Jazz nel pomeriggio

martedì 13 marzo 2012

Lullaby for Imke (Billy Hart)

  Di questo quartetto di Billy Hart è uscito da pochissimo, o forse sta per uscire, il secondo disco, «All Our Reasons», stavolta per la ECM. Ne parlerò presto, anticipandoti che è assai bello e che Turner e soprattutto Iverson vi suonano come due padreterni. Hart si conferma ancora un compositore interessante, oltre che il grande batterista che sappiamo.

  Lullaby for Imke (Hart), da «Quartet», High Note HCD 7158. Mark Turner, sax tenore; Ethan Iverson, piano; Ben Street, contrabbasso; Billy Hart, batteria. Registrato il 14 ottobre 2005.



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5 commenti:

Paolo Lancianese ha detto...

Ho assistito al mio primo concerto jazz non quaranta o trenta o venti ma solo tre anni fa: 10 luglio 2009, "Baptiste Trotignon Share Quintet". Mai sentiti nominare né lui né quell'iradiddio del sassofonista: era Mark Turner. Che ho poi rivisto l'anno dopo, con Grenadier e Ballard nel "Fly Trio". Sempre eccezionale, e sempre - non so se è la parola giusta - supremamente composto, come uno che non deve dimostrare la propria bravura. Devo anche a lui, quindi, se ho continuato a coltivare questa senile passione...

Paolo Lancianese ha detto...

Forse "iradiddio" fa pensare al contrario di quello che intendevo. Volevo semplicemente dire che suonava come hai detto tu: da padreterno.

Marco Bertoli ha detto...

Giusto, Turner è un musicista di una compostezza e di una serena sicurezza dei propri mezzi impressionante: non mi viene in mente nessun suo contemporaneao che gli si avvicini. Fra l'altro ha un controllo strumentale impressionante su tutti i registri, anche su quello sovracuto dove è sempre fluido e intonatissimo. Probabilmente ciò gli viene dall'aver cercato di conciliare gli opposti, Coltrane e Warne Marsh (ma sicuramente ha ascoltato molto anche Wayne Shorter).

sergio pasquandrea ha detto...

Mark Turner lo intervistai anni fa, ma quel giorno aveva deciso di prendermi per i fondelli: a qualunque mia domanda rispondeva invariabilmente con "yes", "no" o una scrollata di spalle.
A un certo punto, lo salutai.
Comunque, grandissimo sassofonista.

Marco Bertoli ha detto...

quel giorno aveva deciso di prendermi per i fondelli

:-D