Jazz nel pomeriggio

lunedì 1 giugno 2015

[Guest post #55] Riccardo Facchi & Art Pepper

 Questo, provveduto da Riccardo Facchi, è il primo guest post del nuovo corso di Jazz nel pomeriggio: vorrei che ne seguissero molti altri. 
 Facchi ha ragione e il feeling è irrinunciabile nel jazz come nelle altre musiche. Ricordo anche un’intervista in cui Claudio Arrau (mi pare), parlando di pianisti più o meno espressivi e poetici, sottolineava come esista una poesia, dunque un feeling, che trascende l’espressione immediata, ed è la poesia delle forme.

 Che importanza ha il feeling nel jazz?

 Ultimamente sembrerebbe relativamente poca. In generale si preferisce parlare di valori musicalmente «oggettivi», di forme e strutture complesse, di timbriche, di «sound» e si tende a mettere in subordine certe componenti espressive, che invece sono ancora importanti, se non indispensabili in tale ambito.

 Art Pepper è stato, specie dopo il lungo periodo passato in carcere, un campione di espressività col suo sax alto, capace di comunicare emozioni forti nelle sue esibizioni sia discografiche che concertistiche, in particolare nell’affrontare certe note ballate dell’American Songbook. Questa versione di Ballad Of the Sad Young Men incisa in «No Limit» nel 1977 colpisce decisamente nel segno e tocca livelli espressivi quasi strazianti, dove l’artista si mette emozionalmente a nudo, forse anche sin troppo, ma certamente non può lasciare in alcun modo indifferenti.

 Ballad Of The Sad Young Men (Landesman-Wolf), da «No Limit», [Contemporary] OJCCD 411-2. Art Pepper, sax alto; George Cables, piano; Tony Dumas, contrabbasso; Carl Burnett, batteria. Registrato il 26 maggio 1977.

2 commenti:

Paolo il Lancianese ha detto...

Sono perfettamente d'accordo, e nessun esempio poteva essere più pertinente di questo!

loopdimare ha detto...

Art, assieme a Billie, Chet e Bud Powell, è un artista per cui le disgrazie della vita hanno creato un tutt'uno con la sua musica,
A differenza degli altri però, che hanno mostrato una fallosità tecnica che hanno poi fatto diventare parte integrante del loro linguaggio, Art ha conservato la padronanza dello strumento, riuscendo così ad emozionare per motivi totalmente musicali, cosa che con gli altri grandi citati non avviene sempre, visto che spesso sono proprio le imperfezioni a commuovere.