Ai tempi d’oro del blog, in un periodo in cui avevo deciso di occuparmi degli organisti, pubblicai qualcosa di Lonnie Smith (n. 1942), che secondo me si distingue nella pletora di organisti dei tardi anni Sessanta per due motivi: il primo, che pur essendo partito come tutti gli organisti di quegli anni dal soul jazz, diede poi alla sua musica uno spin personale, psichedelico senza per questo essere specialmente rockeggiante. Il secondo, perché, convertitosi sullo scorcio finale del decennio al sikhismo, da allora non è più apparso in una sola fotografia sprovvisto del turbante caratteristico degli adepti di quella confessione religiosa.
Comunque fosse, quel post dedicato a Lonnie Smith non lo lesse quasi nessuno e infatti ricevette due commenti due, spregiosi l’uno e l’altro. Ma Lonnie piace a me e, ho scoperto, al mio amico e già contributore di JnP Alessandro Achilli, per cui rieccotelo, dapprima nel pezzo del 1968 che ti avevo propinato quell’estate del 2011, e poi in una strana, forse parodica versione di Seven Steps to Heaven del 1970, dove c’è anche Ronnie Cuber che suona il baritono a una velocità che su quello strumento non avevo mai sentito.
Son of Ice Bag (Hugh Masekela), da «Think!», Blue Note 63843. Lee Morgan, tromba; David Newman, sax tenore; Lonnie Smith, organo; Melvin Sparks, chitarra; Marion Booker Jr., batteria; Norberto Apellaniz, Willie Bivens, conga; Henry Pucho Brown, timbales. Registrato il 23 luglio 1968.
Seven Steps to Heaven (Davis-Feldman), da «Drives», Blue Note BST 84351. Dave Hubbard, sax tenore; Ronnie Cuber, sax baritono; Lonnie Smith, organo; Larry McGee, chitarra; Joe Dukes, batteria. Registrato il 2 gennaio 1970.
