Le dediche di Jnp sono solo per le ascoltatrici, non tante ma molto distinte, e per Paolo il Lancianese nel giorno del suo compleanno, l’otto di aprile.
Luciana, a differenza della dedicataria di ieri, gode di eccellente salute e ha solo il difetto di ammirare Brad Mehldau secondo me un po’ troppo.
Questo è già un Mehldau vintage, dal suo primo disco di vent’anni fa. Mamma mia, come passa il tempo.
Young Werther (Mehldau), da «Introducing Brad Mehldau», Warner Bros. 9362-45997-2. Brad Mehldau, piano; Larry Grenadier, contrabbasso; Jorge Rossy, batteria. Registrato il 13 marzo 1995.
sabato 10 ottobre 2015
venerdì 9 ottobre 2015
Caribbean Fire Dance – A Shade Of Jade (Joe Henderson)
Un anno di un blog, come quello di un cane, ne vale sette di una persona, l’ho deciso io adesso.
A trentacinque anni suonati, Jazz nel pomeriggio può prendersi la licenza di agire come una radio libera degli anni Settanta. La musica di oggi è dedicata a Isabella, al momento valetudinaria in quel di Cagliari, comprensibilmente esasperata ma non tanto da toglierle la voglia di jazz né lo spirito indomito per cui va nota.
I voti che starai facendo per il pronto ricupero della socia non ti distolgano dall’apprezzare queste infuocate esecuzioni di un quintetto/sestetto a nome di Joe Henderson, che, se non sbaglio di grosso, non ha lasciato registrazioni in studio.
Caribbean Fire Dance (Henderson), da «At The Lighthouse», Milestone 00025218471428. Woody Shaw, tromba; Joe Henderson, sax tenore; George Cables, piano elettrico; Ron McClure, contrabbasso; Lenny White, batteria; Tony Waters, conga. Registrato nel settembre 1970.
A Shade Of Jade (Henderson), ib.; c.s. senza Waters.
A trentacinque anni suonati, Jazz nel pomeriggio può prendersi la licenza di agire come una radio libera degli anni Settanta. La musica di oggi è dedicata a Isabella, al momento valetudinaria in quel di Cagliari, comprensibilmente esasperata ma non tanto da toglierle la voglia di jazz né lo spirito indomito per cui va nota.
I voti che starai facendo per il pronto ricupero della socia non ti distolgano dall’apprezzare queste infuocate esecuzioni di un quintetto/sestetto a nome di Joe Henderson, che, se non sbaglio di grosso, non ha lasciato registrazioni in studio.
Caribbean Fire Dance (Henderson), da «At The Lighthouse», Milestone 00025218471428. Woody Shaw, tromba; Joe Henderson, sax tenore; George Cables, piano elettrico; Ron McClure, contrabbasso; Lenny White, batteria; Tony Waters, conga. Registrato nel settembre 1970.
A Shade Of Jade (Henderson), ib.; c.s. senza Waters.
giovedì 8 ottobre 2015
Tribute To Louis Armstrong (Benny Carter)
Cat Anderson, Benny Carter e Joe Newman, in quest’ordine, alla tromba in un’affettuosa impersonificazione di Louis Armstrong. Newman canta anche con la voce di Satchmo.
Tribute To Louis Armstrong [When It’s Sleepy Time Down South / I’m Confessin’ / When You’re Smiling], da «Live And Well In Japan», [Pablo] OJCCD-736-2. Cat Anderson, Joe Newman, tromba; Benny Carter, tromba e sax alto; Budd Johnson, sax tenore; Cecil Payne, sax baritono; Nat Pierce, piano; George Duvivier, contrabbasso; Harold Jones, batteria. Registrato il 29 aprile 1977.
Tribute To Louis Armstrong [When It’s Sleepy Time Down South / I’m Confessin’ / When You’re Smiling], da «Live And Well In Japan», [Pablo] OJCCD-736-2. Cat Anderson, Joe Newman, tromba; Benny Carter, tromba e sax alto; Budd Johnson, sax tenore; Cecil Payne, sax baritono; Nat Pierce, piano; George Duvivier, contrabbasso; Harold Jones, batteria. Registrato il 29 aprile 1977.
mercoledì 7 ottobre 2015
Good Bait – Don’t Blame Me (Miles Davis)
Miles Davis al festival internazionale del jazz di Parigi del 1949, dove arrivò in compagnia di Tadd Dameron e James Moody, e a loro si unirono poi Kenny Clarke, trovato in loco, e un bassista francese. Quest’esibizione vide molto postuma la luce nel 1977.
