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martedì 8 settembre 2020

Dead Man Blues (Jelly Roll Morton) RELOAD

Reload dal 19 febbraio 2013. 

 Questo pezzo del 1926 dei Red Hot Peppers di Jelly Roll Morton s’inizia con alcune battute di dialogo da vaudeville, non troppo divertenti ma che immagino servano a JRM per ambientare il pezzo, a beneficio di chi non conosca le peculiari tradizioni funebri di New Orleans.

 Sentiamo quindi dapprima otto battute di un classico inno-marcia funebre, Flee As A Bird To The Mountain, dal quale attacca, senza soluzione, un blues nella tipica eterofonia di New Orleans, con le tre voci di cornetta, clarinetto e trombone in contrappunto libero. Seguono, con un nuovo tema, un chorus solistico del clarinetto e due della cornetta.

 E poi… a 2:00 qualcosa d’inaudito – siamo, ricorda, in pieno clima New Orleans – succede: un trio di clarinetti sviluppa una trasfigurante, estatica variazione in armonia, tutta scritta, che quindi si ripete accompagnata da una contromelodia del trombone il cui sol bemolle (blue note) confligge con l’armonia diatonica-maggiore dei clarinetti. Segue un chorus di chiusura nuovamente polifonico, come il primo. Ma a chiudere è un tag dei clarinetti, che citano la prima battuta del loro chorus.

 Capolavoro, serve puntualizzarlo?, e uno di quei pezzi in cui è possibile osservare il jazz proprio nell’attimo in cui sta compiendo un passo innanzi.

 Dead Man Blues (Morton), da «Jelly Roll Morton», JSP Jazzbox 309. Jelly Roll Morton’s Red Hot Peppers: George Mitchell, cornetta; Kid Ory, trombone; Omer Simeon, Barney Bigard, Darnell Howard, clarinetto; Jelly Roll Morton, piano; Johnny St. Cyr, banjo; John Linsday, contrabbasso; Andrew Hilaire, batteria. Registrato il 21 settembre 1926.

mercoledì 30 agosto 2017

The Chant (Jelly Roll Morton) RELOADED

Reload dal 3 maggio 2014. 
 Audacia di Jelly Roll Morton arrangiatore: la fanfara di cornetta e clarinetto che apre il pezzo, non accompagnata, sembra alludere alla tonalità di re bemolle maggiore; ma la risposta è addirittura in re maggiore, la tonalità più lontana. Unita al ritmo sincopato, questo jump cut armonico ha un effetto strano, sconcertante.

 Per quanto mi riguarda, tutto quanto ha a che vedere con questo incredibile artista è sconcertante, e prima di tutto le musiche da lui registrate con i Red Hot Peppers: musiche da una parte conservatrici, chiuse al jazz contemporaneo che aveva imboccato già un’altra strada, legate a filo triplo come sono  al ragtime e al blues; musiche, dall’altra parte, fermamente incise in una «avanguardia» poetica dell’anima che non ha veramente a che vedere con gli anni in cui furono suonate.

 The Chant (Stitzel), da «Jelly Roll Morton», JSP Jazzbox 309. Jelly Roll Morton’s Red Hot Peppers: George Mitchell, cornetta; Kid Ory, trombone; Omer Simeon, clarinetto; Jelly Roll Morton, piano; Johnny St. Cyr, banjo; John Linsday, contrabbasso; Andrew Hilaire, batteria. Registrato il 15 settembre 1926.

domenica 1 settembre 2013

Deep Creek (Jelly Roll Morton)

 Vado sul sicuro, questa domenica di primo settembre, non con un capolavoro, ma con un gran capolavoro di Jelly Roll Morton, nella sua prima seduta di registrazione newyorkese del 1928 per la Victor.

 Jelly Roll veniva da Chicago, dove, con i Red Hot Peppers, aveva fissato su cera la sua visione trasfigurata delle musica di New Orleans; Jazz nel pomeriggio ne ha dato conto. Qui, a New York, era già un passo avanti, accostando a modo suo una vena moody della musica che in quel periodo, in città, andava minando Duke Ellington (il quale, parecchi anni dopo, avrebbe assunto il clarinettista di questa seduta, Russell Procope).

 Stupenda, data l’epoca, la resa sonora di questa registrazione.

 Deep Creek (Morton), da «Jelly Roll Morton», JSP Jazzbox 309. Jelly Roll Morton and His Orchestra: Ed Anderson, Edwin Swayzee, tromba; William Cato, trombone; Russell Procope, clarinetto; Paul Barnes, sax soprano; Joe Garland, sax tenore; Lee Blair, chitarra; Bass Moore, tuba; Manzie Johnson, batteria. Registrato il 6 dicembre 1928.



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lunedì 24 settembre 2012

Wild Man Blues (Johnny Dodds & Louis Armstrong) (Louis Armstrong) (Jelly Roll Morton)

 Riascoltando qualche giorno fa Brilliant Circles di Stanley Cowell, in cui la formazione si suddivide  ripetutamente in duetti e terzetti, mi è tornato alla mente Jelly Roll Morton e precisamente Wild Man Blues, una delle esecuzioni più celebrate dei Red Hot Peppers, questa piccola orchestra-laboratorio che non trova paragone, a mio giudizio, in tutta la storia del jazz.

