martedì 10 settembre 2013
[Comunicazione di servizio] Franco D’Andrea al MiTo
Questa sera alle 21, nell’ambito del festival MiTo, si esibisce al teatro Manzoni di Milano Franco D’Andrea nella formazione e con il programma del suo bellissimo disco doppio dell’anno scorso, «Traditions and Clusters», premiato «miglior disco dell’anno» dal referendum di Musica Jazz. Come nel disco, ci sarà ospite Han Bennink ma, a differenza che nel disco, staserà apparirà anche Dave Douglas.
Memoires (Leo Cuypers)
Leo Cuypers (1947), compositore e pianista olandese, si è distinto su quella scena per una vena melodica memore del jazz dei sudafricani anglicizzati – qui suona infatti uno di loro, Harry Miller. Ad ogni modo a fare un po’ di casino provvede Willem Breuker.
La «Zeeland Suite» da cui viene questa Memoires era un programma televisivo in cui il Willem Breuker Kollektief, proprio nella formazione che si sente qui, girava e suonava per le campagne e gli scali merci di quel placido paese, sotto lo sguardo benigno e scettico, quando non bovinamente impassibile, di animali e lavoratori portuali.
Memoires (Cuypers), da «Zeeland Suite», BvHaast CD 9307. Willem van Manen, trombone; Bob Driessen, sax soprano; Willem Breuker, clarinetto basso; Leo Cuypers, piano; Harry Miller, Arjen Gorter, contrabbasso; Martin van Duynhoven, batteria. Registrato il 19 settembre 1977.
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La «Zeeland Suite» da cui viene questa Memoires era un programma televisivo in cui il Willem Breuker Kollektief, proprio nella formazione che si sente qui, girava e suonava per le campagne e gli scali merci di quel placido paese, sotto lo sguardo benigno e scettico, quando non bovinamente impassibile, di animali e lavoratori portuali.
Memoires (Cuypers), da «Zeeland Suite», BvHaast CD 9307. Willem van Manen, trombone; Bob Driessen, sax soprano; Willem Breuker, clarinetto basso; Leo Cuypers, piano; Harry Miller, Arjen Gorter, contrabbasso; Martin van Duynhoven, batteria. Registrato il 19 settembre 1977.
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lunedì 9 settembre 2013
Xenobiosis (Part 1) (Albert Mangelsdorff) - It’s All Right With Me (Jonah Jones)
Free jazz europeo prodotto nel 1973 dalla Radio tedesca. Il quintetto è composto di notabili del jazz tedesco di quegli anni, soprattutto i due saxofonisti, ma l’esecuzione è dominata dal trombone di Albert Mangelsdorff.
Poi, to round things up, Jonah Jones e il suo quartetto. Oggi, se capita, fra i miei lettori saranno di più quelli che conoscono Mangelsdorff, ma questo trombettista, con questo quartetto, all’apice della carriera vendeva dischi a milioni.
Xenobiosis (Part 1) (Mangelsdorff), da «Hannover, 1973», NDR Jazz Workshop 93. Albert Mangelsdorff, trombone; Heinz Sauer, sax tenore; Gerd Dudek, sax tenore e soprano; J. B. «Buschi» Niebergall, contrabbasso; Peter Giger, batteria. Registrato il 18 ottobre 1973.
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It’s All Right With Me (Cole Porter), da «At The Embers», Mosaic. Jonah Jones, tromba; George Rhodes, piano; John Browne, contrabbasso; Harold Austin, batteria. Registrato il 22 febbraio 1956.
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Poi, to round things up, Jonah Jones e il suo quartetto. Oggi, se capita, fra i miei lettori saranno di più quelli che conoscono Mangelsdorff, ma questo trombettista, con questo quartetto, all’apice della carriera vendeva dischi a milioni.
