Jazz nel pomeriggio

venerdì 23 maggio 2014

Looking Ahead – Matilde (Booker Little)

 Non ho davvero tutte le parole che servirebbero per dire che cosa mi suscita l’ascolto della musica di Booker Little, ma del resto non c’è bisogno che ne dica niente.

 Come tutti i più grandi artisti, per esempio il suo amico e collaboratore Eric Dolphy, Little disse una parola che era solo sua e che non era mai stata detta prima da nessuno, nel jazz. Né sono certo che quella parola sia mai stata raccolta da altri (anche se ho pensato a Booker di recente riascoltando lo stupefacente «Castles of Ghana» di John Carter: ne riparleremo), come del resto quella di Dolphy.

 Di questo disco non meno che emozionante per invenzione, esecuzione e intensa umanità, voglio notare che lo produsse Teddy Charles, che di Little era stato leader e che anche in questa veste si conferma come un’eminenza grigia del jazz moderno, un musicista intelligentissimo. Fu registrato nel settembre del 1961, con Booker nella fase terminale e dolorosa della sua malattia. Sarebbe morto il 5 ottobre successivo, a ventitre anni.

 Looking Ahead (Little), da «Victory And Sorrow», Betlehem BCP-6034. Booker Little, tromba; Julian Priester, trombone; George Coleman, sax tenore; Don Friedman, piano; Reggie Workman, contrabbasso; Pete LaRoca, batteria. Registrato nell’agosto o settembre 1961.



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 Matilde (Little), id.



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