Jazz nel pomeriggio

venerdì 19 ottobre 2012

’Round About Midnight - Fire Waltz - Someday My Prince Will Come (Mal Waldron)

 La musica di Mal Waldron evocava solitudine e penombra più che malinconia o cupezza. Quasi immobile nella sua paucità di note e di colori, come in attesa della musica, Waldron era un pianista Zen, anche in un club rumoroso quanto una segheria, con un pianoforte dilapidato e una presa di suono di second’ordine.

 Emerge in questo disco postumo, favorita dalla sola compagnia di Friesen, impeccabile e a momenti ispirato,  la derivazione di Waldron da Bud Powell: tocco greve, frasi lunghe con un uso qui più ridotto del solito di block chords, sinistra ossificata ad appoggiare settime. ’Round Midnight, resa con un’agogica impassibile, scolpita, con un trattamento armonico che ne rileva i cromatismi, e senza alcuna concessione all’atmosfera, mostra la distanza presa negli anni da quel modello. Fire Waltz è più vicino alla versione originale (in «The Quest») che a quella famosa del Five Spot, entrambe con Dolphy: dopo un’introduzione a quinte discendenti, gioca sulle ambiguità metriche del 4 su 3 e su accorti trapassi dal 3/4 al 4/4 al 6/8; Someday My Prince Will Come è volutamente funereo; del valzerino prediletto da Bill Evans non reca più nemmeno il ricordo.

 ’Round About Midnight (Monk), da «Remembering Mal», Soul Note 121398-2. Mal Waldron, piano; David Friesen, contrabbasso. Registrato nel luglio 1985.



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 Fire Waltz (Waldron), id.



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 Someday My Prince Will Come (Churchill-Marey), id.



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6 commenti:

lillo ha detto...

pura luce!

conoscevo appena di nome questo pianista. credo che mi comprerò il disco.

Anonimo ha detto...

Waldron, tra gli immensi (perché io lo sistemo lì e se non siete d'accordo con me... peste vi colga) è uno dei più originali, difficili da collocare, sfuggenti e stimolanti. E uno di quelli invecchiati meglio, anzi, invecchiati poco o niente, se non per l'ufficio anagrafico. Perché la sua musica, il suo modus operandi, la sua mente erano così "a parte" da non essere catturati in toto da un periodo, una corrente, una tendenza. E così i suoi lavori degli anni ottanta e novanta si rivelano vivi, coerenti, personali, così distanti dai tentativi di altri della sua generazione, impegnati a ripetersi per tutta la vita o a cercare goffamente di afferrare e capire, senza riuscirci, suoni nuovi e alieni.I caratteri primari del suo pianismo li ha sopra enucleati il padrone di casa, il signor Marco Jnp, come meglio sarebbe stato difficile fare. Dico solo che chi ha avuto la fortuna di ammirarlo dal vivo (ad esempio a Genova nel 1996 accompagnando Daniela Satragno) non può scordare quel senso di sospensione oscura e di attesa misteriosa che sapeva determinare con poche note, prosciugando tutto il possibile ed il superfluo.
M.G.

Marco Bertoli ha detto...

Grazie dell'attenzione, miei cari. Sono contento che Lillo abbia ancora da scoprire questo artista squisito.

M.G., fra un attimo controlla la tua posta.

LC ha detto...

Molti anni fa ho avuto il piacere e l'onore di organizzare qualche concerto di Waldron, sia da solo, sia con Lacy o con Roberto Ottaviano. Negli ultimi tempi la durata dei suoi brani era regolata da quella della sigaretta More che accendeva all'inizio e posava sul pianoforte. La fine di un brano serviva essenzialmente ad accenderne un'altra.

LC

Marco Bertoli ha detto...

Non sembra una pratica Zen?

LC ha detto...

Credo che fosse proprio così, in effetti

LC