Xenobiosis (Part 1) (Mangelsdorff), da «Hannover, 1973», NDR Jazz Workshop 93. Albert Mangelsdorff, trombone; Heinz Sauer, sax tenore; Gerd Dudek, sax tenore e soprano; J. B. «Buschi» Niebergall, contrabbasso; Peter Giger, batteria. Registrato il 18 ottobre 1973.
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It’s All Right With Me (Cole Porter), da «At The Embers», Mosaic. Jonah Jones, tromba; George Rhodes, piano; John Browne, contrabbasso; Harold Austin, batteria. Registrato il 22 febbraio 1956.
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domenica 8 settembre 2013
Carolina Shout I, II (James P. Johnson)
Carolina Shout è la composizione più famosa di James P. Johnson, il padre dello stride piano newyorkese, ed è il vero banco di prova del pianista stride. Non so quanto di ciò appaia a chi non abbia nessuna pratica del pianoforte, ma lo stride è uno stile tecnicamente molto impegnativo; una semplice occhiata a una trascrizione di Carolina Shout come la eseguono Johnson o Fats Waller incute rispetto.
Nella sua struttura politematica, la parentela di primo grado dello stride originale con il ragtime è evidente; addirittura, a quest’altezza, una composzione come Carolina Shout, che qui ascolti nella prima versione datane dal suo autore, può senz’altro definirsi un ragtime scorciato. Questi legami sono forse più evidenti nella contemporanea versione «orchestrale» che segue.
Carolina Shout (Johnson), da «Harlem Stride Piano 1921-1929», Hot’n Sweet 151032. James P. Johnson, piano. Registrato il 18 ottobre 1921.
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Carolina shout, ib. Johnson con gruppo strumentale non identificato: cornetta, tombone, clarinetto, sax soprano, banjo, tuba, batteria. Registrato prob. nell’ottobre 1921.
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Nella sua struttura politematica, la parentela di primo grado dello stride originale con il ragtime è evidente; addirittura, a quest’altezza, una composzione come Carolina Shout, che qui ascolti nella prima versione datane dal suo autore, può senz’altro definirsi un ragtime scorciato. Questi legami sono forse più evidenti nella contemporanea versione «orchestrale» che segue.
Carolina Shout (Johnson), da «Harlem Stride Piano 1921-1929», Hot’n Sweet 151032. James P. Johnson, piano. Registrato il 18 ottobre 1921.
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Carolina shout, ib. Johnson con gruppo strumentale non identificato: cornetta, tombone, clarinetto, sax soprano, banjo, tuba, batteria. Registrato prob. nell’ottobre 1921.
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sabato 7 settembre 2013
Tea For Two - Goin’ Out Of My Head (Bill Frisell)
Arrivo sempre in ritardo sulle cose di jazz contemporaneo, quando pure ci arrivo. Non capita spesso che mi piacciano e quasi mai che mi ci diverta ed è dunque con lieta meraviglia che ti comunico che questo disco non recentissimo di Bill Frisell non solo mi è piaciuto ma mi ha proprio divertito e in particolare lo hanno fatto queste due versioni di canzoni stranote, la seconda perfino in sospetto di filologia.
Un giorno ti parlerò più a lungo di Bill Frisell, soprattutto te ne farò sentire qualcosa. Dev’essere questa la prima volta che ci capita a tiro.
Tea For Two (Youmans-Caesar), da «Beautiful Dreamers», Savoy 17799. Bill Frisell, chitarre; Eyvind Kang, viola; Rudy Roynston, batteria. Registrato in marzo o aprile 2010.
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Goin’ Out Of My Head (Randazzo-Weinstein), id.
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Un giorno ti parlerò più a lungo di Bill Frisell, soprattutto te ne farò sentire qualcosa. Dev’essere questa la prima volta che ci capita a tiro.
Tea For Two (Youmans-Caesar), da «Beautiful Dreamers», Savoy 17799. Bill Frisell, chitarre; Eyvind Kang, viola; Rudy Roynston, batteria. Registrato in marzo o aprile 2010.
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Goin’ Out Of My Head (Randazzo-Weinstein), id.