Miles, che tornato in patria entrò in una crisi esistenziale, quindi professionale, che sarebbe durata qualche anno, esibì alla Salle Pleyel uno stile estroverso, vicino a quello di Gillespie e Navarro e ben differente da quello che gli appassionati europei avevano conosciuto dai dischi, principalmente quelli con il quintetto di Charlie Parker. Anche Parker fu presente a quel festival, in pessima forma. Ricordo il pittoresco resoconto di quella spedizione contenuto in Bird Lives! di Ross Russell, il produttore dei dischi Dial di Parker; peccato che, com’è noto, quel bel libro sia pieno zeppo di balle e di invenzioni di sana pianta.
L’annunciatore radiofonico francese, come sentirai, la mette giù molto dura sulla modernità del complesso. In effetti, si trattava di uno dei primi contingenti di jazzisti americani di scuola moderna, e di tale levatura, ad arrivare in Europa dopo la guerra.
Good Bait, melodiosa composizione di Tadd Dameron, presenta la singolarità della sezione a contrasto che ripete identico il tema della prima, una quarta sopra. Dameron, mai stato un pianista di nota, qui si disimpegna invece con onore.
Good Bait (Dameron), da «The Miles Davis And Tadd Dameron Quintet In Paris», Columbia JC 34804. Miles Davis, tromba; James Moody, sax tenore; Tadd Dameron, piano; Barney Spieler, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria. Registrato l’8 maggio 1949.
Don’t Blame Me (Fields-McHugh), id.
Miles, che tornato in patria entrò in una crisi esistenziale, quindi professionale, che sarebbe durata qualche anno, esibì alla Salle Pleyel uno stile estroverso, vicino a quello di Gillespie e Navarro e ben differente da quello che gli appassionati europei avevano conosciuto dai dischi, principalmente quelli con il quintetto di Charlie Parker. Anche Parker fu presente a quel festival, in pessima forma. Ricordo il pittoresco resoconto di quella spedizione contenuto in Bird Lives! di Ross Russell, il produttore dei dischi Dial di Parker; peccato che, com’è noto, quel bel libro sia pieno zeppo di balle e di invenzioni di sana pianta.
L’annunciatore radiofonico francese, come sentirai, la mette giù molto dura sulla modernità del complesso. In effetti, si trattava di uno dei primi contingenti di jazzisti americani di scuola moderna, e di tale levatura, ad arrivare in Europa dopo la guerra.
Good Bait, melodiosa composizione di Tadd Dameron, presenta la singolarità della sezione a contrasto che ripete identico il tema della prima, una quarta sopra. Dameron, mai stato un pianista di nota, qui si disimpegna invece con onore.
Good Bait (Dameron), da «The Miles Davis And Tadd Dameron Quintet In Paris», Columbia JC 34804. Miles Davis, tromba; James Moody, sax tenore; Tadd Dameron, piano; Barney Spieler, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria. Registrato l’8 maggio 1949.
Don’t Blame Me (Fields-McHugh), id.
martedì 6 ottobre 2015
Chairman Mao (Old And New Dreams)
Chairman Mao (Haden), da «Old And New Dreams», Black Saint 120 013-2. Old And New Dreams: Don Cherry, cornetta; Dewey Redman, sax tenore; Charlie Haden, contrabbasso; Ed Blackwell, batteria. Registrato nell’ottobre 1976.
lunedì 5 ottobre 2015
Cottontail – C Jam Blues – Perdido (Duke Ellington & Billy Strayhorn)
Le esecuzioni pianistiche a quattro mani di Ellington e Strayhorn del 1950, di cui abbiamo già sentito parecchio tempo fa, non sono solo curiosità; nella diversità e complementarietà dei due stili e delle rispettive tecniche pianistiche, con Strayhorn che siede sempre alla destra di Duke, si avverte un certo rimunerativo agonismo.
