy Hart, batteria. Registrato nell’ottobre 1993.



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 Bright Passion (Cowell), id.



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martedì 27 gennaio 2015

Soul Sign Eight – Sunny (Hampton Hawes)

 Un tardo Hampton Hawes, di fatto a meno di un anno dalla morte, concentrato ed essenziale quanto mai e anche aggiornato nel linguaggio. La compagnia è ideale.

 Hampton tornava al pianoforte dopo aver trascorso buona parte di quella prima metà dei Settanta dietro un piano elettrico, lo strumento-simbolo del jazz tinto di soul di quel periodo. Come si sente qui, Hawes non ne aveva bisogno per essere funky e soulful, anzi: sullo strumento elettrico, la mancanza del suo tocco inconfondibile andava a scapito dello swing.

 Soul Sign Eight (Hawes), da «At The Piano», [Contemporary] OJCCD 877. Hampton Hawes, piano; Ray Brown, contrabbasso; Shelly Manne, batteria. Registrato nell’agosto 1976.



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 Sunny (Hebb), id.



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lunedì 26 gennaio 2015

Evidence – Old Folks (Billy Higgins)

 Rara uscita da leader del batterista jazz più registrato di tutti, Billy Higgins. Con lui qui c’è James Clay, altro californiano che sul finire degli anni Cinquanta fu parte dell’entourage di Ornette Coleman a Los Angeles. Di lui abbiamo già sentito e parlato.

 Evidence (Monk), da «Bridgework», Contemporary 25218-1424-1. James Clay, sax tenore; Cedar Walton, piano; Tony Dumas, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato nel gennaio 1980.



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 Old Folks (Robison-Hill), id.



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domenica 25 gennaio 2015

Creole Love Call (Duke Ellington) (Rahsaan Roland Kirk)

 Rahsaan Roland Kirk leva a Creole Love Call i connotati erotici e, voltala in «tre», la riporta là donde viene, in chiesa, concludendola proprio con un amen in cadenza plagale. Buona domenica!

 Creole Love Call (Ellington-Miley-Jackson), da «Cotton Club Stomp. 1927-1931», Naxos 8.120509. Bubber Miley, Louis Metcalf, tromba; Joe Nanton, trombone; Otto Hardwick, sax alto, clarinetto; Harry Carney, sax baritono, clarinetto; Rudy Jackson, clarinetto; Duke Ellington, piano; Fred Guy, banjo; Wellman Braud, contrabbasso; Sonny Greer, batteria; canta Adelaide Hall. Registrato il 26 ottobre 1928.



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 Creole Love Call, da «The Inflated Tear», Atlantic. Roland Kirk, clarinetto, sax tenore; Ron Burton, piano; Steve Novosel, contrabbasso; Jimmy Hopps, batteria. Registrato nel novembre 1967.



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sabato 24 gennaio 2015

It Ain’t Necessarily So (Walt Dickerson)

 Con un bel Walt Dickerson non si sbaglia mai e oltretutto è un po’ che non siamo visitati dalla sua musica. Lo so, venti minuti di trio su It Ain’t Necessarily So è come chiederti uno sforzo di attenzione, ma ormai saprai che Dickerson non ti fa mai sprecare tempo, dunque abbi fiducia e dammi retta.

 La lunga esecuzione, come sempre con Dickerson, è ordinata da una coscienza strutturale salda e chiara. Per i primi sette minuti il vibrafonista, esposto il tema, vi vola sopra con la sua versione dei sheet of sound mentre basso e batteria procedono regolari prima in tempo tagliato, poi in quattro, ma ignorando i changes della composizione di Gershwin e insistendo invece su un accordo. Sgocciolando note in quel suo caratteristico action painting sonoro, Dickerson non si riferisce più alla melodia. Dal settimo al dodicesimo minuto resta da solo e allora la sua improvvisazione si distende e lavora sul tema, accedendo a polle di sonorità liquida e riverberante. Segue un assolo ricco di suoni spuri di Sirone, che alla fine accenna al tema; il trio raccoglie l’accenno per concludere sul tempo iniziale, stavolta con entrambi gli strumenti melodici in contrappunto libero.

 It Ain’t Necessarily So (G.-I. Gershwin), da «Life Rays», Soul Note 121028-2. Walt Dickerson, vibrafono; Sirone (Norris Jones), contrabbasso; Andrew Cyrille, batteria. Registrato nel febbraio 1982.