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venerdì 6 settembre 2013
I’m Old Fashioned - Pari Passu (Red Mitchell)
Quando su Jazz nel pomeriggio ha fatto comparsa Red Mitchell, non è quasi mai passato inosservato. Mitchell, uno dei più insigni contrabbassisti del jazz, come solista non ha probabilmente avuto pari, e includo nella ricognizione anche Pettiford, Mingus e LaFaro. Di questo disco del 1961 – un altro con una copertina sadica (di William Claxton, nientemeno), questa volta da denuncia all’ispettorato del lavoro – Mitchell condivide la leadership con Harold Land, vecchia conoscenza di Jnp. Si tratta della stessa formazione californiana che il giugno precedente aveva registrato un altro bel disco, a nome del trombettista Carmell Jones, solo che al contrabbasso lì c’era Gary Peacock.
I’m Old Fashioned è una ballad la cui esecuzione più famosa è forse quella di Coltrane in «Blue Train»; qui è presa a un tempo medio e senza languori, Land e Jones non vi suonano. Di Mitchell, che qui prende due assoli, non serve dire niente; t’invito piuttosto ad aprire bene le orecchie a Frank Strazzeri (1930), pianista che era arrivato a Los Angeles da New Orleans. È lui il compositore di Pari Passu, un bebop romp ma ben pettinato, alla californiana, in insolita forma AA' con interludi, eseguito a quintetto pieno.
I’m Old Fashioned (Mercer-Kern), da «Hear Ye!!!!», (Atlantic) Koch KOC-CD 8533. Frank Strazzeri, piano; Red Mitchell, contrabbasso; Leon Pettis, batteria. Registrato il 13 dicembre 1961.
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Pari Passu (Strazzeri), ib. più Carmell Jones, tromba, e Harold Land, sax tenore.
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I’m Old Fashioned è una ballad la cui esecuzione più famosa è forse quella di Coltrane in «Blue Train»; qui è presa a un tempo medio e senza languori, Land e Jones non vi suonano. Di Mitchell, che qui prende due assoli, non serve dire niente; t’invito piuttosto ad aprire bene le orecchie a Frank Strazzeri (1930), pianista che era arrivato a Los Angeles da New Orleans. È lui il compositore di Pari Passu, un bebop romp ma ben pettinato, alla californiana, in insolita forma AA' con interludi, eseguito a quintetto pieno.
I’m Old Fashioned (Mercer-Kern), da «Hear Ye!!!!», (Atlantic) Koch KOC-CD 8533. Frank Strazzeri, piano; Red Mitchell, contrabbasso; Leon Pettis, batteria. Registrato il 13 dicembre 1961.
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Pari Passu (Strazzeri), ib. più Carmell Jones, tromba, e Harold Land, sax tenore.
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mercoledì 4 settembre 2013
Vote For Mr. Rhythm (Ella Fitzgerald)
A grande e generica richiesta («metti una cantante»), ecco Ella Fitzgerald diciannovenne con l’orchestra di Chick Webb. La canzoncina vale poco ma, a denotare il prestigio di cui la ragazza godeva, osserva come sia lei, e non l’orchestra, a enunciare la melodia nel primo chorus. Orchestra magnifica, fra l’altro, e qui in formazione risplendente. L’arrangiamento, probabilmente, è di Edgar Sampson.
Vote For Mr. Rhythm (Robin-Rainger-Siegel), da «Ella Fitzgerald - The Early Years, Vol. 1», GRP GRD-2-618. Mario Bauza, Bobby Stark, Taft Jordan, tromba; Sandy Williams, Claude Jones, trombone; Pete Clark, clarinetto, sax alto; Louis Jordan, sax alto; Elmer Williams, sax tenore; Wayman Carver, sax tenore; Tommy Fulford, piano; Beverley Peer, contrabbasso; John Trueheart, chitarra; Chick Webb, batteria. Registrato il 29 ottobre 1936.