Sarà forse un po’ crudele osservare che in realtà non c’è proprio gara: una nota di Duke ne vale dieci di Strayhorn, che come pianista si è comunque distinto meglio altre volte.
In Perdido, invece, Strayhorn non c’è; al prescenio sentiamo il violoncello di Oscar Pettiford, che nell’assolo fa tante citazioni da fare invidia a Dexter Gordon (due sono di canzoni ellingtoniane). Nelle note di copertina, John Maher congettura trattarsi della prima apparizione del violoncello in un disco di jazz, ma io ricordo almeno Harry Babasin con Dodo Marmarosa nel 1947, tre anni prima.
Cottontail (Ellington), da «Great Times! Duke Ellington & Billy Strayhorn Piano Duets», [Riverside] OJCCD-108-2. Duke Ellington e Billy Strayhorn, piano a quattro mani; Wendell Marshall, contrabbasso. Registrato nel 1950.
C Jam Blues (Ellington), id.
Perdido (Tizol-Lengsfelder-Drake), ib. Ellington; Oscar Pettiford, violoncello; Lloyd Trotman, contrabbasso; Jo Jones, batteria.
Sarà forse un po’ crudele osservare che in realtà non c’è proprio gara: una nota di Duke ne vale dieci di Strayhorn, che come pianista si è comunque distinto meglio altre volte.
In Perdido, invece, Strayhorn non c’è; al prescenio sentiamo il violoncello di Oscar Pettiford, che nell’assolo fa tante citazioni da fare invidia a Dexter Gordon (due sono di canzoni ellingtoniane). Nelle note di copertina, John Maher congettura trattarsi della prima apparizione del violoncello in un disco di jazz, ma io ricordo almeno Harry Babasin con Dodo Marmarosa nel 1947, tre anni prima.
Cottontail (Ellington), da «Great Times! Duke Ellington & Billy Strayhorn Piano Duets», [Riverside] OJCCD-108-2. Duke Ellington e Billy Strayhorn, piano a quattro mani; Wendell Marshall, contrabbasso. Registrato nel 1950.
C Jam Blues (Ellington), id.
Perdido (Tizol-Lengsfelder-Drake), ib. Ellington; Oscar Pettiford, violoncello; Lloyd Trotman, contrabbasso; Jo Jones, batteria.
domenica 4 ottobre 2015
Bass Blues (Scott LaFaro) – Summertime (Joe Gordon)
Titolo del disco evocativo con sopratitolo («Joe Gordon & Scott LaFaro») e foto di copertina decettivi, perché non sentiamo quei due grandi e al cielo cari insieme, bensì in due formazioni e in due anni diversi, ma colti l’uno e l’altro al più classico ritrovo jazzistico sud-californiano di quegli anni, il Lighthouse di Hermosa Beach. Né le due occasioni possono dirsi pienamente indicative del «West Coast Jazz», che fra 1958 e 1960 era già più che declinante al soffio del vento dalla costa Est, peraltro ben percettibile in queste esecuzioni.
Nel quartetto con Scott LaFaro sono in rilievo il caro Richie Kamuca e l’estroso inglese Victor Feldman, che con LaFaro fa la parte del leone; Joe Gordon, due anni dopo, è uno dei Men di Shelly Manne, c’è di nuovo Kamuca e, in Summertime, Russ Freeman che accompagna con spiritata intensità, e anche il suo assolo è di concentrata, vivissima espressione.
Bass Blues (Coltrane), da «West Coast Days», Fresh Sound FSR-CD 370. Richie Kamuca, sax tenore; Victor Feldman, piano; Scott LaFaro, contrabbasso; Stan Levey, batteria. Registrato nel settembre 1958.
Summertime (G. & I. Gershwin), ib. Joe Gordon, tromba; Richie Kamuca, sax tenore; Russ Freeman, piano; Monte Budwig, contrabbasso; Shelly Manne, batteria. Registrato il 31 luglio 1960.
Nel quartetto con Scott LaFaro sono in rilievo il caro Richie Kamuca e l’estroso inglese Victor Feldman, che con LaFaro fa la parte del leone; Joe Gordon, due anni dopo, è uno dei Men di Shelly Manne, c’è di nuovo Kamuca e, in Summertime, Russ Freeman che accompagna con spiritata intensità, e anche il suo assolo è di concentrata, vivissima espressione.
