Jazz nel pomeriggio

sabato 3 dicembre 2016

So What – Exodus – God Bless The Child (Grant Green)

 «Modale» nel jazz è una categoria che è sempre stata usata con molta disinvoltura. So What sarebbe la composizione jazz «modale» archetipica, ma di certo le improvvisazioni che vi svolge questo valoroso, davvero swingante quartetto, di modale non hanno niente (chi se ne frega, eh… è tanto per dire).

 All’inizio di quel 1961, Eddie Harris aveva avuto immenso successo con una sua versione jazzistica del famoso tema dal film di Otto Preminger Exodus, una versione diversissima da quella, squisitamente hard bop, proposta qui da Grant Green (con Harris c’era pure un chitarrista, Joe Diorio).

 God Bless The Child è una bellissima canzone con parole sardonicamente autobiografiche di Billie Holiday e si ascolta sempre volentieri.

 In un pezzo come nell’altro come nell’altro, in realtà in tutto questo disco, prestazione maiuscola della sezione ritmica.

 So What (Davis), da «Sunday Mornin’», Blue Note 7243 8 52434 2. Grant Green, chitarra; Kenny Drew, piano; Ben Tucker, contrabbasso; Ben Dixon, batteria. Registrato il 4 giugno 1961.

 Exodus (Gold), id.

 God Bless The Child (Holiday-Herzog)

6 commenti:

Paolo il Lancianese ha detto...

Per me ragazzo "Exodus" significava Nico Fidenco! Ma io, contrariamente a Tafuri, ho avuto un professore di filosofia che neppure la filosofia mi ha insegnato... In compenso (permettimi, Marco, di raccontarti questo aneddoto extrajazzistico) Dio abbia in gloria la professoressa Morbidelli - Roma, Liceo Augusto, anni Sessanta - che ci insegnava, oltre a tutto il resto, la poesia del Novecento in un'ora supplementare alla fine delle lezioni normali (rimaneva solo chi voleva) e mi fece scoprire Ungaretti e Montale, Caproni e Luzi e Sereni e Sinisgalli (allora! sull'antologia Getto-Portinari) e una volta, leggendoci una poesia di Gatto, disse: "Sentite, ragazzi, l'odore del mare?". Che la poesia potesse avere un odore, oltre che un suono, fu una rivelazione!
(Gran Green è un grande, meraviglioso chitarrista. Sempre dopo Jim Hall, beninteso... - lo dico per stuzzicarti!)

Marco Bertoli ha detto...

Meraviglioso aneddoto, meravigliosa insegnante. Io ho avuto un prof di filosofia che mi ha insegnato molto e che mi è tuttora carissimo, ma quando seppe che mi piaceva il jazz mi guardò costernato…

tafuri ha detto...

Questa gente suona di brutto! Forse l'unico disco in cui Kenny Drew non suona benissimo ce l'ho io, quello con la Ghiglioni, Sounds of love, che invece canta di brutto pure lei.

tafuri ha detto...

Per inciso il top di Drew è Whistle stop di Kenny Dorham, secondo me. Buon sabato a tutti!

Marco Bertoli ha detto...

È da quando ho aperto questo blog che mi dico che devo fare un bel post su Kenny Drew, che in un modo o nell'altro vi è apparso un sacco di volte, poi non lo faccio mai. Un grande pianista che si tende a dare un po' per scontato.

loopdimare ha detto...

Ricordo l'Exodus di Fidenco, pomposo esageratamente per una vocina come la sua. io avevo una versione orchestrale, anche più pomposa ma solo perchè sul retro aveva To each his own cantata dal coro.
Avevo anche letto il librone di Uris, abbastanza avvincente, ignaro di tutto il casino che avrebbe generato...
Green suona sempre bene e con drive, ma spesso sembrano brani intercambiabili.