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Vote For Mr. Rhythm (Robin-Rainger-Siegel), da «Ella Fitzgerald - The Early Years, Vol. 1», GRP GRD-2-618. Mario Bauza, Bobby Stark, Taft Jordan, tromba; Sandy Williams, Claude Jones, trombone; Pete Clark, clarinetto, sax alto; Louis Jordan, sax alto; Elmer Williams, sax tenore; Wayman Carver, sax tenore; Tommy Fulford, piano; Beverley Peer, contrabbasso; John Trueheart, chitarra; Chick Webb, batteria. Registrato il 29 ottobre 1936.
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martedì 3 settembre 2013
If I Should Lose You (Roy Haynes)
Rahsaan Roland Kirk fa fuoco e fiamme in questo Impulse! di Roy Haynes del 1962, disco che gode di un semi-culto anche per la strana foto di copertina che vede i quattro sperduti nella boscaglia – il setting meno verosimile per dei jazzmen newyorkesi – con gli strumenti in mano (Kirk ha anche quello che pare un caducéo), eccetto Flanagan, ovviamente. Il quartetto americano Mostly Other People Do The Killing, che si diverte a replicare esattamente nelle copertine dei propri le copertine di dischi famosi, ha copiato anche questa.
Qui, suonando lo stritch (una specie di sax contralto diritto, a cui aveva applicato una campana più larga), Kirk ricorda per non brevi tratti Eric Dolphy.
If I Should Lose You (Robin-Rainger), da «Out of the Afternoon», Impulse 051180-2. Rahsaan Roland Kirk, stritch; Tommy Flanagan, piano; Henry Grimes, contrabbasso; Roy Haynes, batteria. Registrato il 16 maggio 1962.
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Qui, suonando lo stritch (una specie di sax contralto diritto, a cui aveva applicato una campana più larga), Kirk ricorda per non brevi tratti Eric Dolphy.
If I Should Lose You (Robin-Rainger), da «Out of the Afternoon», Impulse 051180-2. Rahsaan Roland Kirk, stritch; Tommy Flanagan, piano; Henry Grimes, contrabbasso; Roy Haynes, batteria. Registrato il 16 maggio 1962.
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lunedì 2 settembre 2013
[Guest post #40] Sergio Pasquandrea & Eddie Daniels e Roger Kellaway
Sergio Pasquandrea s’imbatte in due musicisti che non conosce. Non tarda ad accorgersi che sono due padreterni e subito ne fa parte ai suoi amici di Jnp: che li conoscono già, ma sono lo stesso contenti e grati.
Il mestiere del recensore è un po’ così. Trovi dischi belli, dischi brutti, dischi noiosi, dischi interessanti, dischi che ti pare di aver già ascoltato e dischi che ti sorprendono.
Poi capita anche di mettere nel lettore il cd di due nomi che non hai mai sentito (anzi, no: di Eddie Daniels conoscevo il nome, ma non l’avevo mai ascoltato; Roger Kellaway, invece, mi era del tutto ignoto; comunque, sia benedetta Wikipedia) e di imbatterti in questa meraviglia di omaggio ellingtoniano. Dove si fa esattamente come ai vecchi tempi: si suonano i temi e poi ci si improvvisa sopra. What you hear is what you get.
Il disco è talmente bello – e dico proprio bello, nel senso platonico della parola – che ogni traccia è un gioiellino e c’è solo l'imbarazzo della scelta. Quindi vi propongo I’m Beginning To See The Light e Creole Love Call, per il semplice motivo che sono il primo e il secondo brano del disco. Il resto lo lascio alla vostra iniziativa.
(A proposito: in quattro tracce, interviene anche James Holland, violoncellista classico, che non improvvisa, ma funziona sorprendentemente bene. Tanto per gradire).
I’m Beginning To See The Light (Ellington-George-Hodges-James), da «Duke At The Roadhouse», Ipo IPOC1024. Roger Kellaway, piano; Eddie Daniels, clarinetto. Registrato nell'ottobre 2012.