Bass Blues (Coltrane), da «West Coast Days», Fresh Sound FSR-CD 370. Richie Kamuca, sax tenore; Victor Feldman, piano; Scott LaFaro, contrabbasso; Stan Levey, batteria. Registrato nel settembre 1958.
Summertime (G. & I. Gershwin), ib. Joe Gordon, tromba; Richie Kamuca, sax tenore; Russ Freeman, piano; Monte Budwig, contrabbasso; Shelly Manne, batteria. Registrato il 31 luglio 1960.
sabato 3 ottobre 2015
Nica’s Tempo (Denny Zeitlin)
Denny Zeitlin suona una composizione di Gigi Gryce, una delle alcune dedicate a Pannonica de Koenigswarter, la baronessa mecenate di tanti jazzmen, in particolare di Charlie Parker e Thelonious Monk, che per lei scrisse l’incantevole ballad Pannonica.
Dedico questo pezzo, casomai mi leggesse e ascoltasse, a Lorenza Cattadori, jazzologa e cultrice insigne della baronessa.
Nica’s Tempo (Gryce), da «Cathexis», Columbia 01-467709-10. Denny Zeitlin, piano; Cecil McBee, contrabbasso; Freddie Waits, batteria. Registrato nel 1964.
Dedico questo pezzo, casomai mi leggesse e ascoltasse, a Lorenza Cattadori, jazzologa e cultrice insigne della baronessa.
Nica’s Tempo (Gryce), da «Cathexis», Columbia 01-467709-10. Denny Zeitlin, piano; Cecil McBee, contrabbasso; Freddie Waits, batteria. Registrato nel 1964.
venerdì 2 ottobre 2015
Old Folks – Milestones (Wynton Kelly)
Wynton Kelly nel 1965 al lavoro all’Half Note di New York, musica colta da un appassionato e pubblicata parecchi anni dopo dalla meritoria Xanadu.
La musica delle tre serate – le altre sono il 25 giugno e il 2 luglio – è brillante e intensa, con un’intimità particolare; intendo dire che è uno di quei live in cui sembra proprio di stare a un tavolino del club, lì davanti a loro che suonano.
Old Folks (Robinson-Lee), da «Blues On Purpose», Xanadu 198. Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria. Registrato il 17 agosto 1965.
Milestones (Davis), id.
La musica delle tre serate – le altre sono il 25 giugno e il 2 luglio – è brillante e intensa, con un’intimità particolare; intendo dire che è uno di quei live in cui sembra proprio di stare a un tavolino del club, lì davanti a loro che suonano.
Old Folks (Robinson-Lee), da «Blues On Purpose», Xanadu 198. Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria. Registrato il 17 agosto 1965.
Milestones (Davis), id.
giovedì 1 ottobre 2015
Summer Song – Stupid Song (Bob Brookmeyer)
Bob Brookmeyer, appunto, plays the piano con una ritmica danese. Summer Song è Summertime travisata.
Arranger’s piano molto gradevole e prima apparizione di Brookmeyer su «Jazz nel pomeriggio» come titolare di un post.
Summer Song (Brookmeyer), da «Bob Brookmeyer Plays Piano», Challenge CHR 64103. Bob Brookmeyer, piano; Mads Vinding, contrabbasso; Alex Riel, batteria. Registrato nel giugno 2000.
Stupid Song (Brookmeyer), id.
Arranger’s piano molto gradevole e prima apparizione di Brookmeyer su «Jazz nel pomeriggio» come titolare di un post.
Summer Song (Brookmeyer), da «Bob Brookmeyer Plays Piano», Challenge CHR 64103. Bob Brookmeyer, piano; Mads Vinding, contrabbasso; Alex Riel, batteria. Registrato nel giugno 2000.
