Jazz nel pomeriggio

venerdì 20 novembre 2015

Contra Basse (Anthony Braxton)

 Una sveglia inquietante, oggi, con il sax contrabbasso di Anthony Braxton da questo bizzarramente titolato disco del 1971, lo stesso che contiene un surreale quintetto di bassi tuba.

 Contra Basse (Braxton), da «The Complete Braxton», Freedom 32JDF-185. Anthony Braxton, sax contrabbasso. Registrato nel febbraio 1971.

7 commenti:

prospettive musicali ha detto...

Be', per te che hai un debole per il trombone choir il quintetto di bassi tuba dev'essere un'overdose di droga!
Alessandro

Jazz nel pomeriggio ha detto...

Un'estasi… l'avevo pubblicato un paio d'anni fa poi si è perso nel disastro del server. Mi sa che uno di questi giorni lo ripubblico.

loopdimare ha detto...

usata a Guantanamo per far parlare quelli dell'Isis...

prospettive musicali ha detto...

A quanto pare non è un sax contrabbasso ma un clarinetto contrabbasso, strumento altrettanto frequentato da Braxton (ma più facile da trasportare).
Il titolo "Contre basse" sembrerebbe inoltre sostituire quello originale ("4-16 CJF", con i consueti diagrammi braxtoniani) solamente nelle successive ristampe in cd (francesi? No, giapponesi). Vedi
http://www.discogs.com/viewimages?release=2372231
Infine, così a naso direi che a Guantanamo non è mai stato detenuto alcun membro dell'Isis. Sulla musica usata come strumento di tortura esiste comunque un saggio molto interessante di Suzanne G. Cusick: "Towards an Acoustemology of Detention in the 'Global War on Terror'" (in "Music, Sound and Space - Transformations of Public and Private Experience", a cura di Georgina Born, Cambridge University Press 2013).
Alessandro

Marco Bertoli ha detto...

Sì, riascoltandolo sento il clarinetto. Nel film "Bananas" di Woody Allen, mi ricordo che un prigioniero veniva torturato suonandogli le operette su un grammofono a tromba.

loopdimare ha detto...

difficile fare gli spiritosi con i contabili...

prospettive musicali ha detto...

Al contrario: esiste una florida tradizione di umorismo sui contabili, professione peraltro rispettabilissima con la quale ho tuttavia scarsa familiarità.
Ammetto che mi riesca invece molto difficile trovare di che ridere pensando all’Isis o alle torture di Guantanamo.
Al di fuori dei casi come Guantanamo — in cui la musica è deliberatamente usata come strumento di tortura — il paragone “spiritoso” tra musica “inascoltabile” e tortura era probabilmente già troppo vecchio per far ridere quando i difensori dell’ortodossia lo usavano contro la Sagra della primavera o contro il bebop o contro quel “ballo da negri, da selvaggi, da scimmie”, quel “saltarello da cannibali” che a loro dire era il jazz tutto.
Alessandro