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Creole Love Call (Ellington), id.
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domenica 1 settembre 2013
Deep Creek (Jelly Roll Morton)
Vado sul sicuro, questa domenica di primo settembre, non con un capolavoro, ma con un gran capolavoro di Jelly Roll Morton, nella sua prima seduta di registrazione newyorkese del 1928 per la Victor.
Jelly Roll veniva da Chicago, dove, con i Red Hot Peppers, aveva fissato su cera la sua visione trasfigurata delle musica di New Orleans; Jazz nel pomeriggio ne ha dato conto. Qui, a New York, era già un passo avanti, accostando a modo suo una vena moody della musica che in quel periodo, in città, andava minando Duke Ellington (il quale, parecchi anni dopo, avrebbe assunto il clarinettista di questa seduta, Russell Procope).
Stupenda, data l’epoca, la resa sonora di questa registrazione.
Deep Creek (Morton), da «Jelly Roll Morton», JSP Jazzbox 309. Jelly Roll Morton and His Orchestra: Ed Anderson, Edwin Swayzee, tromba; William Cato, trombone; Russell Procope, clarinetto; Paul Barnes, sax soprano; Joe Garland, sax tenore; Lee Blair, chitarra; Bass Moore, tuba; Manzie Johnson, batteria. Registrato il 6 dicembre 1928.
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Jelly Roll veniva da Chicago, dove, con i Red Hot Peppers, aveva fissato su cera la sua visione trasfigurata delle musica di New Orleans; Jazz nel pomeriggio ne ha dato conto. Qui, a New York, era già un passo avanti, accostando a modo suo una vena moody della musica che in quel periodo, in città, andava minando Duke Ellington (il quale, parecchi anni dopo, avrebbe assunto il clarinettista di questa seduta, Russell Procope).
Stupenda, data l’epoca, la resa sonora di questa registrazione.
Deep Creek (Morton), da «Jelly Roll Morton», JSP Jazzbox 309. Jelly Roll Morton and His Orchestra: Ed Anderson, Edwin Swayzee, tromba; William Cato, trombone; Russell Procope, clarinetto; Paul Barnes, sax soprano; Joe Garland, sax tenore; Lee Blair, chitarra; Bass Moore, tuba; Manzie Johnson, batteria. Registrato il 6 dicembre 1928.
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sabato 31 agosto 2013
Our Delight - America The Beautiful - Moon Of Manakoora (Jimmy Rowles)
Grandi pianisti e pianoforti scassati, una classica ricorrenza nel jazz. Jimmy Rowles l’abbiamo appena sentito con Richie Kamuca; qui è in una serie di registrazioni private, live, effettuate nel 1968 a Burbank e pubblicate trent’anni dopo. Jimmy vi suona in piena libertà di stile e di repertorio con l’aria di divertirsi un mondo.
E ora un quiz la cui soluzione richiedo a Luca Conti: l’introduzione che Rowles appone qui a Our Delight, la notissima composizione di Tadd Dameron, è una sua invenzione, è un’altra canzone che non riconosco (mi sembra la cosa più probabile) o è forse proprio il «verse» di Our Delight, che io non ho mai sentito (ma non credo proprio)? Altra stranezza: il disco si conclude con una brevissima esecuzione di quella che è presentata nelle note come The Chess Players di Wayne Shorter, ma che palesemente è un’altra cosa, se questa lunga estate calda non mi ha appassito le orecchie.
Our Delight (Dameron), da «Our Delight», V.S.O.P. 99. Jimmy Rowles, piano; Chuck Berghofer, contrabbasso; Larry Bunker, batteria. Registrato nell’aprile 1968.
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America The Beautiful (Bates) - Moon of Manakoora (Ward), id.
