martedì 7 giugno 2022

Softly, As In A Morning Sunrise (Larry Young)

 L’organo nel jazz non mi piace (onde, per disdegnoso gusto, su Jazz nel pomeriggio negli anni te ne ho fatto ascoltare quasi tutti gli esponenti principali), con qualche sceltissima eccezione tuttavia; la più vistosa è Larry Young, che con «Unity» creò nel 1965 uno dei più bei dischi di jazz di quel decennio.

 La formazione è quella che è, e tutti suonano veramente come indemoniati.

 Softly, As In A Morning Sunrise (Romberg-Hammerstein II), da «Unity», Blue Note 56416-2. Woody Shaw, tromba; Joe Henderson, sax tenore; Larry Young, organo; Elvin Jones, batteria. Registrato il 10 novembre 1965.

6 commenti:

Paolo il Lancianese ha detto...

Marco lo sa che concordo pienamente con lui: sull'organo, su Larry Young e su "Unity".

Anonimo ha detto...

Hammondista convinto. Certo, Young è un musicista più avanzato rispetto alla pletora di organisti/tastieristi capitanata dal sommo Jimmy Smith, ma devo dire che li apprezzo tutti da Lonnie Smith a Lou Bennett alle signore Scott, Shirley e Rhoda. Unity spicca nella discografia di Young. Bello il brano scelto; merita una menzione anche Zoltan ispirato ad una composizione di Bela Bartók.

Marco Bertoli ha detto...

Anonimo, si qualifichi, anche con uno pseudonimo.

Anonimo ha detto...

E Duke Pearson? Dove lo mettiamo ?

Marco Bertoli ha detto...

Beh, non fra gli organisti, direi… A meno che, com‘è probabile, non abbia registrato con l’organo dei dischi che io non conosco.

Marco Bertoli ha detto...

Stando a questo sito di discografie di solito attendibile, suonò l’organo soltanto in una seduta di Stanley Turrentine del 1967.

https://www.jazzdisco.org/duke-pearson/discography/