Jazz nel pomeriggio

lunedì 27 luglio 2015

Evil Eyes – The Big Street (Bill Holman)

 «Fabulous» è marketing discografico da anni Cinquanta, ma Bill Holman ci sapeva davvero fare come arrangiatore e compositore, oltre che suonare un buon sax tenore. Qui siamo nel 1957, cioè già nella fase occidua del West Coast Jazz, di cui la big band di Holman espone alcuni nomi classici. La scrittura non ricerca novità, basata com’è su una dialettica fra le sezioni di derivazione basiana – e basiano ne è anche il concetto ritmico, v. il  blues Evil Eyes – , con in più un cenno  di sovrapposizione melodica secondo imitazione, tipica di questi musicisti sommariamente eruditi in contrappunto grazie al G.I. Bill.

 Lievemente eccentrica, nettamente nel senso della morbidezza sonora, è la composizione dell’organico, con tre trombe e quattro tromboni (anzi che quattro e tre) e con ben tre sax tenori.

 In questo jazz della California sembra che non accada nulla mentre, a prestare attenzione, accadono tante cose. O forse, invece, accade poco ma l’impressione sub-liminare è che, sotto sotto, in altre stanze, accada chissà che. Non è la musica limpida, spensierata che vorrebbe apparire, questo è certo: qui c’è davvero qualche camera buia e chiusa a chiave. Era Los Angeles, erano gli anni Cinquanta, questa gente si guadagnava pane e companatico, anche lauto, suonando nelle colonne sonore di cinema e tv. Illusionismo hollywoodiano – e dietro, la California infernale di Ellroy e Crumley.

 Evil Eyes (Holman), da «The Fabulous Bill Holman», Sackville 2013. Conte Candoli, Ray Lynn, Al Porcino, tromba;  Harry Betts, Bob Fitzpatrick, Ray Sims, trombone;  Stu Williamson, trombone a pistoni; Herb Geller, Charlie Mariano, sax alto; Bill Holman, Richie Kamuca, Charlie Kennedy, sax tenore; Steve Perlow, sax baritono; Lou Levy, sax tenore; Max Bennett, contrabbasso; Mel Lewis, batteria. Registrato il 25 aprile 1957.

 The Big Street (Holman), id.

1 commento:

loopdimare ha detto...

Un'orchestra che suona come un combo, lontanamente basiana ma senza l'implacabile relax dello swing basiano. E senza quel fuoco un po' sopra le righe di Kenton.
Mi sembra più interessante la produzione dell'Holman maturo...