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E ora un quiz la cui soluzione richiedo a Luca Conti: l’introduzione che Rowles appone qui a Our Delight, la notissima composizione di Tadd Dameron, è una sua invenzione, è un’altra canzone che non riconosco (mi sembra la cosa più probabile) o è forse proprio il «verse» di Our Delight, che io non ho mai sentito (ma non credo proprio)? Altra stranezza: il disco si conclude con una brevissima esecuzione di quella che è presentata nelle note come The Chess Players di Wayne Shorter, ma che palesemente è un’altra cosa, se questa lunga estate calda non mi ha appassito le orecchie.
Our Delight (Dameron), da «Our Delight», V.S.O.P. 99. Jimmy Rowles, piano; Chuck Berghofer, contrabbasso; Larry Bunker, batteria. Registrato nell’aprile 1968.
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America The Beautiful (Bates) - Moon of Manakoora (Ward), id.
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venerdì 30 agosto 2013
The Shining Sea (David Allyn)
The Shining Sea (Mandel), da «Don’t Look Back», Xanadu 101. David Allyn con Barry Harris, piano. Registrato il 27 o il 28 febbraio 1975.
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giovedì 29 agosto 2013
Sylvia’s Place - A Nightingale Sang In Berkeley Square (Stanley Cowell)
Non ascolto quasi mai la musica quando scrivo e se lo faccio, e la scrittura non ne riporta danni, non è detto che questo deponga bene sulla musica. Come che sia, lavoro da qualche minuto in compagnia di un quartetto di Stanley Cowell con Steve Coleman più mellow del solito. Il minimo che possa dirne è che la scrittura finora non mi pare ne risenta.
Sylvia’s Place (Cowell), da «Back To The Beautiful», Concord CCD-4398. Steve Coleman, sax alto; Stanley Cowell, piano; Santi DeBriano, contrabbasso; Joe Chambers, batteria. Registrato nel luglio 1989.
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A Nightingale Sang In Berkeley Square (Maschwitz-Sherwin), ib. Stanley Cowell, piano.
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Sylvia’s Place (Cowell), da «Back To The Beautiful», Concord CCD-4398. Steve Coleman, sax alto; Stanley Cowell, piano; Santi DeBriano, contrabbasso; Joe Chambers, batteria. Registrato nel luglio 1989.
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A Nightingale Sang In Berkeley Square (Maschwitz-Sherwin), ib. Stanley Cowell, piano.
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mercoledì 28 agosto 2013
Sem Mais Chorar (Dwike Mitchell)
Dwike Mitchell, del duo Mitchell-Ruff, è morto l’aprile scorso a ottantatré anni. Lo ricordo fuori tempo, per i pochi lettori miei di fine estate e per i meno ancora che si ricordano chi sia stato (qui si è sentito un paio di volte).
Era un grande romantico, il vecchio Ivory – suo vero nome – , ed era un pianista molto bravo, una specie di impressionista via Oscar Peterson. Uno dei tanti che ha dato al jazz più di quanto abbia ricevuto, e che ha portato via con sé una qualche cosa, fosse grande o piccola, che non riavremo più: forse solo l’inclinazione e la capacità di suonare senza ironia, senza cinismo, una dolce melodia.
Sem Mais Chorar (Candinho-Lula Freire), da «A viagem», Forma 102VDL. Dwike Mitchell, piano. Registrato nel 1966.
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Era un grande romantico, il vecchio Ivory – suo vero nome – , ed era un pianista molto bravo, una specie di impressionista via Oscar Peterson. Uno dei tanti che ha dato al jazz più di quanto abbia ricevuto, e che ha portato via con sé una qualche cosa, fosse grande o piccola, che non riavremo più: forse solo l’inclinazione e la capacità di suonare senza ironia, senza cinismo, una dolce melodia.
Sem Mais Chorar (Candinho-Lula Freire), da «A viagem», Forma 102VDL. Dwike Mitchell, piano. Registrato nel 1966.
