Visualizzazione post con etichetta Lonnie Smith. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lonnie Smith. Mostra tutti i post

martedì 26 marzo 2019

Son of Ice Bag – Seven Steps to Heaven (Lonnie Smith)


  Ai tempi d’oro del blog, in un periodo in cui avevo deciso di occuparmi degli organisti, pubblicai qualcosa di Lonnie Smith (n. 1942), che secondo me si distingue nella pletora di organisti dei tardi anni Sessanta per due motivi: il primo, che pur essendo partito come tutti gli organisti di quegli anni dal soul jazz, diede poi alla sua musica uno spin personale, psichedelico senza per questo essere specialmente rockeggiante. Il secondo, perché, convertitosi sullo scorcio finale del decennio al sikhismo, da allora non è più apparso in una sola fotografia sprovvisto del turbante caratteristico degli adepti di quella confessione religiosa.

  Comunque fosse, quel post dedicato a Lonnie Smith non lo lesse quasi nessuno e infatti ricevette due commenti due, spregiosi l’uno e l’altro. Ma Lonnie piace a me e, ho scoperto, al mio amico e già contributore di JnP Alessandro Achilli, per cui rieccotelo, dapprima nel pezzo del 1968 che ti avevo propinato quell’estate del 2011, e poi in una strana, forse parodica versione di Seven Steps to Heaven del 1970, dove c’è anche Ronnie Cuber che suona il baritono a una velocità che su quello strumento non avevo mai sentito.

   Son of Ice Bag (Hugh Masekela), da «Think!», Blue Note 63843. Lee Morgan, tromba; David Newman, sax tenore; Lonnie Smith, organo; Melvin Sparks, chitarra; Marion Booker Jr., batteria; Norberto ApellanizWillie Bivens, conga; Henry Pucho Brown, timbales. Registrato il 23 luglio 1968.

  Seven Steps to Heaven (Davis-Feldman), da «Drives», Blue Note BST 84351. Dave Hubbard, sax tenore; Ronnie Cuber, sax baritono; Lonnie Smith, organo; Larry McGee, chitarra; Joe Dukes, batteria. Registrato il 2 gennaio 1970.

venerdì 22 luglio 2011

Son of Ice Bag - The Call of the Wild (Lonnie Smith)

  Della pletorica vegetazione di organisti degli anni Sessanta, favorita dall’affermarsi anche oltre l’ambito jazzistico di Jimmy Smith e fomentata poi dai successi del soul jazz nelle sue varie declinazioni, chi è arrivato fino a noi senza conoscere dei veri bassi di carriera è il «Dr.» Lonnie Smith (1942), quell’organista che, convertitosi negli anni Settanta al sikismo, nelle foto indossa perennemente il turbante.

  Dopo aver esordito discograficamente con George Benson, Smith fu lanciato da Lou Donaldson nel suo disco più fortunato, «Alligator Boogaloo», dunque nel solco del soul jazz, se vogliamo, più convenzionale, meno avventuroso; quindi fu scritturato dalla Blue Note, per la quale incise diversi dischi, almeno tre dei quali («Think!», «Turning Point» e «Move Your Hand») di grande rilievo.

  Lo stile strumentale di Smith è meno virtuosistico ma più libero da cliché di quello di Jimmy Smith e di altri organisti contemporanei, le sue scelte di repertorio sono più ambiziose (e assai più rimunerative per i suoi sidemen, che qui suonano con infuocata convinzione) e la sua marca di funk è tutto sommato più proiettata verso il futuro; il disco è del 1968 ma dimmi se la sezione a tempo libero che introduce e conclude The Call of the Wild non ricorda il Miles di «Live-Evil», registrato esattamente due anni dopo. Dirà qualcosa il fatto che il Dr. Lonnie troverà apprezzamento anche fra gli ascoltatori del rock, e ricetto nei loro festival.

  Son of Ice Bag (Hugh Masekela), da «Think!», Blue Note 63843. Lee Morgan, tromba; David Newman, sax tenore; Lonnie Smith, organo; Melvin Sparks, chitarra; Marion Booker Jr., batteria; Norberto Apellaniz, Willie Bivens, conga; Henry Pucho Brown, timbales. Registrato il 23 luglio 1968.



  Download

  The Call of the Wild (Smith), ib. Newman anche al flauto.



  Download