 Morton arrivò ultimo a incidere Wild Man Blues nel giugno del 1927; nell’aprile e nel maggio precedenti, sempre a Chicago, l’aveva registrato Louis Armstrong, la prima volta come sideman di Johnny Dodds – presente in tutte e tre queste esecuzioni – nei Back Bottom Stompers, la seconda con gli Hot Seven. Quando uscì il disco di Morton, Louis rimase molto meravigliato nel trovare Morton accreditato come coautore della composizione: a suo dire, lui non avrebbe incontrato il pianista prima del 1936.

 Ti presento di seguito, in ordine cronologico, queste tre versioni. Fatta salva la prestazione sempre magnifica di Armstrong e quella intensa di Dodds, la versione più interessante e innovativa è quella di Morton, presa anche a un tempo più vivace.

 Wild Man Blues (Armstrong-Morton), da «King Louis», Properbox 93. Johnny Dodd’s Back Bottom Stompers: Louis Armstrong, cornetta; Roy Palmer, trombone; Johnny Dodds, clarinetto; Barney Bigard, sax tenore; Earl Hines, piano; Bud Scott, banjo; Baby Dodds, batteria. Registrato il 22 aprile 1927.



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 Wild Man Blues, ib. Louis Armstrong and His Hot Seven: Armstrong, Johnny Dodds, Baby Dodds; John Thomas, trombone; Lil Armstrong, piano; Johnny St. Cyr, banjo; Pete Briggs, tuba. Registrato il 27 maggio 1927.



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 Wild Man Blues, da «Jelly Roll Morton», JSP CD321. Jelly Roll Morton’s Red Hot Peppers: George Mitchell, cornetta; Gerald Reeves, trombone; Johnny Dodds, clarinetto; Stump Evans, sax alto; Jelly Roll Morton, piano; Bud Scott, chitarra; Quinn Wilson, tuba; Baby Dodds, batteria. Registrato il 4 giugno 1927.



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giovedì 24 febbraio 2011

Sidewalk Blues (Jelly Roll Morton)

  I’m sorry, Boss, but I got the sidewalk blues…!

  Sidewalk Blues (Morton), da «Jelly Roll Morton Vol. 1», JSPCD 321. Jelly Roll Morton’s Red Hot Peppers: George Mitchell, cornetta; Kid Ory, trombone; Omer Simeon, clarinetto; Johnny St. Cyr, banjo; John Linsday, contrabbasso; Andrew Hilaire, batteria. Registrato il 15 settembre 1926.

lunedì 15 novembre 2010

Original Jelly-Roll Blues (Jelly Roll Morton)

  Nei diciannove pezzi che Jelly Roll Morton registrò per la Victor a Chicago fra il 1926 e il ’27, il compositore trasse grande partito dalla nuova tecnica della registrazione elettrica, che non sono conferiva brillantezza e dettaglio al suono generale ma consentiva per la prima volta che la chitarra e il contrabbasso si potessero sentire e dunque che quest’ultimo strumento, più agile e duttile dinamicamente e armonicamente, potesse sostituirsi all’obsoleto basso tuba.
  Original Jelly-Roll Blues fu la prima composizione pubblicata da Morton, nel 1915; vi si sentono il blues, la struttura del ragtime e un sentore (un tinge, avrebbe detto lui) di ritmi caraibici.

  Original Jelly-Roll Blues (Morton), da «King of New Orleans Jazz», Bluebird 09026 63899 2. George Mitchell, cornetta; Kid Ory, trombone; Omer Simeon, clarinetto; Jelly Roll Morton, piano; Johnny St. Cyr, chitarra; John Linsday, contrabbasso; Andrew Hilaire, batteria. Registrato il 16 dicembre 1926.

domenica 15 agosto 2010

Mr. Jelly Lord (New Orleans Rhythm Kings)

  Negli loro pochi anni di attività, dal 1922 al ’25, i New Orleans Rhythm Kings diventarono la band bianca più famosa dell’epoca e la più influente. Avevano ascoltato con attenzione la Creole Jazz Band di King Oliver. Paul Mares, il cornettista, anche lui di New Orleans, se ne professava devoto seguace, a differenza del concittadino Nick La Rocca, leader della Original Dixieland Jazz Band, che negava sfacciatamente di dovere alcunché ai jazzmen neri.

  I dischi dei NORK non sono un gran che, anche se di certo superiori a quelli dell’ODJB; il loro merito storico sta nell’essere stati raccordo fra i musicisti bianchi e i neri. Nel 1923 furono anche protagonisti della forse prima seduta di registrazione razzialmente mista della storia del jazz, allorché incisero cinque pezzi con Jelly Roll Morton. Restano le loro cose migliori, superiori al resto sotto ogni profilo ma particolarmente sotto quello ritmico.