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martedì 27 agosto 2013
Emergency - Via The Spectrum Road (Tony Williams & Lifetime)
Il propriamente detto jazz-rock, che predata la fusion ed è grosso modo contemporaneo al progressive rock, aveva un approccio intellettuale più onesto ai suoi materiali, forse più ingenuo ma anche per questo più fertile, più creativo di tanta musica che è seguita su linee apparentemente simili, e questo è vero tanto del ciclopico trio «Lifetime», nominalmente cooperativo, in realtà di Tony Williams, quanto del primo «Return To Forever» di Chick Corea, che pure ascolteremo insieme fra non molto. Sono dischi in cui i musicisti suonano quello che sanno suonare, cioè il jazz, prendendo dal rock tutto quello che possono. Di fusione e di progresso, direi, se ne infischiano bellamente.
Non voglio attentarmi a sceverare queste esecuzioni nei loro elementi stilistici costitutivi, non ne sarei nemmeno capace. Per me questo è jazz (nonché, in certa misura, rock) originale, creativo e vivissimo, architettato da un grande del jazz (Williams) in associazione con un jazzista di grande talento (Young) e con uno strumentista che, abbandonato a sé, ha sempre prodotto del kitsch aggressivo ma che qui, dimentico di se stesso, contribuisce invece al progetto generale, soprattutto con la sua sonorità caratteristica e, in Via The Spectrum Road, anche con la sua voce cruda e ineducata.
«Emergency!» è famoso per godere della peggiore presa di suono ascoltabile in quegli anni in un disco registrato in studio. Io non so proprio dire.
Emergency (Williams), da «Emergency!», Polydor 849 068-2. John McLaughlin, chitarra; Larry Young, organo; Tony Williams, batteria. Registrato il 26 maggio 1969.
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Via The Spectrum Road (Hall-Williams), id.
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Non voglio attentarmi a sceverare queste esecuzioni nei loro elementi stilistici costitutivi, non ne sarei nemmeno capace. Per me questo è jazz (nonché, in certa misura, rock) originale, creativo e vivissimo, architettato da un grande del jazz (Williams) in associazione con un jazzista di grande talento (Young) e con uno strumentista che, abbandonato a sé, ha sempre prodotto del kitsch aggressivo ma che qui, dimentico di se stesso, contribuisce invece al progetto generale, soprattutto con la sua sonorità caratteristica e, in Via The Spectrum Road, anche con la sua voce cruda e ineducata.
«Emergency!» è famoso per godere della peggiore presa di suono ascoltabile in quegli anni in un disco registrato in studio. Io non so proprio dire.
Emergency (Williams), da «Emergency!», Polydor 849 068-2. John McLaughlin, chitarra; Larry Young, organo; Tony Williams, batteria. Registrato il 26 maggio 1969.
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Via The Spectrum Road (Hall-Williams), id.
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domenica 25 agosto 2013
A Dizzy Atmosphere - Hot House (Richie Kamuca)
Richie Kamuca (1930-1977), quel saxofonista così bravo e appartato, registrò questo disco come omaggio a Charlie Parker nel 1977, l’anno stesso della sua morte. A sottolinearne il carattere di rispettosa offerta, in quest’occasione volle usare il sax alto, non il tenore, che era il suo strumento. Non fece gran differenza: proprio come Parker le poche volte che aveva usato il sax tenore, Kamuca, con il contralto, suonava alla propria identica maniera. Diciamo che risulta piacevolmente inconsueto questo contralto cool, tranquillo, privo dei margini un po’ isterici che quasi sempre nel jazz moderno ne connotano sonorità e fraseggio, soprattutto in una Dizzy Atmosphere presa a tempo più comodo del solito.
Porta tutta l’attenzione che puoi e poi ancora agli accompagnamenti e agli assoli di Jimmy Rowles: di una sicurezza, di una misura del gesto e allo stesso tempo di un’audacia stilizzata e astratta da non potersi meglio definire che come vero e proprio saggio di sprezzatura di un grande musicista di jazz.