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venerdì 23 gennaio 2015

Four Lessons From The Third World (Roswell Rudd)

 Quando  suona il trombone Roswell Rudd, la sonorità è così grande e versicolore, il fraseggio è così  emotivo, intelligente e memorioso, il tempo è così esatto che non si sente la mancanza di un altro strumento.

 Questo assolo, comunque, viene dal disco di duetti inciso da Rudd a Milano nel 1978 con Giorgio Gaslini, disco molto bello da cui ti somministrerò presto qualcosa d’altro.

 Four Lessons From The Third World (Rudd), da «Sharing», Dischi della Quercia  Q 28007. Roswell Rudd, trombone. Registrato nel luglio 1978.



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giovedì 22 gennaio 2015

Beautiful Love – Gary’s Theme (Bill Evans)

 Nell’ultimo periodo, lo sentiamo per esempio in questo famoso concerto di Parigi del 1979, Bill Evans  aveva modificato il suo stile; in parte  si vuole fosse questa una conseguenza dell’uso di cocaina endovena, laddove la sua droga of choice era sempre stata l’eroina.

 Tempi molto più veloci, una gran quantità di note, esecuzioni più «testurali», a densità variabile e a momenti grumose, un ricorso nuovo e frequentissimo alle note ribattute, un tocco più materiale e a momenti greve, voicing più stretti  e, precipitato di tutto questo, una condotta ritmica ancora più mobile del consueto: poco curante delle stanghette di battuta, avanzava liquidamente fra l’inizio e la fine dei chorus, sempre mantenuti saldi, a velocità irregolare. Mirabile il contributo di Marc Johnson, appena venticinquenne, la cui intesa con il pianista appare perfino superiore a quella che aveva mostrato Scott LaFaro. Joe LaBarbera suona bene ma alla fine la batteria resta estranea al flusso musicale principale.

 Beautiful Love (Young-King-Gillespie-Alstyne), da «The Paris Concert Edition Two», Warner Bros 7599-60311-2. Bill Evans, piano; Marc Johnson, contrabbasso; Joe LaBarbera, batteria. Registrato il 16 novembre 1979.



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 Gary’s Theme (McFarland), id.



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mercoledì 21 gennaio 2015

Bitchin’ (Charlie Rouse)

 In questi giorni taglio corto perché mi è arrivata una specie di influenza e faccio un po’ fatica. Qui ricorro al bellissimo disco funky di Charlie Rouse del 1973 di cui ti ho già fatto sentire parecchio, questa volta un blues scorciato e asimmetrico.

 Bitchin’ (Rouse), da «Two Is One», Strata-East SES19746. Charlie Rouse, sax tenore; George Davis, chitarra; Calo Scott, violoncello; Martin Rivera, basso elettrico; David Lee, batteria; Azzedin Weston, conga. Registrato nel 1973.



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martedì 20 gennaio 2015

Twiggy’s Birthday Blues (Brad Mehldau)

 Twiggy’s Birthday Blues (Mehldau), da «Solos: The Jazz Sessions, 2004» (DVD). Brad Mehldau, piano. Registrato nel 2004.



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lunedì 19 gennaio 2015

Rough Ride I (Lucas Niggli)

 Cominciamo la settimana con un ascolto impegnativo ma, credo, rimunerativo. È jazz dalla Svizzera, il trio Zoom del batterista e compositore Lucas Niggli con il forte trombonista tedesco Wogram, già sentito qui con Simon Nabatov e con Aki Takase.

 Rough Ride I (Niggli), da «Rough Ride», Intakt CD 082. Nils Wogram, trombone; Philipp Shaufelberger, chitarra; Lucas Niggli, batteria e percussioni. Registrato il 14 marzo 2002.



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domenica 18 gennaio 2015

Sunday (Lester Young)

 Lester Young comincia il suo assolo in maniera circospetta, poi si distende, anche se non del tutto. Riesce comunque a swingare potentemente, in quella maniera sua autunnale e quasi esausta, essenzialissima, degli ultimi anni.

 Sunday (Coots-Grey), da «Going for Myself», [Verve] Poll Winners Records 27294. Harry «Sweets» Edison, tromba; Lester Young, sax tenore; Lou Stein, piano; Herb Ellis, chitarra; Ray Brown, contrabbasso; Mickey Sheen, batteria. Registrato il 7 febbraio 1958.