  Mr. Jelly Lord (Morton), da «New Orleans Rhythm Kings and Jelly Roll Morton», Milestone 47020. Paul Mares, cornetta; George Brunies, trombone; Leon Roppolo, clarinetto; Jack Pettis, C-melody sax; Jelly Roll Morton, piano; Bob Gillette, banjo; Chink Martin, tuba; Ben Pollack, batteria. Registrato il 17 luglio 1923.

venerdì 9 luglio 2010

The Pearls (Jelly Roll Morton)

  La mente di un compositore al lavoro e, simultaneamente, la nascita e uno dei culmini del jazz «orchestrale».

  The Pearls (A Stomp) (Morton), da «Jelly Roll Morton - Piano Solos», Retrieval RTR 79002. Jelly Roll Morton, piano. Registrato il 18 luglio 1923.




  The Pearls, da «Jazz King of New Orleans», Bluebird 0926 63899 2. George Mitchell, cornetta; Gerald Reeves, trombone; Johnny Dodds, clarinetto; Stump Evans, sax alto; Jelly Roll Morton, piano; Bud Scott, chitarra; Quinn Wilson, tuba; Baby Dodds, batteria. Registrato il 4 giugno 1927.


martedì 6 luglio 2010

King Porter Stomp (King Oliver - Jelly Roll Morton) (Gil Evans)

  King Porter Stomp (Morton), da «King Oliver 1923-1926», Classics 639. Joe «King» Oliver, cornetta; Jelly Roll Morton, piano. Registrato nel dicembre 1924.




  King Porter Stomp, da «There Comes a Time», RCA ND85783. Lew Soloff, Ernie Royal, Hannibal Marvin Peterson, tromba; Peter Gordon, John Clark, Peter Levin, corno; Tom Malone, trombone; Bob Stewart o Joe Daley, tuba; Dave Sanborn, sax alto; George Adams, Billy Harper, sax tenore; Howard Johnson, sax baritono; David Horowitz, piano elettrico, sintetizzatore; Ryo Kawasaki, chitarra; Joe Gallivan, sintetizzatore, steel guitar, percussioni; Herb Bushler, basso elettrico; Tony Williams, batteria: Bruce Ditmas, Sue Evans, Warren Smith percussioni; Gil Evans, arrangiamento. Registrato nel 1974.


martedì 25 maggio 2010

Buddy Bolden Blues [I Thought I Heard Buddy Bolden Say] (Jelly Roll Morton)

  A un certo momento della sua vita Jelly Roll Morton girava con una carta da visita che lo definiva «originator of blues and jazz». Nessuno può vantare la paternità di una forma d’arte, naturalmente, ma se per gioco dovessimo assegnare quella del jazz, non avrei molti dubbi a darla a Jelly Roll. Se non conosci la sua importanza di compositore, pianista, organizzatore e primo intellettuale del jazz, come l’ha definito Alan Lomax, cara lettrice, caro lettore: corri ai ripari, io qui non ho tempo né voglia di aiutarti.

  Io dirò solo che secondo me Jelly Roll Morton è stato, dopo Louis Armstrong, la più grande voce maschile del jazz. Lo dimostra in questo Buddy Bolden Blues (noto anche come I Thought I Heard Buddy Bolden Say e con versi lievemente differenti), in cui evoca, in un misterioso contesto che potrebbe ben essere voodoo (alle cui pratiche JRM era tutt’altro che estraneo) ed è comunque senz’altro denso in double talk, personaggi leggendari della New Orleans della sua giovinezza come i musicisti Buddy Bolden, appunto, Frankie Dusen, Judge Fogharty. Accompagnandosi al piano, passa da un sobrio stile barrel house alle raffinatezze, nell’ultimo chorus, del grande interprete e compositore di ragtime che era. Morton incise questo Buddy Bolden Blues nell’ambito delle sue registrazioni documentarie per la Library of Congress di Washington nel maggio 1938, su iniziativa di Alan Lomax, tutte raccolte in un box dalla Rounder Records (011661189720).

Il testo di Buddy Bolden Blues come cantato da Jelly Roll Morton:


And I thought I heard Buddy Bolden say
Nasty bunch of dirty, take it away
You're terrible, you're awful, Take it away,
I thought I heard him say.


I thought I heard Buddy Bolden shout
Open up the window, let the bad air out
Open up that window, let the foul air out
I thought I heard him shout.


I thought I heard Judge Fogarty say,
Thirty days in the Market, Take him away
Give him a good broom to sweep with, take him away
I thought I heard him say.




Nel 1979 il trio Air, una delle grandi formazioni post-free del decennio (Henry Threadgill ai saxes e al flauto, Fred Hopkins al contrabbasso, Steve McCall alla batteria) pubblicò «Air Lore» (RCA 6578-2-RB), omaggio alle radici più profonde del jazz. Proprio su Buddy Bolden Blues Threadgill, al tenore, esegue un assolo vocale, d’intensità devastante, e gli altri due non gli sono da meno (Hopkins, morto alcuni anni fa, è stato forse il più forte contrabbassista degli ultimi trent’anni. Sorry, William Parker).