Jazz nel pomeriggio

giovedì 21 febbraio 2013

Black Codes (Wynton Marsalis)

 L’esposizione e sovraesposizione, diciamo così, politica di Wynton Marsalis, nonché la sua indole polemica, ne hanno spesso messo in ombra il talento; e comunque io penso che anche le sue posizioni politiche siano state male intese e spesso non in buona fede.

 Non che tutti i dischi che ha fatto diano del suo talento testimonianza attendibile: io trovo specialmente indigesto quel panettone musicale che gli valse una quindicina d’anni fa il Pulitzer, «Blood In The Fields». Di sicuro, invece, gli rende giustizia questo disco del 1985 con il suo allora formidabile quintetto e già corredato delle ingombranti note di Stanley Crouch, composte tutte in maiuscolo.

 No, dico – apprezza la grandiosità dell’entrata di Wynton, al minuto 1:26.

 Black Codes (Marsalis), da «Black Codes (From The Underground)», Columbia 4687112. Wynton Marsalis, tromba; Branford Marsalis, sax soprano; Kenny Kirkland, piano; Charnett Moffett, contrabbasso; Jeff «Tain»Watts, batteria. Registrato nel gennaio 1985.



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10 commenti:

negrodeath ha detto...

Pezzo fantastico da un disco fantastico. Sono d'accordissimo sulla tua introduzione e sul fraintendimento, a volte in malafede e strumentale delle sue idee. A me piace molto pure Blood On The Fields. Non certo un ascolto leggero, però...

Marco Bertoli ha detto...

Bentornato!

negrodeath ha detto...

Ehi, io vengo quotidianamente, solo che raramente ho qualcosa da aggiungere! :)

Marco Bertoli ha detto...

Un tuo guest post sarebbe sempre accolto a braccia aperte, non c'è nemmeno bisogno che lo dica.

LC ha detto...

Questo disco, secondo me, è ancora – a distanza di quasi trent'anni – il risultato più alto ottenuto da Marsalis. E gran parte del merito va allo straordinario Kenny Kirkland, pianista quanto mai sottovalutato e oggi colpevolmente dimenticato.

LC

Paolo Lancianese ha detto...

Penso anch'io che su Marsalis gravino molti, troppi pregiudizi - e basterebbe solo questo disco per mettere a tacere ogni detrattore. Certo è però che lui fa di tutto per alimentarli, quei pregiudizi, uscendosene neanche troppo raramente con roba improponibile come, fra le cose più recenti, il disco con Eric Clapton. Che proprio non si può ascoltare. (Meglio quello con Willie Nelson, ma anch'esso sostanzialmente inutile, secondo me).

Marco Bertoli ha detto...

Queste due sue uscite, effettivamente, mi mancano.

Paolo Lancianese ha detto...

Sarebbero tre. Oltre a quello con Clapton, ci sono due dischi con Willie Nelson: il primo del 2008 ("Two Men with the Blues") e il secondo del 2011 ("Here We Go Again. Celebratin the Genius of Ray Charles"). Mentre scrivevo avevo in mente quest'ultimo; il primo già ha più senso.

Marco Bertoli ha detto...

Avrà voluto smentire chi lo dice snob e razzista…

negrodeath ha detto...

Il disco che Nelson (parlo del primo) è certamente superfluo, ma ha il pregio di essere molto divertente, si sente proprio che i due si divertono e i brani rendono benissimo. Quello con Clapton fa proprio cagare scorpioni. Clapton sembra capitato lì per errore e c'è un punto dove cerca di fare il verso ad Armstrong in cui lo pcchieresti a sangue. E poi è un chitarrista noiosissimo.