Stupid Song (Brookmeyer), id.
mercoledì 30 settembre 2015
I’ll Be A Friend «With Pleasure» (Bix Beiderbecke)
La composizione e l’arrangiamento di questa canzone ne fanno quasi una parodia della musica da ballo dell’epoca, e soprattutto l’increscioso crooner eunucoide. Ma l’assolo di Bix, qui nell’eccellente compagnia di alcuni colleghi dell’orchestra di Paul Whiteman, è bellissimo: maestoso, pieno di swing e di relax.
I’ll Be A Friend «With Pleasure» (Pinkard), da «The Chronological Bix Beiderbecke 1927-1930», Classics 788. Bix Beiderbecke And His Orchestra: Bix Beiderbecke, cornetta; Ray Ludwig, tromba; Tommy Dorsey, trombone; Benny Goodman, clarinetto; Jimmy Dorsey, sax alto; Bud Freeman, sax tenore; Min Leibrook, sax basso; Joe Venuti, violino; Irving Brodsky, piano; Gene Krupa, batteria; canta Weston Vaughan. Registrato l’8 settembre 1930.
I’ll Be A Friend «With Pleasure» (Pinkard), da «The Chronological Bix Beiderbecke 1927-1930», Classics 788. Bix Beiderbecke And His Orchestra: Bix Beiderbecke, cornetta; Ray Ludwig, tromba; Tommy Dorsey, trombone; Benny Goodman, clarinetto; Jimmy Dorsey, sax alto; Bud Freeman, sax tenore; Min Leibrook, sax basso; Joe Venuti, violino; Irving Brodsky, piano; Gene Krupa, batteria; canta Weston Vaughan. Registrato l’8 settembre 1930.
martedì 29 settembre 2015
Muffin Man (Leroy Vinnegar)
Jazz funk ai minimi termini strumentali, diretto ed elegante. Il basso acustico, per quanto amplificato, di Leroy Vinnegar ha qui più peso e presenza di tanti bassi elettrici. Si dà anche l’occasione di ascoltare in assolo questo poderoso bassista, un maestro del walking.
Una semplice, bellissima istantanea musicale del 1973.
Muffin Man (Vinnegar), da «Glass of Water», Legend Records LGS-1001. Dwight Dickerson, piano elettrico; Leroy Vinnegar, contrabbasso; Chuck Carter, batteria. Michel Barrere, percussioni. Registrato nel 1973.
Una semplice, bellissima istantanea musicale del 1973.
Muffin Man (Vinnegar), da «Glass of Water», Legend Records LGS-1001. Dwight Dickerson, piano elettrico; Leroy Vinnegar, contrabbasso; Chuck Carter, batteria. Michel Barrere, percussioni. Registrato nel 1973.
domenica 27 settembre 2015
Fou Amour (Ornette Coleman)
Al jazzomane dabbene e aggiornato sembra non sia concesso avere perplessità su questo disco, come in generale sul «Prime Time» di Ornette Coleman.
Io, lo sai, non sono né una cosa né l’altra, e qualche perplessità invece ce l’ho (e chi se ne frega). Credo che spesso, con il «Prime Time», Ornette abbia commesso quel peccato che in inglese si dice self-indulgence. In Ornette è perdonabile, perché vi è incorso ben raramente per un artista che ha conosciuto la sua acclamazione critica.
Fou Amour (Coleman), da «Body Meta», Artists House. Ornette Coleman, sax alto; Charlie Ellerbie, Bernie Nix, chitarra; Jamaladeen Tacuma, basso elettrico; Ronald Shannon Jackson, batteria. Registrato il 19 dicembre 1976.
Io, lo sai, non sono né una cosa né l’altra, e qualche perplessità invece ce l’ho (e chi se ne frega). Credo che spesso, con il «Prime Time», Ornette abbia commesso quel peccato che in inglese si dice self-indulgence. In Ornette è perdonabile, perché vi è incorso ben raramente per un artista che ha conosciuto la sua acclamazione critica.
Fou Amour (Coleman), da «Body Meta», Artists House. Ornette Coleman, sax alto; Charlie Ellerbie, Bernie Nix, chitarra; Jamaladeen Tacuma, basso elettrico; Ronald Shannon Jackson, batteria. Registrato il 19 dicembre 1976.
sabato 26 settembre 2015
Take The “A” Train – Land’s End (Clifford Brown & Max Roach)
Credo si debba all’indole insolitamente estroversa e apollinea di Clifford Brown, associata a quella metodica, raziocinante di Max Roach, se i pezzi incisi dal quintetto Roach-Brown esorbitano lievemente dalla temperie hard bop che nel 1955 era già definita.
