Jazz nel pomeriggio

mercoledì 12 dicembre 2012

Evidence I, II (Thelonious Monk)

 Provo una piccola gelosia per chi, come Il Many, stia cominciando ora ad ascoltare con impegno Thelonious Monk e si trovi davanti, tutta nuova, così tanta musica affascinante.

 Qui oggi senti un super-classico monkiano, Evidence, composizione ritmicamente disallineata che si basa alla lontana su Just You, Just Me. Classiche sono anche le due esecuzioni: la prima, e lievemente meno nota, è del 1963, quando il quartetto aveva alla batteria il magnifico Frankie Dunlop, ed è live al Village Gate. La seconda, del 1958, è anch’essa dal vivo, al Five Spot. Al sax tenore stavolta c’è Johnny Griffin.

 Esecuzioni avvincenti entrambe e molto diverse fra loro. Nella prima, come in tutta quella serata, Monk vi appare di un umore – musicale almeno – insolitamente sereno, evidente negli accompagnamenti più, diciamo, «accomodanti» del solito e nella maniera ritmica dei sobri assoli, che comunicano quasi una letizia infantile. Rouse è in grande serata, ispirato e sicuro anche quando Monk, come soleva, lo lascia solo con la ritmica per diversi chorus.

 Evidence (Monk), da «Live At the Village Gate 1963», Prevue 9. Charlie Rouse, sax tenore; Thelonious Monk, piano; John Ore, contrabbasso; Frankie Dunlop, batteria. Registrato il 12 novembre 1963.



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 Nel ’58 al Five Spot Griffin è eloquente e fantasioso ed esegue con la precisione a lui propria il difficile contorno ritmico del tema di Monk. È favorito rispetto a Rouse da una ripresa di suono assai migliore; tuttavia, pur essendo stato Griffin un monkiano classico, devo dire che in questo ruolo la superiorità di Rouse mi appare incontestabile: per agio, interazione con il pianista, capacità di integrare nell’improvvisazione i tratti salienti della composizione, concentrazione del discorso.

 Evidence, da «Thelonious Monk In Action», [Riverside] OJC 0600753270684. Johnny Griffin, sax tenore; Thelonious Monk, piano; Ahmed-Abdul Malik, contrabbasso; Roy Haynes, batteria. Registrato nell’agosto 1958.



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4 commenti:

LUIGI BICCO ha detto...

Bellissimi pezzi. In questo periodo, io c'ho la fissa per "Underground", che anche lì, Charlie Rouse...

Paolo Lancianese ha detto...

Per Zenni, "forse il capolavoro più radicale di Monk". E, come al solito, se lo vuoi ascoltare senza Monk, sempre a Steve Lacy ti devi rivolgere: da solo o (secondo me in questo caso meglio ancora) in compagnia di Don Cherry, Carl Brown e Billy Higgins.
(Marco, avevo scommesso con me stesso che saresti tornato con un Monk. Ho sbagliato, ma solo di un giorno!!!)

Marco Bertoli ha detto...

NOn hai sbagliato, in realtà: il Monk è stato scritto per primo ed è finito secondo per sbaglio mio!

Marco Bertoli ha detto...

@ Luigi: di «Underground» m’immagino apprezzerai anche l’esorbitante copertina e le liner notes che la spiegano.