Jazz nel pomeriggio

lunedì 4 febbraio 2013

Heaven (Earl Hines)

 Earl Hines qui aveva settant’anni ed era nel pieno della rinascita di carriera che conobbe dal 1964 in poi (morì nel 1983).

 Il livello dell’invenzione musicale in questa antologia ellingtoniana, che richiese quattro anni a essere completata, lascia veramente a bocca aperta. Non solo questo: la qualità delle composizioni induce anche nell’interprete un’analisi del materiali in seguito alla quale, per esempio, l’introduzione e coda a Heaven ricordano Crepuscule With Nellie di Monk.

 Heaven (Ellington), da «Earl Hines Plays Duke Ellington», New World Records 80361. Earl Hines, piano. Registrato nel 1975.



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4 commenti:

LC ha detto...

Il buon vecchio Fatha era – da bravo showman – vanitosissimo, come dimostrano i suoi leggendari parrucchini che sembravano intagliati con lo scalpello; tanto da arrivar pure ad alleggerirsi di un paio d'anni l'età e far credere per decenni che fosse nato nel 1905, anche al suo biografo ufficiale Stanley Dance. Era invece del 1903. Due anni non sembrano niente, ma per lui chissà quanto volevano dire.

LC ha detto...

E aggiungo che più lo ascolto, più mi convinco che, tutto considerato, Hines sia stato il più grande pianista nella storia del jazz. Non amo far classifiche, ma questo è forse l'unico caso in cui mi senta di compilarne una.

Jazz nel pomeriggio ha detto...

Sono d'accordo sul primato di Hines perfno su Art Tatum. E anche sulla vanità, in generale, dei jazzmen: più vicino a noi, Sam Rivers è riuscito per quasi tutta la vita a calarsi ben sette anni.

LC ha detto...

Come Andrew Hill, uno dei più grandi bugiardi del jazz, che non solo si era calato l'età di sei anni ma aveva pure sostenuto per decenni di essere nato a Haiti (e invece, più prosaicamente, era di Chicago:-)