Come per le più o meno contemporanee prove di Horace Silver, qui si avverte una dimensione espressiva più distesa, meno urgente e allo stesso tempo più consapevole, nelle esecuzioni e soprattutto nella scelta di repertorio (non pochi standard, Take the “A” Train, Stompin’ At The Savoy, Sweet Georgia Brown, Cherokee) e negli arrangiamenti, a tratti perfino curiosamente leziosi o arcaizzanti: vedi in Train l’effetto «treno» in apertura e chiusura.
In queste due esecuzioni molto note figurano magnificamente anche Harold Land, autore di Land’s End dal melodiosissimo e disallineato bridge, e soprattutto Richie Powell.
Take The “A” Train (Strayhorn), da «Clifford Brown - The Quintet», EmArcy EMS-2-403. Clifford Brown, tromba; Harold Land, sax tenore; Richie Powell, piano; George Morrow, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 23 febbraio 1955.
Land’s End (Land), id.
Come per le più o meno contemporanee prove di Horace Silver, qui si avverte una dimensione espressiva più distesa, meno urgente e allo stesso tempo più consapevole, nelle esecuzioni e soprattutto nella scelta di repertorio (non pochi standard, Take the “A” Train, Stompin’ At The Savoy, Sweet Georgia Brown, Cherokee) e negli arrangiamenti, a tratti perfino curiosamente leziosi o arcaizzanti: vedi in Train l’effetto «treno» in apertura e chiusura.
In queste due esecuzioni molto note figurano magnificamente anche Harold Land, autore di Land’s End dal melodiosissimo e disallineato bridge, e soprattutto Richie Powell.
Take The “A” Train (Strayhorn), da «Clifford Brown - The Quintet», EmArcy EMS-2-403. Clifford Brown, tromba; Harold Land, sax tenore; Richie Powell, piano; George Morrow, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 23 febbraio 1955.
Land’s End (Land), id.
venerdì 25 settembre 2015
Torrid Zone (Ian Carr & Nucleus)
Crepuscolo mattinale della fusion e primo disco del complesso inglese Nucleus, brainchild di quel notevole musicista e scrittore di musica che è stato Ian Carr (1933-2009) del quale qui si è già parlato autorevolmente, anche se forse non abbastanza.
Con gli anni io sono diventato meno sollecito delle etichette e forse anche dei generi – che non sono la stessa cosa, però – e qui sento del jazz eccellente, concepito e suonato da personaggi di alta levatura. Gli inglesi in questione non potevano conoscere «Bitches Brew» di Miles Davis che ancora non era uscito, e nemmeno un disco come «Red Clay» di Freddie Hubbard che veniva registrato proprio nei medesimi giorni del 1970 e che, pare a me, presenta con «Elastic Rock» alcune somiglianze. Che certe cose siano nell’aria in certi momenti è un luogo comune, ma spesso vero.
In «Red Clay», che compariva su Jazz nel pomeriggio prima del disatro che la scorsa primavera l’ha privato della voce, il pianista era Herbie Hancock e non c’è dubbio che l’influsso della sua musica sia stato molto forte su Ian Carr come del resto su tutto il movimento fusion: è ovvio come questa Torrid Zone sia esemplata direttamente su Maiden Voyage (1965), di cui ripete il pattern ritmico, il profilo melodico, l’uso degli accordi «suspended» e del piano elettrico e perfino la tonalità.
Torrid Zone (Jenkins), da «Elastic Rock», [Vertigo] Universal Records. Ian Carr, tromba; Brian Smith, sax tenore; Karl Jenkins, piano elettrico; Chris Spedding, chitarra; Jeff Clyne, basso elettrico; John Marshall, batteria. Registrato nel gennaio 1970.
