Jazz nel pomeriggio

mercoledì 31 dicembre 2014

Parabola (Alan Shorter)

 Di Alan Shorter (1932-1987), trombettista, flicornista, compositore, fratello maggiore di un anno di Wayne Shorter e d’aspetto a lui quasi identico, potrai trovare tutte le poche notizie su Wikipedia; ricordo solo che Alan ha partecipato nel 1965 a un disco Blue Note del fratello, «The All Seeing Eye», e ad alcuni di Archie Shepp, fra anni Sessanta e Settanta, il più famoso «Four For Trane».

 A suo nome c’è questo disco del 1968, ripubblicato dalla Verve nel 2004, e poi un altro. L’avevo ascoltato tempo fa, non ne ricordavo niente; l’ho riascoltato e devo dire che mi sono annoiato, a dispetto delle formazioni molto ferrate, delle note bombastiche di Amiri Baraka e dell’aura di piccolo cult che lo circonda.

 Le composizioni di Shorter sono delle melodie angolose atonali, senza ripetizioni, irte di intervalli eccedenti e piuttosto informi, prive di direzione, esposte all’unisono da flicorno o tromba e sax tenore sopra sparuti ostinati del contrabbasso. Sono questi unisoni, credo, che fanno sì che nelle liner notes Baraka parli di bebop, che invece è lontano da qua tanto quanto l’altro riferimento citato, Ornette Coleman, e quest’ultimo proprio per la natura artificiosa e anodina, in definitiva per la vera povertà dei temi. Alan Shorter vi appare strumentista fioco, dalla tecnica minima – a momenti sembra di sentire, più che Don Cherry, come ho letto, Ornette alla tromba – e dal fraseggio elementare e balbettante. Il disco si ascolta tuttavia fino a un certo punto non senza piacere, per un suono caldo, molto «d’epoca», dovuto per lo più alla prestazione eccellente dei batteristi, ai quali è demandata quasi tutta l’«azione». E Gato Barbieri vi fa la sua figura.

 Gradirei conoscere la tua opinione.

 Parabola (A. Shorter), da «Orgasm», Verve V6-8768. Alan Shorter, flicorno; Gato Barbieri, sax tenore; Charlie Haden, contrabbasso; Muhammad Ali, batteria. Registrato il 6 novembre 1968.



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6 commenti:

sergio pasquandrea ha detto...

beh, questo pezzo, nella sua atmosfera ipnotica, ha un suo fascino, e l'assolo di Shorter, pur con le limitazioni di un lessico non molto agile e di un suono esile, ha in fondo una sua logica.
però, certo, tutto un disco così...

Marco Bertoli ha detto...

È tutto così! Almeno non è troppo lungo.

loopdimare ha detto...

Terribilmente datato. E se non sei un bravo solista (o non hai un vulcano dentro di te da far eruttare) meglio sarebbe curare la struttura e la forma dei brani, che potrebbero aiutare a migliorare il risultato.

negrodeath ha detto...

Che troiaio, mamma mia. Dischi come questo giustificano appieno il parere sprezzante di Miles Davis verso il free. :)

Alberto ha detto...

Di una noia imbarazzante, devo dire.

Jazz nel pomeriggio ha detto...

Almeno in fine d'anno siamo tutti d'accordo! :-)