Jazz nel pomeriggio

lunedì 8 ottobre 2012

The Chess Players (Art Blakey & The Jazz Messengers)

 «The Big Beat» (1960) è il primo disco dei Jazz Messengers di Art Blakey che presenti Wayne Shorter come sax tenore titolare, oltre che autore di tre dei sei pezzi.

 Shorter si era già illustrato come saxofonista e compositore molto personale in qualche disco a nome proprio e come sideman, per esempio di Wynton Kelly. The Chess Players, che apre il disco, è un bellissimo tema di 32 battute più coda la cui sezione A è movimentata da un effetto di «stop and go»: chiaro fonosimbolismo dello svolgersi di una partita di scacchi, con la mossa di un giocatore e, dopo una breve pausa, la contromossa dell’altro. Nel bridge e nella ripresa l’attenzione del solista è mantenuta vigile con una serie di risoluzioni evitate e con un turnaround su pedale.

 Il quintetto assemblato quell’anno da Blakey era fantastico e chiedo che non passi inosservato l’apporto essenziale e poderoso del contrabbassista Jymie Merritt.

 The Chess Players (Shorter), da «The Big Beat», Blue Note CDP 7 46400 2. Lee Morgan, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Bobby Timmons, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 6 marzo 1960.



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4 commenti:

Anonimo ha detto...

I miei Messengers preferiti, poderosi e trascinanti come tutte le grandi formazioni di Blakey, ma con Shorter a metterci dentro quel quid in più di struttura e complessità. Disco fantastico.
M.G.

Marco Bertoli ha detto...

Sì, credo anch'io che sia la loro formazione più bella, superiore anche a quella successiva con Hubbard, Fuller e Walton. La front line di Shorter e Morgan era magica; Morgan aveva un attaccamento particolarissimo a Shorter.

Paolo Lancianese ha detto...

E nello stesso anno, stessa formazione, un altro disco capolavoro, "A Night in Tunisia", con un altro straordinario pezzo di Shorter, "Sincerely Diana".

Marco Bertoli ha detto...

A Shorter compositore andrebbe dedicato un blog intero… Non ho intenzione di aprirlo io, però, nell'ambito di un certo «rinnovamento strutturale» di cui ritengo che Jnp avrà presto bisogno, potrei pensare di dedicargli una serie di post, magari una serie collaborativa, con le composizioni shorteriane preferite del Lancianese, di M.G., etc.