Jazz nel pomeriggio

lunedì 19 settembre 2016

Time After Time – The Robots (The Bad Plus)

 Quando vennero fuori, dico una quindicina d’anni fa o più, i Bad Plus si fecero notare perché suonavano alcune popolari canzoni rock e pop più o meno recenti; questa pratica poi è diventata comune e  loro ne furono, credo proprio, gli apripista. Quelle cover appariscenti, la più famosa Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, erano tuttavia in percentuale piccola nel repertorio del trio.

 Il nuovo disco dei BP è invece tutto così. Dopo tanto tempo e  tante esperienze diverse (ricordo la loro esecuzione, quattro o cinque anni fa, del Sacre du printemps), i tre non devono dimostrare più niente e suonano queste canzoni senza filtri d’ironia ma anche senza reverenza o scrupoli da fan: le suonano alla loro maniera, che può non piacere ma che è inconfondibile e ha anche fatto scuola.

 Time After Time di Cindy Lauper immagino si sia fatta strada verso i Bad Plus per l’inclusione nel repertorio di Miles Davis degli anni Ottanta, quelli del suo malinconico «ritorno». È una canzone carina e Cindy Lauper era simpatica. The Robots è dei Kraftwerk, un complesso tedesco che ho scoperto essere preso sul serio da molti. Me, mi rimanda alle scuole medie e mi ricordo che il loro aspetto da marionette un po’ naziste e le loro canzoncine mi facevano tristezza anche allora. La versione di Iverson & C. è divertente, invece.

 Il disco si conclude con una versione molto bella di Broken Shadows di Ornette Coleman, che ti farò sentire un’altra volta.

NB L’attività del presente blog è ripresa e, nelle intenzioni, a ritmo costante; bandisco una request for papers, ovvero, se avete in animo o in mente un bel guest post, mandate senza paura.

 Time After Time (Lauper-Hyman), da «It’s Hard», OKeh. The Bad Plus: Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; David King, batteria. Registrato nel 2016.

 The Robots (Schneider-Bartos-Hütter), id.

10 commenti:

Paolo il Lancianese ha detto...

Sui Kraftwerk mi fa piacere sapere che siamo in due a pensarla così. Ma bisogna dirlo a bassa voce, perché chi li prende sul serio li prende molto, molto sul serio. Dopo di che, nel Cd dei Bad Plus mi piace più la loro versione di "The Robots" che quella di "Time After Time". Ma questo è un altro discorso.

Jazz nel pomeriggio ha detto...

Ciao Paolo! Serve un tuo bel guest-post per far riprendere rapidamente quota alla baracca, qui, che ha preso polvere. Ma non vorrei metterti sotto pressione…

(Dico, hai sentito il quiz? Non avrei preso polvere anche tu?)

Jazz nel pomeriggio ha detto...

chi li prende sul serio li prende molto, molto sul serio.

Ehm, hai ragione. Dal sito Onda Rock:


Nessuno ha esercitato sullo sviluppo della moderna musica popolare - volksmusik hanno sempre detto di suonare i dusseldorfiani - un'influenza paragonabile ai Kraftwerk. Non i Velvet Underground, che pure fecero diventare adulto il rock ma la cui influenza non ne ha mai valicato i confini; né i Beatles, che per primi diedero una dignità culturale al pop e ne saranno sempre la massima icona.

Paolo il Lancianese ha detto...

Caro Marco, speravo avessi apprezzato il fatto che mi ero astenuto dal partecipare al quiz. Perché non ho nessun merito nell'indovinare il nome del musicista. Anzi, non lo indovino: lo ricavo dalla mia enorme banca dati (di cui, questo sì, vado orgoglioso). Digito il titolo del brano e mi appaiono tutte le versioni che possiedo (nel caso di "Deep Purple", tantissime). Isolo quelle a nome di un pianista, e in breve il gioco è fatto. Se però insisti, e se serve a stimolare il tentativo di qualcuno, dirò tre cose: è un pianista bianco (e non è solo questione del colore della pelle, ma di suono, proprio); il suo nome non appare nel colonnino a destra; ha inciso poco e ancor meno a suo nome.
(Per il guest post, promesso. Ma tra un po'. Ci sono cose, adesso, che me ne distraggono. La baracca, in ogni caso, ha già ripreso quota. Tu credici, e dài ora continuità al tuo impegno...)

Negrodeath ha detto...

Io oooooooooooooodio i Kraftwerk, come direbbe Puffo Quattrocchi! :)

Marco Bertoli ha detto...

e Kamasi?

Negrodeath ha detto...

Lui mi è piaciuto. Gli rimprovero la logorrea, ma nell'insieme il suo album mi è piaciuto - spero/conto più avanti di vederlo lavorare più sulla sintesi, ecco.

Marco Bertoli ha detto...

Tre dischi sarebbero una marea anche per John Coltrane nel pieno delle forze.

Paolo il Lancianese ha detto...

Nel mio secondo commento dell'altro ieri alludevo ovviamente a Dodo Marmarosa, ma non riesco a capire come mi sia potuto sfuggire che il suo nome c'è eccome nel colonnino a destra. Mi dispiace per la disattenzione - e del resto sarebbe stato strano se qui di lui non si fosse mai parlato! Se n'è parlato, invece, rendendogli l'onore che merita.

Marco Bertoli ha detto...

Per questa volta ti perdono… ma al prossimo quiz lo dovrai affrontare da par tuo.