Jazz nel pomeriggio

giovedì 20 ottobre 2016

For Heaven’s Sake (Tina Brooks) RELOADED

Ripubblico un altro vecchio post, questo del 25 ottobre 2012, quasi esattamente quattro anni fa, che aveva perso la musica. 

 Fra i criteri che decidono del valore di un musicista di jazz, l’ascoltatore odierno – e spesso anche il jazzista – non dà il giusto peso alla sensibilità interpretativa, cioè a quel genere di abilità che fa il valore un interprete classico: l’essere capace di leggere nel modo più espressivo e musicalmente sensato un testo, che nel caso del jazz può essere «semplicemente» il tema su cui si procederà a improvvisare e che sovente i musicisti trattano come una formalità di cui liberarsi in qualche modo per sbrigliarsi poi nell’assolo sul giro armonico (ricordo la costernazione di un musicista famoso nel raccontarmi di molti studenti che arrivavano da lui conoscendo i changes, ma non la melodia degli standard).
 Questo tratto, primario nei solisti del jazz premoderno, era posseduto in grado sommo da Tina Brooks.

 Il momento estatico di questa esecuzione di For Heaven’s Sake, che pure contiene una bellissima improvvisazione di Brooks, è tutto nei due minuti e mezzo dell’esposizione. Lì si svolge un saggio inestimabile di fraseggio (nel senso di scomposizione, gerarchizzazione e rilievo degli elementi motivici del tema), di agogica, di modulazione del suono e del soffio, di piazzamento degli accenti secondarî, di uso di note di grazia, abbellimenti e pause. L’arte dell’interpretazione musicale si esercita qui a un livello così alto da trascendere lo strumento, tanto che diventa difficile dire se quello che ascoltiamo sia un sax tenore o un contralto.

 Di sicuro Tina Brooks era di quelli che, sull’esempio di Lester Young, Ben Webster e tanti altri, per suonare una canzone dovevano conoscerne a memoria le parole.

 For Heaven’s Sake (Meyer-Bretton-Edwards), da «Back To The Tracks», Blue Note CDP 7243 8 21737 2 4. Blue Mitchell, tromba; Tina Brooks, sax tenore; Kenny Drew, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Art Taylor, batteria. Registrato il 20 ottobre 1960.

5 commenti:

Paolo il Lancianese ha detto...

Non solo la fama di Tina Brooks è tutta postuma (come hai giustamente sottolineato negli altri post a lui dedicati) ma è così incredibilmente, così ingiustamente inadeguata al valore della sua arte!

Marco Bertoli ha detto...

Ciao Paolo, è vero e infatti ri-pubblicherò anche gli altri post brooksiani, che mi pare abbiano tutti perso la musica.

Tu, fra la roba vecchia, c'è qualcosa che vorresti risentire?

Paolo il Lancianese ha detto...

Non per me. Ma se c'è qualcuno che ha cominciato a frequentare questo blog dopo il crollo di DivShare, magari non ha mai ascoltato quella cosa bellissima, meravigliosa che tu hai postato non una, non due ma addirittura tre volte. Che però oggi equivalgono a zero. Io dunque la ripubblicherei. E sai di che parlo, vero?

loopdimare ha detto...

Un'arte ormai poco frequentata, come quella della parafrasi.
Temo che la lista dei dimenticati sia in realtà un oceano.
Bisognerebbe ogni tanto dimenticare le gerarchie consolidate (anche giustamente), dimenticare i dischi immortali ecc e riproporre solo le seconde file (si fa per dire) e vedere un po' l'effetto che fa.

Marco Bertoli ha detto...

Sì… Jnp, nel suo piccolo, cerca di prestare loro attenzione.