Jazz nel pomeriggio

lunedì 13 ottobre 2014

Mimosa (Herbie Hancock)

 Come ho già avuto occasione di osservare, «Inventions & Dimensions» del 1963 è uno dei dischi più belli di Herbie Hancock, il quale, a ventitré anni e appena entrato nel quintetto di Miles Davis, pareva non sbagliarne una (si sarebbe rifatto in seguito).

 Mimosa prende l’avvio con un gesto musicale da ballad, poi il ritmo e i poliritmi la trasformano in qualcosa d’altro, sospeso sul tempo, di grandissima suggestione.

 Mimosa (Hancock), da «Inventions & Dimensions», Blue Note 84147. Herbie Hancock, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Willie Bobo, batteria, timbales; «Chichuahua» Martines, conga e bongo. Registrato nell’agosto 1963.



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7 commenti:

sergio pasquandrea ha detto...

Domanda: secondo te, qual è stato l'ultimo disco davvero significativo di Hancock?
Non dico "bello", perché quelli sono criteri estetici personali, dico l'ultimo in cui abbia detto qualcosa di importante, di nuovo, al di là che piaccia o meno.
Io oscillerei tra "Future Shock" (1983) e "Village Life" (1985).
"1+1" (1997) è un bel disco, ma ne attribuirei un buon 75% del merito a Shorter.

loopdimare ha detto...

se mi è concessa l'intromissione, io mi fermerei a Sextant (1973).
con l'eccezione del 2002 di Directions in Music: Live at Massey Hall, ma più per meriti altrui...

Marco Bertoli ha detto...

Anch'io, essendo dotato di poco senso storico, trovo Hancock non più interessante dopo «Sextant» (e già quello mi richiede un po' d'impegno). Il duetto con Shorter è ben suonato, ma lo ricordo come uno dei dischi più noiosi che abbia mai sentito.

sergio pasquandrea ha detto...

io però, ripeto, parlavo al di là dei gusti personali.
gli Headhunters sono mediamente abbastanza insopportabili, ma hanno avuto un loro perché in quel periodo. "Rockit" oggi è terribilmente invecchiato, ma all'epoca fu una sperimentazione che coglieva quanto di nuovo c'era nell'aria. e anche "Village People" non è male.

sergio pasquandrea ha detto...

invece roba come New Standards, Gershwin's World, The Joni's Letters, Possibilities, la trovo davvero velleitaria.

LC ha detto...

Tendo a concordare con Sergio (a parte la valutazione sugli Headhunters, che trovo un gruppo fondamentale per tanta musica che è venuta dopo; ma questo è il destino di Hancock, pure nei dischi con Laswell come Rockit). New Standards mi piace molto, ma più per il tentativo che per il risultato. Joni's Letters è un bel disco ma che avrebbe potuto fare chiunque.
Il problema dell'Hancock degli anni Ottanta, per dire, è che ha fatto un sacco di dischi bruttarelli anzichenò con delle gemme seminate qua e là senza parere.

Ciò detto, credo che l'ultimo disco davvero significativo di Hancock sia Dis Is Da Drum del 1994, che continuo a trovare un grande album.

Riccardo Facchi ha detto...

A parte Luca mi sembrate tutti tremendamente severi con Hancock, decisamente troppo Manchild è del 1975, l'ultimo degli Head Hunters ed è buono. Certo se per voi il Funky è cacca allora è tutto un altro discorso...
Sul disco in duo con Shorter non sono obiettivo perché ho il ricordo legato all'anno ultimo di mio padre, ma se quello per voi è noioso io cosa devo dire dei dischi da sbadigli della ECM di Rava? Che sono una botta di vita?