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sabato 17 gennaio 2015

Breaking Point (Freddie Hubbard)

 In questo Blue Note del 1964 Freddie Hubbard si presentava per la prima volta alla testa di una sua working band (non sarebbe durata molto), dopo una breve ma già brillantissima carriera da sideman con Blakey, Coltrane, Dolphy, Coleman e altri.

 Breaking Point mette insieme un po’ tutto quello che aveva fatto fino a quel momento, compreso un calypso rollinsiano, ma tenendo le orecchie bene aperte su quanto andava succedendo.

 Breaking Point (Hubbard), da «Breaking Point», Blue Note 7243 5 78728 2 9. Freddie Hubbard, tromba; James Spaulding, sax alto; Ronnie Mathews, piano; Eddie Kahn, contrabbasso; Joe Chambers, batteria. Registrato il 7 maggio 1964.



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venerdì 16 gennaio 2015

Three Minutes From An Afternoon In July – View From Battery Point (Keith Tippett)

 Suggestivi anche i titoli di questi pezzi dal primo disco come leader del pianista inglese Keith Tippett, 1968. Il tutto è molto inglese, compreso l’understatement giusta il quale, in questi due pezzi, il compositore e titolare del disco compare solo per suonare l’accordo finale di Three Minutes.

 Va detto che queste due sono le composizioni più astratte del disco. Sono certo che altre ti sarebbero piaciute di più, ma non è che sono qua per far piacere a te, sai?

 Three Minutes From An Afternoon In July (Tippett), da «You Are Here… I Am There», Esoteric ECLEC 2366. Marc Charig, tromba; Elton Dean sax alto; Nick Evans, trombone; Alan Jackson, glockenspiel. Registrato nel 1968.



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 View From Battery Point (Tippett), id.



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giovedì 15 gennaio 2015

Foxglove (Urbie Green)

 È molto tempo che trascuro quella rubrica a periodicità irregolare, L’angolo del Kitsch, la quale ha sempre riscosso un buon successo.

 Oggi abbiamo una produzione leccatissima e finto-funk nientemeno che di Creed Taylor (CTI), intitolata a Urbie Green, il trombonista che tutti i colleghi di strumento nominano a voce bassa, scoprendosi il capo, e che qua sopra si è già sentito.

 Il Kitsch si deve innanzitutto al fatto che questa musica, che non è spiacevole, in quanto funk è falsa come Giuda e non servono ad autenticarla i musicisti eccellenti che vi prendono parte; e poi al fatto che Foxglove («digitale», la pianta), a cominciare dal minuto 3:40  diventa nullamenoché la wagneriana Morte d’Isotta.

 Foxglove [From Tristan And Isolde] (Wagner), da «The Fox», CTI 7070. Urbie Green, trombone; Jeremy Steig, flauto; Toots Thielemans, armonica; Fred Gripper, piano elettrico; Eric Gale, chitarra; Anthony Jackson, basso elettrico; Andy Newmark, batteria. Registrato nel 1976.



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mercoledì 14 gennaio 2015

Time After Time (Stan Getz)

 Stan Getz, ricordo di aver sentito dire da Gianni Basso, «non è il più grande dei saxofonisti, ma è il più perfetto». Si vuole poi che Coltrane abbia detto: «noi saxofonisti vorremmo tutti suonare come Stan Getz». L’assolo di Getz in Time After Time è davvero prossimo alla perfezione, nel suo ambito e nel suo stile, a cominciare dall’esposizione espressiva e musicalissima del tema; l’improvvisazione, se la trascrivessimo e ne tracciassimo poi un diagramma, mostrerebbe un succedersi di picchi e avallamenti armonioso ed equilibrato già  all’occhio, e una texture che alterna in modo sorprendente eppure logico passaggi filanti e picchi resi più aspri da poche blue note e da un ispessirsi della sonorità.

 Il trio ritmico, qui e in tutto il disco, va come un sogno.

 Time After Time (Styne-Cahn), da «Award Winner», Verve 543 320-2. Stan Getz, sax tenore; Lou Levy, piano; Leroy Vinnegar, contrabbasso; Stan Levey, batteria. Registrato il 2 luglio 1957.



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