Con gli anni io sono diventato meno sollecito delle etichette e forse anche dei generi – che non sono la stessa cosa, però – e qui sento del jazz eccellente, concepito e suonato da personaggi di alta levatura. Gli inglesi in questione non potevano conoscere «Bitches Brew» di Miles Davis che ancora non era uscito, e nemmeno un disco come «Red Clay» di Freddie Hubbard che veniva registrato proprio nei medesimi giorni del 1970 e che, pare a me, presenta con «Elastic Rock» alcune somiglianze. Che certe cose siano nell’aria in certi momenti è un luogo comune, ma spesso vero.
In «Red Clay», che compariva su Jazz nel pomeriggio prima del disatro che la scorsa primavera l’ha privato della voce, il pianista era Herbie Hancock e non c’è dubbio che l’influsso della sua musica sia stato molto forte su Ian Carr come del resto su tutto il movimento fusion: è ovvio come questa Torrid Zone sia esemplata direttamente su Maiden Voyage (1965), di cui ripete il pattern ritmico, il profilo melodico, l’uso degli accordi «suspended» e del piano elettrico e perfino la tonalità.
Torrid Zone (Jenkins), da «Elastic Rock», [Vertigo] Universal Records. Ian Carr, tromba; Brian Smith, sax tenore; Karl Jenkins, piano elettrico; Chris Spedding, chitarra; Jeff Clyne, basso elettrico; John Marshall, batteria. Registrato nel gennaio 1970.
mercoledì 23 settembre 2015
Indent: Second Layer, Part One (Cecil Taylor)
La musica per pianoforte solo di Cecil Taylor di quel periodo (primi anni Settanta), come già sentita anche qui in passato, soprattutto nel disco dal vivo a Montreux «Silent Tongues» del 1974, era difficile o meglio impegnativa, ma era anche incredibilmente espressiva ed estroversa.
Anche questo disco fu ripreso dal vivo, all’Antioch College di Yellow Springs, Ohio.
Indent: Second Layer, Part One (Taylor), da «Indent», [Black Lion] da music CD877676-2. Cecil Taylor, piano. Registrato l’11 marzo 1973.
Anche questo disco fu ripreso dal vivo, all’Antioch College di Yellow Springs, Ohio.
Indent: Second Layer, Part One (Taylor), da «Indent», [Black Lion] da music CD877676-2. Cecil Taylor, piano. Registrato l’11 marzo 1973.
martedì 22 settembre 2015
Flamingo (Shirley Scott & Stanley Turrentine)
Così come per stanare il coniglio si fa il verso della carota, così io, per evocare dalla remota Pordenone Valentina, una dei lettori, ascoltatori, collaboratori storici di Jnp di cui ho quasi perso le tracce, pubblico una versione di Flamingo, richiamo per lei irresistibile.
Flamingo (Anderson-Grouya), da «Blue Flames», Prestige PR 7338. Stanley Turrentine, sax tenore; Shirley Scott, organo; Bob Cranshaw, contrabbasso; Otis Finch, batteria. Registrato il 31 marzo 1964.
Flamingo (Anderson-Grouya), da «Blue Flames», Prestige PR 7338. Stanley Turrentine, sax tenore; Shirley Scott, organo; Bob Cranshaw, contrabbasso; Otis Finch, batteria. Registrato il 31 marzo 1964.
lunedì 21 settembre 2015
Crazy Rhythm – Willow Weep For Me (Bud Powell)
Primo giorno d’autunno: benvenuto, autunno. Qui a Milano, come immagino altrove, ci godiamo ancora una tarda estate, anzi, la parte più beata dell’estate, almeno per chi può frequentare se non altro un bel parco. Ma astronomicamente è autunno, ed è il piano sempre febbrile di Bud Powell a segnalare il ritorno della vita su ritmi più urgenti.
Crazy Rhythm (Meyer-Kahn-Caesar), da «Piano Interpretations By Bud Powell», [Norgran] POCJ-2743. Bud Powell, piano; George Duvivier, contrabbasso; Art Taylor, batteria. Registrato nell’aprile 1955.
Willow Weep For Me (Ronnell), id.
Crazy Rhythm (Meyer-Kahn-Caesar), da «Piano Interpretations By Bud Powell», [Norgran] POCJ-2743. Bud Powell, piano; George Duvivier, contrabbasso; Art Taylor, batteria. Registrato nell’aprile 1955.
Willow Weep For Me (Ronnell), id.
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