A Dizzy Atmosphere (Gillespie), da «Charlie», Concord CJ 96. Blue Mitchell, tromba; Richie Kamuca, sax alto; Jimmy Rowles, piano; Ray Brown, contrabbasso; Donald Bailey, batteria. Registrato nel 1977.
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Hot House (Dameron), id.
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Porta tutta l’attenzione che puoi e poi ancora agli accompagnamenti e agli assoli di Jimmy Rowles: di una sicurezza, di una misura del gesto e allo stesso tempo di un’audacia stilizzata e astratta da non potersi meglio definire che come vero e proprio saggio di sprezzatura di un grande musicista di jazz.
A Dizzy Atmosphere (Gillespie), da «Charlie», Concord CJ 96. Blue Mitchell, tromba; Richie Kamuca, sax alto; Jimmy Rowles, piano; Ray Brown, contrabbasso; Donald Bailey, batteria. Registrato nel 1977.
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Hot House (Dameron), id.
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sabato 24 agosto 2013
[Guest post #39] Paolo il Lancianese & Tom Harrell
Scorcio finale d’estate. Fioriscono i guest post e appare per la prima volta su Jnp, grazie al Lancianese, Tom Harrell come leader.
Sono due i Tom Harrell. Li ho visti io, entrambi, in una notte romana di tre anni fa. Quello con lo sguardo smarrito, immobile sul palcoscenico, che quasi sembra neppure ascoltare cosa suonano i compagni, perso in un suo mondo a tutti gli altri precluso. E quello che all’improvviso imbocca il suo strumento e si trasforma in angelo musicante. Qui tacciono gli altri dell’attuale suo gruppo – Wayne Escoffery, Ugonna Okegwo, Jonathan Blake – e, con il solo accompagnamento del piano, Harrell compone una poesia di straordinaria bellezza.
Roman Nights (Harrell), da «Roman Nights», HighNote HCD 7207. Tom Harrell, flicorno; Danny Grissett, piano. Registrato il 27 novembre 2009.
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venerdì 23 agosto 2013
Funnybird Song (Carla Bley)
Le composizioni di Carla Bley mi piacciono quasi tutte (e infatti te ne faccio sentire abbastanza sovente), quando non è lei a suonarle, però! O per dire meglio: trovo che la Bley sia interprete insoddisfacente delle sue musiche – forse non mi vanno a genio le sue soluzioni di arrangiamento, brillanti ma secondo me un po’ meccaniche, un po’ facili, e questo malgrado l’uso, in un disco come questo, di solisti tutti di alto livello. Altrove, p.e. nel tanto strombazzato «Escalator Over The Hill» o in «A Genuine Tong Funeral», la trovo semplicemente pesante.
Questa Funnybird Song, tuttavia, te la propongo oggi perché è allegra, come tutto questo piacevole disco, che ha anche una foto dove Carla estrae una teglia dal forno. Non ha l’aria di essere una cuoca molto brava.
Funnybird Song (C. Bley), da «Dinner Music», Watt/6. Michael Mantler, tromba; Roswell Rudd, trombone; Bob Stewart, tuba; Carlos Ward, sax alto e tenore; Richard Tee, piano; Carla Bley, organo; Eric Gale, Cornell Dupree, chitarra; Gordon Edwards, basso; Steve Gadd, batteria. Registrato dal luglio al settembre 1976.
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Questa Funnybird Song, tuttavia, te la propongo oggi perché è allegra, come tutto questo piacevole disco, che ha anche una foto dove Carla estrae una teglia dal forno. Non ha l’aria di essere una cuoca molto brava.
Funnybird Song (C. Bley), da «Dinner Music», Watt/6. Michael Mantler, tromba; Roswell Rudd, trombone; Bob Stewart, tuba; Carlos Ward, sax alto e tenore; Richard Tee, piano; Carla Bley, organo; Eric Gale, Cornell Dupree, chitarra; Gordon Edwards, basso; Steve Gadd, batteria. Registrato dal luglio al settembre 1976.
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